Amanda Lear: la regina enigmatica che ha scelto l’arte e la libertà (e non vuole più saperne di uomini)
#image_title
Amanda Lear, icona di stile e ambiguità, si è raccontata a Mara Venier a Domenica In. Ironica, irriverente, sensuale e profondamente enigmatica, l’artista dai mille volti ha ripercorso la sua vita straordinaria, dagli esordi come pittrice fino a diventare la regina indiscussa della disco music, svelando incontri cruciali e una ritrovata serenità nella solitudine.
Un inizio timido, una passione sconfinata
Contrariamente alla sua immagine pubblica sfrontata, Amanda Lear si descrive come una persona timida e insicura fin dall’infanzia. La sua prima, vera passione è stata la pittura. “L’unica cosa che mi piaceva era la pittura”, racconta, rivelando di essersi trasferita a Parigi per studiare Belle Arti.
Ma il destino aveva in serbo incontri che avrebbero riscritto il suo percorso. A poco più di 18 anni, un incontro fortuito al Café de Flore la lancia nel mondo della moda, portandola nella “swinging London” a sfilare in minigonna per Mary Quant.

Le muse e i maestri: Dalí e Bowie
Il vero trampolino di lancio nella notorietà arriva nel 1965, quando incontra a Parigi Salvador Dalí. Per ben 15 anni, Amanda diventa la sua musa, intrecciando con lui una relazione dai contorni indefiniti che incuriosisce e scandalizza la stampa.
L’artista surrealista si innamorò di lei non per l’estetica, ma per la sua “testa” e il suo profondo malessere iniziale. “Ero molto depressa… non ero felice per niente”, confida Amanda.
Dalí si impegnò per renderla felice, agendo da figura paterna e mentore. “Lui mi ha dato un insegnamento, era come se era una specie di scuola di come comportarsi nella vita, di tutto quello che so sull’arte, l’ho imparato da Dalí.”
All’inizio degli anni ’70, un altro incontro epocale: David Bowie. Il Duca Bianco, con cui ha avuto un’intensa relazione, è stato il primo a spingerla nel mondo della musica, pagandole le lezioni di canto.
Con la sua bellezza androgina, la voce profonda e i look arditi, Amanda Lear conquista il mondo, diventando la regina della disco music con oltre 30 milioni di copie vendute.

La regina in Italia: carisma e ambiguità
Il pubblico italiano si innamora del suo carisma e dell’ambiguità su cui Amanda ha sempre giocato per farsi strada. “Tu devi pensare, hai che fare una cosa un po’ più attraente, misteriosa, scandalosa.”
Mediaset la lancia come conduttrice di varietà cult come Premiatissima, Viva le donne, Ars Amanda e Cocktail d’amore, cementando un legame indissolubile con il Bel Paese.
Il grande amore e la nuova solitudine
L’unico e grande amore della sua vita è stato suo marito, il marchese Alain-Philippe Malagnac d’Argens de Villèle, con cui è stata sposata per 25 anni, fino alla sua tragica morte in un incendio.
Nonostante il lutto, Amanda ha ricostruito la casa nel sud della Francia e ha scelto di andare avanti, convinta che il marito avrebbe voluto così.
Oggi, l’artista vive in Francia, concentrandosi principalmente sul teatro, sulla pittura (che per lei è “un’esperienza di terapia”) e sui suoi amati gatti a cui, scherza, lascerà tutta la sua eredità, compreso un ritratto di Andy Warhol che a lei “non piace assolutamente per niente.”
Alla domanda sugli uomini, la sua risposta è categorica. Confessa di aver trovato una gioia inaspettata nella solitudine: “Sono felice di essere sola. È pazzesco, no? Non soffro.”
Nonostante il passare del tempo e il dover affrontare la cataratta, Amanda è piena di energia e progetti, e la morte non la spaventa, convinta che “dopo tutto questo passaggio obbligato… c’è qualcos’altro.”
La sua eredità non sono i dipinti o i milioni di dischi venduti, ma la sua inimitabile capacità di reiventarsi e di vivere la vita come un’opera d’arte, una lezione di libertà e autoaffermazione.

