Amanda Lear a Belve: “Dalì era impotente, Bowie mi cercò grazie a una copertina”. Il segreto delle mogli che l’hanno amata
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L’aveva promesso e, come sempre, non ha deluso le aspettative. Amanda Lear, l’icona assoluta della trasgressione elegante e del mistero fatto persona, si è seduta sullo sgabello di Francesca Fagnani a Belve, regalando al pubblico un ritratto inedito, dissacrante e intriso di quella libertà che solo chi ha vissuto tre vite in una può permettersi. Tra confessioni intime e retroscena storici, la Lear ha smontato il mito del ménage à trois sessuale con Salvador Dalì e ha raccontato l’incontro fatale con il Duca Bianco, David Bowie.

Il triangolo atipico: Salvador, Gala e Amanda
Il racconto parte da un’immagine quasi surreale: la casa di Salvador Dalì, dove Amanda Lear non era un’intrusa, ma un’ospite d’onore benedetta dalla “padrona di casa”.
Contrariamente a quanto il gossip dell’epoca avesse romanzato, il rapporto tra Amanda e il genio del Surrealismo non era basato sulla lussuria, ma su una devozione intellettuale e artistica che trovava in Gala, la moglie di Dalì, la sua prima complice.
“Gala mi ha preso da parte e ha detto: ‘Mio marito ha bisogno di te, ecco la tua stanza’”, ha spiegato Amanda con la sua inconfondibile voce profonda.
Una rivelazione che scardina l’idea del tradimento classico.
Ma la vera stoccata arriva quando la Fagnani incalza sul tema della passione fisica. Amanda chiarisce senza filtri: non si trattava di un ménage à trois perché la componente sessuale era semplicemente assente.
“Lui era impotente”, ha dichiarato candidamente, spiegando come il legame fosse puramente platonico e celebrativo della bellezza.

Da Dalì a Bowie: la ragazza della copertina
Chiuso il capitolo spagnolo, la vita di Amanda Lear si sposta a Londra, epicentro della rivoluzione culturale anni ’70.
È qui che la modella diventa l’icona del disco dei Roxy Music, For Your Pleasure. Quell’immagine — Amanda in un abito di pelle nera che tiene al guinzaglio una pantera — folgorò un giovane e già immenso David Bowie.
“David vide quella copertina e mi cercò”, ricorda Amanda. Inizia così una relazione durata un paio d’anni, vissuta sotto i riflettori di una Londra elettrica e sperimentale.
Anche in questo caso, però, emerge un dettaglio ricorrente che diverte la Fagnani e il pubblico: la totale assenza di gelosia da parte delle mogli ufficiali.
Anche Angie Bowie, all’epoca coniuge dell’artista, accolse Amanda a braccia aperte.

Il mistero delle mogli: perché tutte amavano Amanda?
C’è un filo rosso che lega le esperienze della Lear: una sorta di magnetismo che, anziché scatenare rivalità femminili, generava accoglienza. Francesca Fagnani sottolinea con ironia questa “coincidenza” bizzarra: com’è possibile che tutte queste mogli non vedessero l’ora di lasciarle il marito?
La risposta di Amanda Lear è un misto di pragmatismo e spirito bohémien.
Nonostante l’etichetta di femme fatale, la Lear sembra aver incarnato per questi uomini (e per le loro compagne) una figura di ispirazione e compagnia che andava oltre il possesso fisico.
Sebbene ammetta che un certo gusto per la “comitiva” e per le situazioni non convenzionali facesse parte del suo DNA, la sua presenza non era vissuta come una minaccia alla stabilità del matrimonio, ma come un arricchimento del nucleo creativo.

Un’icona oltre le etichette
L’intervista a Belve conferma che Amanda Lear non è mai stata una donna da definizioni semplici.
È stata la musa dei surrealisti, la regina della Disco Music, la complice dei geni del rock e, soprattutto, una donna che ha saputo navigare le acque dell’amore e del sesso con una modernità che oggi, paradossalmente, sembra quasi d’altri tempi.
Oggi Amanda guarda a quel passato con il distacco di chi sa di aver scritto pagine fondamentali della cultura pop, senza mai prendersi troppo sul serio.
Tra l’impotenza di un genio e la passione di un’icona del rock, Amanda Lear resta l’unica vera vincitrice: una donna che ha saputo farsi amare non solo dagli uomini più grandi del secolo, ma persino dalle loro mogli.

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