Biagio Antonacci si racconta a Giorgia Cardinaletti: dai giorni in divisa ai sogni “stanziali”, il cuore oltre il palco
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Dall’ultimo singolo You and Me agli esordi come carabiniere e geometra, fino al tour residenziale 2026: Biagio Antonacci racconta la sua vita come un viaggio tra semplicità, incontri magici e la ferma convinzione che la purezza vada difesa a ogni costo.
Non è da tutti entrare in una redazione giornalistica in fermento, come quella del TG1, e trasformare la tensione della scaletta in un momento di “colore” e sorrisi.
Biagio Antonacci lo ha fatto con la naturalezza di chi, dopo decenni di carriera, non ha mai smesso di sentirsi un “cinghiale nella foresta”, un autodidatta guidato da una forza superiore.
Durante l’intervista a Tg1 Talks, con Giorgia Cardinaletti, l’artista milanese ha ripercorso le tappe di una vita straordinaria, dove la musica non è mai stata solo un mestiere, ma una necessità vitale.
La poesia del traffico: nasce You and Me
Il punto di partenza del suo nuovo capitolo musicale è il singolo You and Me. Antonacci racconta di averlo scritto in un momento di ordinaria quotidianità: una mattina in auto a Bologna, circondato da famiglie, bambini e la frenesia di chi corre verso il lavoro.
Da quegli sguardi rubati al cellulare o fissi sulla strada, è nata una riflessione sulla necessità di preservare uno spazio per lo svago e per l’essere altro, oltre il ruolo di genitori o figli.
“Celebriamo le cose semplici”, spiega Biagio, citando il testo della canzone che invita a darsi baci senza regola come difesa contro la “malumanità”.
Un invito a dirottare l’orbita dei missili attraverso gesti d’amore concreti, capaci di migliorare l’umanità partendo da se stessi.
Un tour controcorrente: la scelta “residenziale”
Mentre l’industria musicale corre verso gli stadi e i grandi eventi “mordi e fuggi”, Antonacci sceglie la lentezza.
Il suo prossimo tour sarà “stanziale” o “residenziale”. Dieci date per ogni tappa in luoghi dal fascino eterno: si parte da Tindari in Sicilia, per poi toccare Lucera, il Vittoriale a Gardone Riviera e concludere a Pompei.
Sarà un tour all’insegna dell’essenza: niente effetti speciali, solo Biagio, la sua band e quattro archi.
Un ritorno alle origini, a quel modo di cantare istintivo e senza scuole che lo ha accompagnato fin dai primi colpi dati su un divano incellofanato, usato come rullante quando aveva solo sette anni.
Le vite precedenti: il carabiniere e il geometra
Dietro l’artista di successo si nascondono vite che sembrano uscite da un romanzo. Nel 1983, mentre Lucio Dalla cantava l’omonimo album, un giovane Biagio prestava servizio nell’Arma dei Carabinieri a Garlasco.
Proprio lì avvenne l’incontro che cambiò tutto: Antonacci intercettò in pattuglia Ron, lo inseguì con l’auto di servizio e gli consegnò una cassetta con i suoi brani. Ron, colpito da quel “mondo dentro”, lo richiamò anni dopo, aprendogli le porte del successo.
Ma la prudenza non lo ha mai abbandonato: Biagio ha continuato a lavorare come geometra anche dopo il debutto a Sanremo nel 1988. “La mia certezza era lo stipendio”, ricorda.
Solo quando il suo datore di lavoro, scoprendo che guadagnava più con un concerto che in un mese di cantiere, lo esortò ironicamente a restare a casa, Antonacci fece lo “switch” definitivo verso la musica.

Incontri divini: da Mia Martini a Pino Daniele
L’intervista è un susseguirsi di ricordi preziosi. C’è Mia Martini che va a trovarlo nella sua casa di Rozzano, all’ottavo piano, per chiedergli una canzone, mangiando in cucina con la sua famiglia.
C’è Lucio Dalla, che lo vedeva sempre ai suoi concerti in divisa e gli chiedeva divertito: “Ma lei non lavora mai?”. E ancora l’amicizia con Laura Pausini, per la quale ha scritto hit mondiali come Tra te e il mare, plasmando le parole sulla voce e sulla vita dell’amica.
Infine, il ricordo commosso di Pino Daniele: una cena a tre, una chitarra e la nascita spontanea di una collaborazione, senza video o prove, solo la magia del momento che resta impressa nel cuore.
Biagio Antonacci oggi guarda al futuro con serenità, consapevole che il segreto non è inseguire le classifiche o l’hype di Spotify – una battaglia che lascia volentieri ai giovani come suo figlio Paolo Antonacci, autore di incredibile successo – ma restare padroni del proprio “serbatoio” di emozioni.
Un uomo che ha imparato a non incazzarsi subito, a metabolizzare e, soprattutto, a vivere il minuto, perché il domani è un’incognita e la purezza, se non vissuta subito, rischia di svanire.
