Bud Spencer, il gigante buono del cinema: il ricordo intimo del figlio Giuseppe e del nipote Carlo a “La volta buona”
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A dieci anni dalla sua scomparsa, avvenuta in un caldo giugno di un decennio fa, il mito di Carlo Pedersoli, per tutti l’immortale Bud Spencer, continua a vivere nel cuore del pubblico e, soprattutto, in quello della sua splendida famiglia. Nello studio televisivo di Rai 1 de La volta buona, il figlio Giuseppe e il nipote Carlo Junior hanno aperto il cassetto dei ricordi, regalando un ritratto intimo, inedito e profondamente umano di quello che l’intero pianeta ha amato come il gigante buono del cinema internazionale.
Tra aneddoti esilaranti, storiche scazzottate cinematografiche e fughe da scuola, è emersa la figura di un uomo straordinario, legatissimo alle sue radici e guidato da un amore eterno.
Un amore da film: Maria Amato, la vera colonna della famiglia Pedersoli
Dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna, e nel caso di Bud Spencer questa non è una semplice frase fatta. Il legame tra Carlo Pedersoli e Maria Vasaturo, che scelse il cognome d’arte del padre Giuseppe Amato — celebre produttore cinematografico —, è stato un autentico capolavoro di complicità.
I due si incontrarono per caso, quasi per un tocco di magia, dando inizio a un cammino d’amore e rispetto reciproco durato oltre cinquant’anni.
Nonostante fossero due personalità diametralmente opposte — lui vulcanico, eccessivo, perennemente affamato di vita e con la valigia in mano; lei incredibilmente discreta, riservata e posata — l’equilibrio della coppia non ha mai vacillato.
Carlo la definiva affettuosamente un “carro armato”, riconoscendo in lei la colonna portante della casa e l’ancora di salvezza di una famiglia che presto si sarebbe allargata con l’arrivo dei figli Giuseppe, Cristiana e Diamante.
Un amore totale e invincibile, rimasto solido fino all’ultimo istante, quando Bud, prima di spegnersi, ha voluto pronunciare un’ultima, commovente parola rivolta alla sua vita e ai suoi cari: grazie.
Un padre anomalo e quelle strane “fughe” scolastiche
Crescere con Bud Spencer come padre è stato descritto da Giuseppe Pedersoli come un immenso privilegio. All’interno delle mura domestiche regnava una serenità rara, dove non c’era spazio per urla, insulti o parole fuori posto.
Tuttavia, Carlo Pedersoli sapeva essere un genitore decisamente fuori dagli schemi.
Giuseppe ha raccontato che il padre, forse per farsi perdonare le lunghe assenze dovute ai set in giro per il mondo, cercava un rapporto immediato e paritario, dichiarando ai figli di voler essere prima un amico e poi un padre.
Questo spirito giocoso e anticonvenzionale si traduceva in bizzarre abitudini quotidiane. Giuseppe ha ricordato con il sorriso le mattine in cui il padre si offriva di accompagnare i figli a scuola.
Davanti a quella promessa, i ragazzi sapevano già che in classe non ci sarebbero mai arrivati: Carlo deviava sistematicamente la rotta per portarli a vedere gli aerei in aeroporto, a visitare qualche imbarcazione al porto o a testare una nuova automobile.
Una totale spensieratezza che la moglie Maria tollerava senza mai arrabbiarsi, consapevole della profonda bontà d’animo del marito.
Il provino più assurdo della storia del cinema e la nascita del mito con Terence Hill
La carriera cinematografica di Bud Spencer è nata in modo del tutto fortuito. In gioventù Carlo era stato un grandissimo campione di nuoto, ma dopo aver abbandonato l’attività agonistica aveva messo su parecchi chili.
Il regista Giuseppe Colizzi, alla ricerca di un uomo imponente e di forte impatto visivo per il suo nuovo film Dio perdona… io no!, si ricordò di quel maestoso atleta.
Contattò Maria Amato, che conosceva bene le dinamiche del settore, per chiederle se il marito fosse ancora “grande e grosso” come un tempo. La risposta ironica della donna, mentre guardava il consorte mangiare, suggellò l’inizio di una leggenda.
Il provino di Carlo Pedersoli fu un autentico disastro sulla carta. Alla domanda se sapesse parlare l’inglese rispose con un secco no; non sapeva andare a cavallo e rifiutava persino l’idea di farsi crescere la barba.
Nonostante il provino fosse teoricamente fallito, Colizzi si impuntò e lo volle a tutti i costi. Il destino fece il resto: l’attore inizialmente scritturato per recitare al suo fianco si infortunò a un piede il primo giorno di riprese dopo un litigio, lasciando il posto a un giovane Terence Hill.
Su quel set in Spagna scattò una scintilla magica che avrebbe conquistato le sale cinematografiche dell’intero pianeta.
I loro film, a partire da pietre miliari come Lo chiamavano Trinità…, divennero successi planetari grazie a una formula unica: storie semplici, totale assenza di violenza cruenta, sesso o volgarità, e tante iconiche scazzottate a suon di indimenticabili “pizzoni”.
Una purezza espressiva che permise alle loro pellicole di superare ogni barriera culturale e di non subire mai censure in nessuna parte del mondo.
L’eredità del nonno: i “pizzoni” veri e gli spaghetti segreti di nonna Maria
La vena ironica e la stazza dei Pedersoli si sono tramandate intatte fino al nipote Carlo Junior, che nello studio della trasmissione ha confermato l’indole goliardica del celebre nonno.
Carlo Junior ha rivissuto un episodio divertente accaduto quando aveva tredici anni. Anche a lui il nonno tese il tranello della scuola, superando l’istituto in auto per portarlo all’aeroporto dell’Urbe, dove Bud aveva un ufficio, per fare insieme una colazione pantagruelica a base di centinaia di bignè alla panna.
Subito dopo, mentre si trovavano all’interno di un ascensore decisamente troppo stretto per la mole di Bud Spencer, il giovane Carlo iniziò a muoversi e a scalpitare.
Dopo averlo richiamato più volte alla calma, il nonno gli rifilò uno dei suoi proverbiali e poderosi schiaffi. Subito dopo, guardando il nipote sbigottito, Bud si scusò teneramente, chiedendogli di non raccontare nulla a mamma e papà per evitare rimproveri.
Un momento che il nipote custodisce ancora oggi come uno dei giorni più belli e memorabili della sua intera esistenza.
Oltre al cinema e ai ricordi di famiglia, a mantenere vivo il legame con il passato ci pensa ancora oggi l’amico di sempre, Terence Hill.
I contatti tra le famiglie rimangono costanti, uniti anche da un rito culinario insostituibile: gli spaghetti al pomodoro e basilico preparati da Maria Amato, definiti da Terence i più buoni del mondo, rigorosamente accompagnati da un buon piatto di fagioli, l’autentico marchio di fabbrica di una coppia che ha scritto la storia del cinema italiano.
