Abdon Pamich, in un tv movie lo sport e il dolore dell’esodo giuliano-dalmata
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In occasione del Giorno del Ricordo, in memoria delle vittime delle foibe dell’esodo Giuliano Dalmata, delle vicende del confine orientale del secondo dopoguerra, martedì 10 febbraio in prima serata su Raiuno va in onda il TV movie, “Il Marciatore – la vera storia di Abdon Pamich”.
Il vero Abdon Pamich, ormai anziano, apre il racconto percorrendo su un altopiano carsico una strada che appartiene alla sua infanzia e riavvolge il tempo tornando a Fiume, città di confine travolta dalla storia del secondo dopoguerra. L’annuncio della liberazione fa sì che Abdon e il fratello maggiore Giovanni credano che tutto possa tornare alla normalità, ma l’illusione si spezza con l’arrivo del nuovo potere della Jugoslavia. Fiume cambia nome lingua e volto, per gli italiani comincia il tempo della paura.
Profughi in Italia, Abdon e la sua famiglia trovano povertà e diffidenza e la marcia diventa per il giovane il linguaggio dell’esule, non lo scatto, ma il passo continuo, non la fuga, ma l’andare avanti sempre. Dopo anni di lavoro silenzioso e sconfitte arriva l’oro olimpico a Tokyo, a coronamento di un percorso umano prima ancora che sportivo.
Le dichiarazioni di Abdon Pamich
Per Abdon Pamich tutto comincia con un’assenza, quella della sua terra, Fiume, e del senso di appartenenza che gli viene strappato via da ragazzino. Durante la conferenza stampa di presentazione del film è stato lo stesso ex atleta ed icona della marcia a raccontare le vicende che lo hanno portato a diventare un campione.
“Io e mio fratello abbiamo maturato inconsciamente da adolescenti di scappare da quella situazione di oppressione come poteva essere il regime del maresciallo Tito – ha raccontato Pamich – la paura era tanta perché potevamo anche essere presi a fucilate, siamo partiti da Fiume in maglietta e calzoncini perché eravamo appena andati al mare e la sera abbiamo deciso di partire, soffrendo anche il freddo nel Carso.
A Trieste abbiamo respirato un’altra aria e poi siamo stati smistati in un campo profughi che era una cosa veramente squallida, una caserma dove sopra di noi non c’era nemmeno il tetto, dormivamo in stanze senza finestre e senza nessun conforto. A Novara poi ancora peggio, la nebbia entrava dalla finestra e usciva dalla porta. Abbiamo affrontato bene la situazione, come lo possono fare ragazzi di 13/14 anni”
Ai microfoni de Il Tempio News, Pamich ha spiegato come l’amore per lo sport e le sue imprese siano riusciti ad accorciare le distanze con chi all’inizio non si fidava di loro: “Per me lo sport era proprio un divertimento, uno svago, tramite questo veicolo sono riuscito a farmi conoscere, la gente ha cominciato a chiedere, a capire, a informarsi sulla mia vera storia. In realtà non ho avuto difficoltà a integrarmi, ci guardavano con diffidenza e ci tacciavano di fascisti, pensi che mio padre lavorava oltre frontiera e non era stato mai iscritto al fascio e mio nonno aveva preso l’olio di ricino, sentirsi dire ‘fascisti’ era una cosa strana”
Infine quello che Abdon Pamich vorrebbe che restasse del film: “Vorrei che restasse il ricordo di queste vicende attraverso il ricordo mio personale”
Fausto Maria Sciarappa: “La resilienza degli esuli li ha portati ad affrontare l’esilio e la diffidenza”
Nella fiction ad interpretare il ruolo di Giovanni Pamich senior, padre di Abdon e Giovanni jr, è Fausto Maria Sciarappa. Impersona nel film la figura di un uomo razionale, abituato a essere una guida che vede improvvisamente il suo mondo crollare con la nazionalizzazione delle aziende, nonostante tutto resta una figura autorevole e cerca di proteggere i suoi figli anche sacrificandosi.
Ai microfoni de Il Tempio News l’attore ha parlato del suo personaggio: “Giovanni è un uomo che pensa che pur nella difficoltà tutto sarebbe andato bene, non avviene così, ma non tanto per motivi professionali, ma per motivi storici, si ritrova a Milano a dover affrontare un’ostilità che non si aspettava. Pensava di essere ‘adottato’ dai milanesi come italiano esiliato dalla sua terra, invece trova diffidenza, nonostante questo la resilienza della famiglia Pamich, ma propria di tutti gli esuli, riesce ad affrontare anche questa seconda difficoltà, oltre quella di dover lasciare la loro terra”
Una resilienza che porterà la famiglia a stabilirsi a Genova: “Sì con tutta la famiglia, la moglie e i 4 figli. Giovanni jr potrà completare gli studi come voleva, Abdon comincerà la sua straordinaria carriera sportiva e potranno ritrovare una serenità purtroppo persa per i motivi che conosciamo”
Il Giorno del Ricordo per ricordare un pezzo di storia italiana a lungo trascurata anche dai libri di scuola: “Sì il Giorno del Ricordo omaggia questi esuli e chi ha perso la vita. E’ la seconda volta che in un film tratto la tematica, qualche anno fa ho partecipato a ‘La Rosa dell’Istria’ che raccontava una storia di esuli”
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