Antonio Milo a Ciao Maschio, dal commento non gradito di una prof al successo come attore
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Antonio Milo ha riscosso un grande successo nel ruolo del brigadiere Maione nella serie tv “Il Commissario Ricciardi”, ospite di “Ciao Maschio” nella puntata di sabato 24 gennaio, ha raccontato alcuni retroscena della sua vita e di come il commento fuori luogo di una professoressa, in un primo momento lo abbia ferito, ma successivamente gli abbia fornito gli strumenti necessari per trovare le giuste motivazioni per andare avanti.
“Era la terza media – ha raccontato Antonio Milo a Nunzia De Girolamo – e all’epoca si riempivano dei moduli nei quali si indicava il percorso di studio scelto per le scuole superiori. I miei compagni di classe erano divisi tra liceo scientifico e liceo classico, io sotto indicazione dei miei genitori avevo scelto ragioneria, perché loro sostenevano fosse un diploma ‘finito’, nel senso che uscivi da scuola con una qualifica. Quando l’insegnante lo lesse mi guardò e disse ‘tu non sei buono a niente'”.
Da quella frase molto svilente, la reazione: “Quella roba lì detta da un insegnante a un ragazzino adolescente fu un macigno, ma sono convinto poi di aver fatto l’attore per dimostrare che io valessi. In quel momento è stato un macigno ma poi è stata una sfida, io ho un carattere forte e quando mi metto in testa una cosa la raggiungo”.

I primi passi verso una carriera di successo
Milo ha poi raccontato gli inizi della sua carriera, la decisione di andarsene di casa e raggiungere Roma con solo 300mila lire in tasca: “La mia carriera non è cominciata nella maniera più semplice, sono partito da Castellamare di Stabia, primo figlio che andava via di casa, che aveva deciso di fare l’attore, mi sono dovuto inventare la maniera per sopravvivere. Sono partito con 300mila lire in tasca che dopo quindici giorni erano finite”.
Grazie alla comprensione di un ristoratore, Milo ha cominciato a lavorare e a mantenersi a Roma avendo l’opportunità di fare i provini: “Mi ricordo che una notte a Roma a Trastevere sotto l’acqua ho dovuto bussare ai ristoranti per essere preso a lavorare, spacciandomi per un cameriere esperto, che in realtà non ero. Trovai un ristoratore che mi disse di tornare l’8 marzo per cominciare la prova.
Mi presentai in quella giornata particolare e cominciai a lavorare come aiuto cameriere, ma il proprietario si accorse che non sapevo fare nulla e il mestiere non lo conoscevo. A fine serata il titolare mi disse ‘tu sei un…’ non posso dire cosa ‘ma sei un napoletano furbetto, non hai mai fatto il cameriere ma ti prendo perché sei simpatico’ E grazie a quel lavoro ho potuto pagare il posto letto e fare i provini”.

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