Al Bano e il grido di dolore per Ylenia: “Romina, basta illusioni. Nostra figlia merita pace”
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Il tempo dei sorrisi sul palco è finito, sostituito da una tensione che sa di ferite mai rimarginate. Al Bano Carrisi, a Domenica In, ospite di Mara Venier, ha scelto di rispondere colpo su colpo alle dichiarazioni rilasciate dall’ex moglie a Belve. Non è stato un momento di intrattenimento, ma un atto di difesa necessaria.
Il cantante ha voluto ristabilire la sua versione su quello che resta il buco nero della loro esistenza: la scomparsa della figlia Ylenia, avvenuta a New Orleans nel 1993.
Le parole di Romina, che lo ha descritto come un uomo poco presente e privo di sostegno, sono state rispedite al mittente con una fermezza carica di risentimento: “Ho il dovere di rispondere a certe battute che non ho gradito per niente”.
L’inferno di New Orleans e la caccia alla verità
Al Bano ha ripercorso quei giorni maledetti in Louisiana con una precisione chirurgica. Ha ricordato le notti passate a setacciare i quartieri più degradati, tra spacciatori e pericoli reali, camminando al fianco degli ispettori americani.
La sua replica alle accuse di Romina è stata durissima: “Lei dice che io non c’ero… Ma quelle notti a New Orleans chi andava in giro per cercare nostra figlia con l’ispettore? Io sono andato nei posti più trucidi, dove spacciavano, con le pistole in mano. Mi sembrava di stare in un film tragico americano”.
Sentirsi dire, dopo trent’anni, che lui avrebbe abbandonato le ricerche per tornare al lavoro è stato il colpo più basso: “È una frase da pugnalata nel cuore. Cara Romina, quel periodo tu ed io lavoravamo insieme. Siamo stati un mese a New Orleans, sai quello che abbiamo visto. Io non me ne sono andato perché dovevo lavorare. Ho capito che lì non c’era più niente”.

Il contrasto sulla sorte di Ylenia: realtà contro illusione
Secondo il cantante, la frattura insanabile tra i due risiede proprio nella gestione del lutto. Se per la Power Ylenia è ancora viva, magari nascosta o vittima di un complotto, per Al Bano questa è un’illusione che non rende giustizia alla realtà.
“Bisogna capire la realtà di dove era mia figlia. “Io appartengo alle acque” era una frase tipica di Ylenia”, ha spiegato, riferendosi alla tragica dinamica della scomparsa.
La sua è una supplica che sa di ultimatum: “Ylenia è nel cuore di Romina, nel mio cuore. È solo lì che lei è viva. Ho chiesto a Romina di credere quello che vuole, ma le ho chiesto di lasciare nostra figlia in pace. Non mi creo illusioni. Ylenia sta in questo cuore, sicuramente anche nel tuo, ma lasciala in pace”.

Musica e carriera: la difesa di “Felicità”
Lo scontro si è poi spostato sul piano professionale e sul valore del loro passato artistico. Al Bano non ha digerito la svalutazione che la Power ha fatto della loro carriera, definendo “banali” le loro canzoni.
La risposta è stata sferzante: “Hai definito le nostre canzoni banali. Ma le hai scritte anche tu, ti sei divertita. Potevi anche non farle, nessuno ti obbligava”.
Per lui, brani come Felicità restano simboli di un’epoca: “Veniva dopo dieci anni di terrorismo in Italia. Era la mia risposta a come sentivo di essere italiano. È stata un successo mondiale e lo è ancora oggi”.
Le accuse di violenza e la rabbia contro la “gentaglia”
Ma il punto più dolente è stato il richiamo alle accuse di violenza che Romina gli avrebbe rivolto in passato sui media spagnoli. Al Bano ha negato tutto con una sofferenza palpabile: “Ricordo benissimo come ho sofferto quando mi ha dipinto come uno che l’ha picchiata. Ma quando mai? Non l’ho mai picchiata. Non l’ho mai pensato”.
Ha sottolineato come anche i loro figli si siano schierati dalla sua parte, definendo quelle ombre come un tentativo inspiegabile di punirlo.
L’intervista si è chiusa con una difesa della sua attuale stabilità familiare e un attacco frontale a quella che definisce “gentaglia”: i fan nostalgici che ancora oggi insultano la sua attuale compagna, Loredana Lecciso.
“Nei confronti della famiglia lei è stata una guerriera. Non è stato tutto rose e fiori, ma ho apprezzato molto i fiori”, ha detto di Loredana.
Poi, lo sfogo finale contro chi alimenta l’odio mediatico: “I miei figli hanno diritto a una vita sana, una vita loro. Non devono essere attaccati da voi che non c’entrate niente nella mia vita. So chi siete, siete gentaglia”.
Al Bano esce da questa intervista come un uomo che ha scelto di non vivere nella menzogna consolatoria, preferendo il peso di una verità che, per quanto atroce, è l’unica che gli permette di guardare avanti.
