Antonino Cannavacciuolo al BSMT: “Il successo ti fa dormire, l’insuccesso ti fa crescere”
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Dalla maglia numero 10 regalata da Maradona ai segreti dietro le quinte di MasterChef: lo Chef tre stelle Michelin si racconta a Gianluca Gazzoli in una masterclass di vita che va ben oltre i fornelli.
In un’epoca in cui tutto scorre velocemente, fermarsi a brindare ai propri traguardi e riflettere sul percorso fatto è un atto di coraggio. Lo sa bene Antonino Cannavacciuolo, che ospite del podcast BSMT di Gianluca Gazzoli, ha ripercorso le tappe di una carriera straordinaria, fatta di sogni, “bastonate” e una determinazione incrollabile.
Le radici e il “no” del padre
Il viaggio di Cannavacciuolo inizia a 13 anni, subito dopo le medie, quando decide di frequentare la scuola alberghiera contro il volere del padre, anch’egli chef e insegnante.
“Papà mi disse di non fare il cuoco: voleva che avessi i fine settimana liberi e una vita meno travagliata della sua”, ricorda Antonino. Quella mancata approvazione iniziale è stata però la sua benzina: “Non mi ha mai fatto un complimento; dovevo dimostrargli che ce l’avrei fatta”.
I primi passi in cucina non sono stati fatti di piatti gourmet, ma di duro lavoro: “Ho iniziato separando tuorli e albumi da bancali infiniti di uova per fare il gelato alla crema”.
Un’umiltà che lo Chef conserva ancora oggi, confessando di amare il momento del lavaggio dei piatti: “È la mia mezz’ora di yoga, lavo i piatti per non avere pensieri”.

L’incontro con i Maestri e l’orgoglio italiano
La formazione dello Chef passa per luoghi sacri come il Quisisana di Capri, dove incontra la filosofia di Gualtiero Marchesi, che gli insegna la pulizia e l’eleganza nel piatto.
Poi l’esperienza in Francia, dove essere un cuoco italiano significava spesso essere deriso. “Le comande degli italiani arrivavano sempre per ultime, eravamo i guastafeste”, racconta sorridendo.
Ma è proprio lì che apprende il rigore e la capacità di nobilitare ingredienti poveri, come le frattaglie, che ancora oggi sono protagoniste della sua cucina.
Oggi, con l’Italia al secondo posto nel mondo per numero di ristoranti stellati e la cucina italiana proclamata Patrimonio UNESCO, Cannavacciuolo celebra un successo collettivo nato dalla passione di chi, come Maddalena Fossati, ha lottato per questo riconoscimento.
Il mito di Maradona e il cuore del numero 10
Uno dei momenti più emozionanti dell’intervista riguarda Diego Armando Maradona. Per un napoletano come Antonino, vedere il Pibe de Oro entrare a Villa Crespi è stato un sogno d’infanzia diventato realtà.
Maradona trascorse tre giorni nella sua villa e gli firmò una maglia con la dedica: “A Tonino, con affetto”. “Mi disse che se avesse allenato l’Argentina, io sarei stato lo chef della nazionale”, ricorda con gli occhi lucidi.

MasterChef e la cultura del cibo
Parlando di televisione, Cannavacciuolo sottolinea l’importanza di MasterChef non solo come spettacolo, ma come veicolo di cultura gastronomica. “MasterChef fa conoscere gli ingredienti e realtà bellissime; dà voce a chi ha il fuoco negli occhi”, spiega.
Quest’anno, la presenza di un concorrente di 92 anni ha lanciato un messaggio potente: “La vita si è allungata e non bisogna mai smettere di mettersi in gioco”.
Consigli per il futuro: “Non aprite subito un’attività”
Ai giovani che sognano di seguire le sue orme, lo Chef dà un consiglio controcorrente: “Non aprite subito un’attività. Fate esperienza, sia nel bene che nel male”. Il fallimento non va temuto, ma accolto come maestro: “L’insuccesso è quello che ti fa riflettere sul perché; il successo ti fa dormire, l’insuccesso ti fa crescere”.
L’intervista al BSMT si chiude con un’immagine di convivialità: lo spaghetto al pomodoro servito come “pre-dessert” a Villa Crespi, una provocazione che racchiude tutta l’essenza dell’italianità e il desiderio di sorprendere sempre, con amore.
