Andrea Pinna, i timidi rimborsi dopo le accuse di vendere merce contraffatta sui social
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Andrea Pinna è ancora irreperibile, o meglio, lui non si manifesta sui suoi canali social e telegram dal 18 luglio scorso, giorno in cui secondo testimonianze documentate, ha cercato di rifilare una Louis Vuitton falsa a una sua cliente telegram. A fronte di una inchiesta condotta dapprima da Grazia Sambruna su MowMag poi da Gabriele Parpiglia sulla sua newsletter e successivamente dalla stessa Sambruna sulla newsletter personale, “L’Inopportuna”, nei giorni scorsi abbiamo raccontato su queste colonne le vicende del pseudo influencer che si sarebbe arricchito tramite la vendita sui social di beni di lusso mai arrivati a destinazione o rivelatisi contraffatti.
Grazia Sambruna è tornata nelle scorse ore ad occuparsi del caso, o meglio, a scriverne, in quanto da quando un gruppo chat di 45 persone la ha contattata per raccontare tutte le malefatte architettate da Pinna, non ha perso un attimo di tempo per stare dietro alla vicenda. La giornalista ha raccontato di un recente avvistamento dell’influencer lo scorso 7 agosto in un ristorante di Olbia, di cui è stata informata da un gruppo di ex utenti truffate:
“Mi spifferano, mandandomi poi una foto di Andrea Pinna, l’ex influencer che si è reso irreperibile dopo aver ‘spennato’ varie acquirenti ‘vendendo’ le oramai famigerate ‘borse di lusso’ (troppe volte mai consegnate o semplicemente ‘tarocche’. Mi riferiscono che, addirittura, alcune di queste siano davvero ‘maleodoranti’. In pratica, puzzano). Lo scatto, comunque, risale alla sera dello scorso 7 agosto, dove il nostro, capello lungo, si godeva la compagnia degli amici ‘di sempre’ a una festa di compleanno nella splendida cornice di un ristorante locale. L’immagine è stata postata nelle storie Instagram di tutti gli invitati, taggati per l’occasione, ma ognuno di loro ha il profilo privato. Quindi, soltanto i follower ‘interconnessi’ hanno potuto vederla”. Sambruna ha pubblicato la foto in questione in cui Pinna è riconoscibile, oscurando i volti delle persone presenti e relativi tag.

Pinna non è sparito a causa di un ricovero, continua a frequentare locali di lusso e a spendere soldi
Diversamente da quanto qualcuno aveva provato a supporre, Andrea Pinna non è sparito perché è stato ricoverato, l’influencer balzato alle cronache anni fa perché affetto da disturbo bipolare, aveva raccontato in tv di come ne fosse uscito, in ragione di questo suo passato e palesando l’influencer una ricaduta, c’è stato chi ha pensato ci fossero motivi di salute dietro la sua improvvisa sparizione. Le stesse fonti hanno raccontato a Sambruna che Pinna sarebbe stato avvistato la scorsa settimana insieme alla madre Panina mentre entrambi si accomodavano in un lussuoso locale di Quartu Sant’Elena.
Tutto ciò rende ancora più misteriosa la sua sparizione nonché inspiegabile il gesto di chiudere il gruppo whatsapp de “Le Oche Spennate” e rendersi irreperibile da tutti coloro che aspettano da lui un rimborso da mesi se non addirittura che arrivi la merce pagata e non goduta. Sambruna ha rivelato che l’influencer uno smartphone lo ha ne è sicura, in quanto le hanno riferito che Pinna non disdegni trascorrere parecchio tempo su “Grindr”, una app di incontri, soprattutto durante i weekend: “Contatterebbe ragazzi sia per libido che per chiedere ‘dove fare spesa’, in orari notturni– scrive la giornalista- in cui i supermercati che tutti noi conosciamo, sono chiusi da un bel pezzo. Le sue ‘Oche’ dovranno forse trasferirsi su quell’app per rintracciarlo? È una pista…”

Lunedì 4 agosto, dopo gli articoli di Sambruna, sono arrivati i primi timidi rimborsi, sarà un caso?
Intanto dopo gli articoli dell’inchiesta di Sambruna, il 4 agosto sono arrivati i primi timidi rimborsi, 1440 euro totali a fronte di ammanchi di oltre 30mila euro, ma è già forse un piccolo segnale. Denari restituiti dai collaboratori di Pinna, in quanto quest’ultimo non è stato mai beneficiario in qualsiasi transazione economica su sua esplicita rihiesta. Verrebbe da chiedersi di quanta liquidità disponga tuttora l’influencer che nell’ultimo messaggio a “Le Oche Spennate” si è dichiarato nullatenente. Dal modus operandi si evince la collaborazione di soggetti terzi per incassare gli introiti delle “vendite”.
Al momento non è neanche chiaro se il nome di Andrea Pinna figuri nella lista in possesso della Guardia di Finanza che nei giorni scorsi proprio nel cagliaritano ha condotto una vasta operazione nei confronti di dieci influencer, non adusi a dichiarare i propri guadagni, alcuni di questi coinvolti nella vendita on line di prodotti di lusso.
Sambruna sottolinea quanto venga da sorridere amaro pensando che il gruppo de “Le Oche Spennate” di Andrea Pinna, “almeno da Aprile andavano bussando a diverse illustri penne del giornalismo nostrano, in cerca di aiuto, chiedendo di rendere pubbliche le loro traversie” richieste di aiuto che sono state trattate con sufficienza da questi ultimi, che nella stragrande maggioranza si sono appellati ai problemi di salute mentale del Pinna: “c’è in ballo una difficile situazione di salute mentale, con tentativi di suicidio -hanno risposto lavandosene le mani- Bisogna fare attenzione. Comunque si sapeva che truffava, da anni!” Come ha precisato Sambruna evidentemente non tutti ne erano a conoscenza.
Gli inizi con il progetto “WikiPinna”, una “prova generale”, da lì l’influencer ha capito che la gente poteva dargli soldi
Sambruna nella sua disamina ha anche rivelato che prima che Andrea Pinna si producesse nella vendita di beni di lusso a prezzi stracciati, si era reso protagonista di un esperimento, nel quale si era reso disponibile per offrire delle lezioni on-line, veri e propri pacchetti con video-lezioni, una decina, ognuna dedicata a un personaggio storico, raccontato e spiegato nei dettagli da lui. Ne aveva le competenze? Era laureato? No, aveva frequentato il liceo Classico. Un progetto da perculare e da cui stare alla larga da subito e invece no, il medesimo è stato acquistato da decine di utenti alla modica cifra di 50 euro da pagare anticipatamente tramite PayPal.
La storia del progetto
Il progetto comincia incredibilmente a funzionare, evidentemente il “Prof” Pinna è credibile, ma ad un certo punto comincia ad essere uccel di bosco, a non presentarsi alle lezioni e a chiedere scusa affibbiando le colpe a presunti hacker. Questo modus operandi prosegue per settimane, ogni volta lui rabbonisce le malcapitate fruitrici del corso, con le scuse più disparate, ma i periodi di latitanza aumentano, a volte sparisce senza dare spiegazioni: “Quando torna, le follower sono oramai così preoccupate da essere felici di risentirlo, di sapere che stia bene, ai 50 euro spesi non pensano nemmeno più – scrive Sambruna – non in quel momento in cui possono tirare un sospiro di sollievo collettivo. Alla fine, però, il fiume straripa. Verso agosto, la maggior parte delle iscritte (e paganti) sono sature dei ritardi del ‘Prof Pinna’ e lo invitano a restituir loro i 50 euro che gli avevano dato oramai quel dì.”
Pagamenti precisa Sambruna eseguiti con lo stesso metodo poi perfezionato negli anni successivi, pagamenti eseguiti a favore di terze persone e per i quali Pinna non risulta mai beneficiario: “L’ex influencer già allora aveva fatto indirizzare ogni transazione a suoi ‘collaboratori’: la madre, il padre, il famoso Eugenio Piras (personaggio di uno dei romanzi che ha scritto), MM, LP, RS e T. Gli ultimi li cito solo con le iniziali perché dovrebbero essere persone reali. Guarda il caso, comunque, sono gli stessi nomi del cerchio magico a cui Pinna chiederà di mandar denaro una volta avviato il ‘business’ della merce di lusso a prezzo ribassato”.
Alcune ex “allieve” del Prof Pinna, hanno raccontato a Sambruna, che l’influencer verso la fine del progetto durato in tutto 8 mesi, aveva cominciato a parlare della sua passione per beni di lusso, moda e antiquariato, mostrando loro degli articoli dalle fattezze opinabili. Nel settembre successivo (2024), Pinna comincia a vendere prodotti di lusso “Forse perchè– scrive Sambruna- proprio grazie a Wikipinna, si era reso conto che la gente fosse disposta a elargirgli denaro. E il nostro aveva anche ben compreso come temporeggiare. Vista così, a occhio, Wikipinna sembrerebbe una sorta di prova generale per quello che sarebbe stato il ‘vero’ business imminente (dalle cifre ben più pingui) e che si sbriga a mettere subito in piedi”

Ci sarà una risposta da parte di Andrea Pinna?
Alla fine delle sue rivelazioni Grazia Sambruna si è messa a disposizione di Andrea Pinna, nel caso il nostro volesse interrompere la sua latitanza comunicativa e raccontare la sua versione dei fatti. Qualora volesse farlo dovrà essere molto convincente, Sambruna è persona scaltra che sa ben distinguere la verità da una presa per il didietro, la chiusura del pezzo della giornalista è in chiave ironica forse perché già si aspetta che Pinna non si farà vivo:
“A disposizione per la versione di Andrea Pinna, volesse mai riattivare qualche numero di cellulare in proprio possesso. Comunque nel cagliaritano ‘lo sanno tutti’, sanno anche molte più cose rispetto a quelle che ho riportato. Più che chiamare me, Gabriele Parpiglia o l’Ansa stessa, per quanto non riesca oramai a provare alcuna pena per lui, spero davvero che prima di tutto si faccia aiutare (davvero) da chi di competenza. Stavolta, non basterà sparire per qualche tempo e poi inviare lunghi vocali di scuse per ripartire con un nuovo, roboante progetto di vendita online che è ‘UNA FIGATA, RAGAZZE!’, magari fra un paio di mesi. Piuttosto, mi metto su Grindr”.

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