Achille Lauro a Sanremo 2026: co-conduttore di una serata con Carlo Conti e Laura Pausini. È record: 7 presenze in 8 anni
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L’annuncio è arrivato puntuale durante il Tg1 delle 20: Carlo Conti ha ufficializzato che per la serata di mercoledì 25 febbraio, sul palco dell’Ariston, sarà affiancato da Achille Lauro.
Se la presenza di Laura Pausini, già annunciata come co-conduttrice fissa per tutte e cinque le serate, garantisce quella patina di “istituzionalità” internazionale, il nome di Lauro scatena una riflessione inevitabile sulla direzione che sta prendendo il Festival.
Con questa chiamata, Achille Lauro segna un record quasi paradossale: sette partecipazioni negli ultimi otto anni. Che sia in gara, ospite fisso con i suoi “quadri”, o ora co-conduttore, l’artista romano — reduce tra l’altro dalla sua seconda esperienza consecutiva come giudice a X Factor — è diventato l’arredamento fisso dell’Ariston.
Ma questo “usato sicuro” è davvero ciò di cui la musica italiana ha bisogno oggi?

Il paragone impietoso: l’eredità di Amadeus sbiadisce
In questo scenario, il paragone con il quinquennio di Amadeus è tanto impietoso quanto necessario. Amadeus ha avuto il coraggio visionario di lanciare nomi allora sconosciuti al grande pubblico (dai Måneskin a Lazza, passando per Tananai), trasformandoli in pilastri del pop contemporaneo e dominatori delle classifiche.
Ha trasformato l’Ariston in un laboratorio dove il rischio era la norma e l’innovazione l’unico obiettivo.
Conti, in questo suo secondo mandato dopo la transizione dello scorso anno, sembra invece voler tornare a un format più statico e rassicurante.
La scelta di puntare su un “monumento” come la Pausini per l’intera settimana e su un “prezzemolino di lusso” come Lauro per la serata del mercoledì serve a blindare lo share, garantendo una platea fedele, ma senza rischiare nulla.
Si ha la sensazione di una “comfort zone” televisiva che preferisce il già visto all’ignoto, il consenso facile alla scoperta dirompente.

Achille Lauro: dalla provocazione all’istituzionalizzazione
Vedere Achille Lauro co-condurre mercoledì 25 febbraio accanto a Conti e Pausini trasmette una sensazione di saturazione. Lauro, che era nato come l’agitatore capace di dividere il Paese con piume e mantelli, oggi appare come una figura rassicurante della prima serata Rai.
La sua doppia esposizione — tra il bancone di X Factor e il palco di Sanremo — lo ha trasformato in una sorta di “funzionario dell’intrattenimento”.
Quando un artista passa da essere l’eccezione a diventare la regola, il rischio è che la sua carica innovativa si annacqui nel cerimoniale televisivo.
Sette presenze in otto anni non sono più un primato artistico; iniziano a sembrare un porto sicuro per una direzione artistica che ha paura di cercare volti nuovi.
Mille passi indietro: il Festival della restaurazione
Se l’anno scorso Carlo Conti sembrava voler continuare sulla falsariga di Amadeus, almeno per la scelta degli artisti in gara, quest’anno sembra aver fatto mille passi indietro.
Il “Pausini-centrismo” e il riciclo continuo di figure come Lauro suggeriscono un ritorno al varietà classico degli anni 2000, dove tutto è perfettamente orchestrato ma poco è davvero vitale.
Mentre Amadeus apriva le porte alla strada e alle nuove tendenze, Conti sembra volerle socchiudere per proteggere l’Ariston dalle “correnti d’aria” del cambiamento.
È un Sanremo che guarda allo specchio e si compiace della sua storia, dimenticando che la forza del Festival, negli ultimi anni, è stata proprio la sua capacità di anticipare il futuro.

Cosa resterà di mercoledì 25 febbraio?
Certamente vedremo uno show impeccabile. La Pausini è una fuoriclasse, Conti un metronomo della conduzione e Lauro un performer esperto.
Ma al netto degli ascolti, che probabilmente premieranno la scelta, resta il dubbio su cosa resterà di questa edizione. Un Festival che non lancia, ma ricicla; che non osa, ma amministra.
L’appuntamento è fissato, ma l’entusiasmo per la scoperta è stato sostituito da un lungo, prevedibile déjà-vu. Il pubblico premierà questa “restaurazione” o inizierà a rimpiangere il brivido di non sapere chi sarebbe stato il prossimo re delle classifiche?
