Armani, nel testamento il futuro dell’azienda: entrata in maggioranza di un colosso della moda o quotazione in Borsa con la Fondazione al 30% del capitale
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Giorgio Armani ben consapevole dell’impero che avrebbe lasciato e soprattutto conoscendone la difficile gestione, nel suo testamento ha pensato a tutto, prendendo anche decisioni strategiche e allo stesso tempo sorprendenti per tutelare la maison da lui fondata e alla quale ha dedicato gran parte della sua vita, lavorando in essa e per essa fino alla fine dei suoi giorni. In due testamenti distinti Re Giorgio pochi mesi prima di chiudere gli occhi per sempre, ha disegnato in maniera maniacale il futuro del suo impero, non lasciando nulla al caso.
Nel rivolgersi alla famiglia e al compagno di una vita, Pantaleo “Leo” Dell’Orco, lo stilista ha usato parole appassionate e piene d’affetto, nello stesso tempo ha messo al sicuro l’impero da lui creato attraverso clausole e veti incrociati, fissando addirittura le linee guida stilistiche per chi dovrà portare avanti l’azienda. I due testamenti, i cui contenuti sono stati resi noti agli interessati martedì 9 settembre, racchiudono la suddivisione di un patrimonio di circa 11 miliardi di euro e indicano il futuro della Giorgio Armani Spa.
Quella di Armani oltre a una eredità affettiva è anche una eredità stilistica e culturale, simbolo dell’italianità nel mondo e del made in Italy. La strategia del futuro racchiusa nel testamento passa attraverso la Fondazione Armani, creata dal compianto stilista circa dieci anni fa insieme al compagno Leo Dell’Orco e al banchiere Irving Bellotti di Rothschild. Armani ha indicato la Fondazione come proprietaria della casa di moda, di cui il 9,9% di azioni in piena proprietà e il restante 90% in nuda proprietà, con usufrutto assegnato al compagno Leo Dell’Orco, alla sorella Rosanna e ai nipoti Silvana e Andrea Camerana.
Una spartizione che garantisce solidità e tutela l’azienda evitando conflitti futuri. Anche i diritti di voto saranno divisi con precisione matematica: 40% a Dell’Orco, 30% alla Fondazione, 15% ciascuno ai nipoti Silvana e Andrea Camerana. Roberta Armani e Rosanna riceveranno azioni senza diritto di voto. Compito principale custodire i principi fondanti del brand: “la ricerca di uno stile essenziale, moderno, elegante e non ostentato”

La clausola sulla cessione della maggioranza o in alternativa la sua quotazione in borsa
La notizia però che ha fatto sobbalzare sulla sedia il mondo della moda è l’esistenza di una clausola testamentaria nella quale si precisa che a partire dal terzo anno della successione e non oltre il quinto, su impulso della Fondazione e in accordo con Leo Dell’Orco, si proceda alla cessione della maggioranza della società o come seconda ipotesi, alla sua quotazione in borsa, ma senza mai scendere sotto il 30,1%. Una decisione inattesa e sorprendente da parte di colui che ha sempre rivendicato la propria indipendenza e la propria identità, Armani dopo aver lottato affinché la sua azienda rimanesse tra gli ultimi baluardi dell’italianità, nel momento di redigere le sue ultime volontà si è piegato all’inevitabilità della vendita.
Tra il 2028 e il 2030 quindi il gruppo Armani sarà controllato come maggioranza da un gruppo straniero, ma non uno qualsiasi, Re Giorgio ha indicato una terna di partner a cui dare la priorità: LVMH, EssilorLuxottica o L’Oreal. Nel testamento si legge anche: “Pongo a carico della Fondazione i seguenti oneri decorsi 12 mesi ed entro i primi 18 dalla data di apertura della successione, cedere una partecipazione del 15%”
La suddivisione dell’impero immobiliare
Per la suddivisione dell’impero immobiliare, Armani nelle sue ultime volontà ha seguito lo stesso equilibrio tra affetti privati e famiglia. A Rosanna, Andrea e Silvana va il 75% della piena proprietà della società L’Immobiliare Srl che detiene tra le altre cose le proprietà delle case di Saint Tropez, Antigua, Broni e Pantelleria, l’altro 25% in nuda proprietà, con usufrutto riservato a Dell’Orco. Il palazzo di via Borgonuovo a Milano, dove viveva e lavorava lo stilista, viene lasciato in usufrutto a Dell’Orco con una clausola: “nessun arredo dovrà essere spostato, eccezion fatta per un Matisse e una foto di Man Ray. Tutto dovrà restare complemento dell’immobile finché Leo voglia viverci”.
Per quanto riguarda gli appartamenti di New York, uno è stato assegnato al compagno, l’altro a Rosanna, Andrea e Silvana mentre la casa di Saint Moritz è stata assegnata ad Andrea Camerana con usufrutto a Dell’Orco. A tutto ciò Armani ha aggiunto una nota speciale: il compagno potrà concedere a Michele Morselli, amico e amministratore della società immobiliare, l’uso “di una casa a sua scelta e della piscina, per temporanei soggiorni dello stesso con Francesca e Bianca”.
I lasciti finanziari
Lo stilista ha distribuito anche le azioni che possedeva, tra cui il 2% di Luxottica, un pacchetto del valore di circa 2,5 miliardi di euro di cui il 40% è stato assegnato a Dell’Orco e il restante 60% ai familiari. Lo stilista ha distribuito anche pacchetti di 100mila azioni all’amico Michele Morselli, 7.500 a Daniele Ballestrazzi, Giuseppe Marsocci, Laura Tadini e Luca Pastorelli. A Michele Morselli e alla figlia Bianca vanno titoli e Btp per 60 milioni, inoltre a Bianca, definita da Armani “quasi come una figlia” è stata destinata anche una polizza assicurativa.

I lasciti privati
Infine ci sono i lasciti privati e personali, sono proprio i beni a cui lo stilista teneva fortemente a raccontare il profondo legame che lo stilista aveva con Dell’Orco, con la sorella e con i suoi nipoti. Armani ha destinato al suo compagno il suo “ritratto di Andy Warhol”, a Dell’Orco vanno anche le statue bronzee degli animali, i tappeti giapponesi, le opere d’arte, le auto d’epoca nonché come detto l’usufrutto del palazzo di Via Borgonuovo con gli arredi disponendo che i medesimi “non vengano rimossi finché Leo voglia viverci”. A tutto ciò vanno aggiunti i lasciti di cui si è detto in precedenza.
A Rosanna vanno un Matisse, una foto di Man Ray, un tavolo di Sottsass e un secretaire cinese. Alla nipote Roberta dei cavalli in terracotta e due paraventi giapponesi. Alla Fondazione restano tutti gli arredi al piano terra del palazzo di via Borgonuovo: divani, tavoli, poltrone compreso un grande quadro evocativo con gli stilisti.
Il testamento morale
Infine il testamento morale che Armani ha affidato alla sua Fondazione, principi che saranno le linee guida per il futuro, è questo il lascito più autentico e importante: “la gestione delle attività in modo etico, con integrità morale e di correttezza”; “la ricerca di uno stile essenziale, moderno, elegante e non ostentato”; “l’attenzione all’innovazione, eccellenza, qualità e ricercatezza di prodotto” Re Giorgio se ne va avendo pensato a tutto e tutti, adesso starà a chi resta saperne conservare e tutelare il lavoro e la memoria.

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