Bambole di Pezza: “Sanremo è ancora sbilanciato, l’industria musicale deve cambiare”
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Il Festival di Sanremo ha una storia lunghissima, fatta di grandi canzoni, interpreti indimenticabili e tradizioni che sembrano scritte nella pietra. Tuttavia, ci sono voluti ben settantasei anni prima che una band interamente formata da donne riuscisse a calcare quel palco. A rompere questo storico tabù sono state le Bambole di Pezza, la formazione punk rock milanese che ha portato una sferzata di energia distorta nel tempio della musica pop italiana. Ospiti di Michele Monina e Massimiliano Longo a SPOT Il Podcast, Dani e Kai, rispettivamente chitarrista e bassista del gruppo, hanno analizzato l’avventura sanremese, accendendo un riflettore necessario sulle profonde disuguaglianze di genere che ancora oggi paralizzano la discografia del nostro Paese.
Dalla legittimazione dell’Ariston al percorso personale
L’ingresso sul palco del Teatro Ariston, accompagnate dall’orchestra sinfonica, ha rappresentato una svolta epocale per il percepito del gruppo.
Per chi fa musica indipendente e alternativa, Sanremo rimane il veicolo principale in Italia per ottenere una reale legittimazione professionale, un traguardo che permette anche di spiegare ai parenti più scettici che quello del musicista è un lavoro vero e non un semplice passatempo.
Partecipare a una kermesse di tale portata trasforma la percezione esterna del proprio operato, offrendo una visibilità istituzionale che la scena underground difficilmente riesce a garantire in modo così immediato.
Kai ha vissuto questo contrasto in modo profondo, provenendo da una famiglia di scienziati che inizialmente sognava per lei un percorso accademico tradizionale o legato al mondo dell’architettura.
Solo la chiamata della band, arrivata tramite contatti serrati e continuativi sui social network, l’ha spinta a tuffarsi definitivamente nella sua vera vocazione, unendo la passione per il basso agli studi in musicologia e alla produzione elettronica.
Questo cambiamento radicale dimostra come i percorsi artistici non debbano necessariamente seguire traiettorie lineari o predeterminate per risultare validi ed efficaci.

I numeri dello squilibrio: l’Italia contro il resto del mondo
La conquista di Sanremo non ha però addolcito lo spirito critico che da sempre muove il progetto.
Dani ha spiegato chiaramente che, se da un lato l’orgoglio di essere state le prime è immenso, dall’altro la situazione attuale genera una profonda frustrazione.
Il divario di genere nell’industria musicale italiana rimane imponente e i dati mainstream faticano a superare la soglia del venti per cento di presenza femminile nei ruoli apicali o nelle classifiche di vendita.
Mentre i mercati internazionali, a partire dalla celebre classifica Billboard statunitense, vedono le artiste dominare le prime posizioni, l’Italia sembra muoversi in una controtendenza anacronistica.
Spesso la giustificazione dei direttori artistici si limita alla presunta scarsità di proposte femminili, ma le Bambole di Pezza ribaltano questa narrazione, sottolineando come la vera discriminante risieda nella volontà politica e culturale di andare a cercare, ascoltare e valorizzare determinati progetti.
L’eredità delle Riot Grrrl e la lotta al mansplaining
L’identità stessa delle Bambole di Pezza affonda le radici in un immaginario potente e reazionario, fortemente ispirato al movimento Riot Grrrl che negli anni Novanta ha sconvolto la scena oltreoceano con band come le Hole di Courtney Love.
L’intento della fondatrice Morgana e di Dani era quello di proporre un modello di femminilità diverso, lontano dallo stereotipo della classica cantautrice o dell’interprete pop che canta testi scritti prevalentemente da uomini.
L’obiettivo è quello di occupare uno spazio in cui le donne gestiscono ogni singolo aspetto della creazione musicale.
Questo include anche il controllo tecnologico della produzione, un campo in cui Kai si muove utilizzando software come Ableton Live per mantenere una totale autonomia artistica e sfuggire al diffuso fenomeno del mansplaining negli studi di registrazione.
Poter gestire in autonomia i propri suoni e le manopole di un computer rappresenta uno strumento fondamentale di indipendenza professionale.

Il pogo sotto il palco e l’unione degli outsider
Il passaggio televisivo non ha modificato la natura profonda della band, che continua a considerare la dimensione live come il proprio habitat naturale.
Anche se Sanremo ha inevitabilmente allargato la platea dei fan, attirando anche le critiche di chi le ha accusate di essersi vendute al mainstream, lo zoccolo duro del pubblico rimane intatto e si riconosce in una vera e propria estetica punk.
Suonare dal vivo permette di ristabilire quel contatto diretto con la realtà che la televisione tende a filtrare.
I loro concerti sono famosi per il pogo scatenato, un fenomeno che unisce oggi generazioni diverse, inclusi molti giovani e bambine che vedono nelle musiciste un punto di riferimento accessibile e concreto.
Le Bambole di Pezza si definiscono una grande famiglia di outsider, un rifugio per tutti coloro che non si sentono rappresentati dai messaggi standardizzati e dai cliché del mercato attuale.
Demolire gli stereotipi per cambiare il futuro della musica
Abbattersi di fronte alle difficoltà non fa parte del DNA del gruppo, che vede nel superamento degli ostacoli continui stimoli per alzare il livello della sfida.
La loro presenza nei grandi eventi estivi e televisivi serve a scardinare i pregiudizi strutturali, partendo dall’idea che le barriere culturali vadano demolite sin dall’infanzia, modificando i giocattoli e l’immaginario che la società impone alle bambine.
Dani e Kai sono consapevoli che la strada verso una reale parità è ancora lunga e che il tentativo di creare un sindacato dei lavoratori dello spettacolo durante l’emergenza sanitaria è svanito troppo rapidamente a causa dell’individualismo del settore.
Nonostante ciò, il fuoco che le anima rimane acceso, alimentato dalla speranza che non si debbano attendere altri settantasei anni per vedere una nuova band femminile sul palco più importante d’Italia.
