Buffon difende Pirlo sulla vicenda Nazionale di calcio: “Se Guardiola fosse arrivato con uno sponsor simile in 10 minuti avrebbero risolto il problema”
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Al di là del tifo Gigi Buffon è stato tra i più grandi portieri italiani, sicuramente uno di quelli che resterà nella storia del calcio e non solo nostrano. Intervistato da Pierluigi Pardo per l’Estate del Principe, una serie di incontri con personaggi dello sport e dello spettacolo dal Grand Hotel Principe di Piemonte di Viareggio, l’ex portiere della Juventus e detentore del record di presenze in Nazionale, ha fatto un’analisi del momento calcistico attuale, ripercorrendo anche momenti della sua carriera.
Buffon in apertura ha spiegato di aver sempre voluto dimostrare di essere una persona normale, sicuramente più fortunata delle altre, ma che non si è mai sentita al di sopra degli altri: “Sono contento di aver reso felici i tifosi della mia squadra, forse altri li ho resi infelici. Con la Nazionale era una magia, giocavo per una squadra per cui tifavano tutti”.
Soffermandosi sulla gioia di poter giocare in Nazionale, l’ex portiere ha parlato della felicità che porta una esperienza del genere e della gratificazione del potersi abbracciare e condividere emozioni con chi ti è avversario nei club: “Significa poter condividere per una volta le stesse gioie che in un campionato di vengono precluse, non puoi far vedere che sei molto amico di un avversario, diranno sempre che lo hai favorito. Io sono molto amico di Francesco Totti, con lui siamo partiti insieme dall’Under 15 e abbiamo condiviso tutto un percorso, nell’Under 17 ho incontrato anche Pirlo e Gattuso e anche con loro ho stretto una grande amicizia”.
La vicenda di Pirlo CT della Nazionale
A proposito di Pirlo e delle polemiche che nelle scorse settimane hanno accompagnato la sua possibile designazione come Commissario Tecnico della Nazionale, Buffon ha rivelato che l’ex centrocampista rappresenta uno dei pochi casi in cui l’abito non fa il monaco, in quanto possiede “un’ironia devo dire anche un po’ British sotto certi aspetti che però lo rende davvero speciale”.
Secondo Buffon a Pirlo hanno fatto male tutte le chiacchiere sul suo conto: “Questa cosa della Nazionale secondo me non l’ha presa bene – ha detto l’ex numero 1 della Nazionale italiana di calcio – spesso e volentieri tendiamo a cestinare le persone, cestiniamo i professionisti dimenticando anche quella che è stata una loro storia. Andrea Pirlo insieme a qualche altro dovrebbe essere considerato come uno dei gioielli di famiglia secondo me, da tenere sempre belli lucidati e da mostrare con orgoglio”.
Un trattamento quindi ricevuto dai media e dalla stessa federazione che Pirlo non meritava: “Ciò che rappresenta Andrea (Pirlo ndr) all’estero è qualcosa di veramente grande, vedere che si sono create situazioni per sminuirlo dispiace. Come è stata presentata la situazione all’inizio, come è stato etichettato lui, come poi è finita, ha fatto sembrare che il problema della Russia sia stato un pretesto”.
Buffon ha poi aggiunto che se Guardiola avesse avuto lo stesso tipo di sponsorizzazioni di Pirlo, non ci sarebbe stato lo stesso clamore: “Il primo pensiero che fai è che se Guardiola fosse arrivato con uno sponsor simile in 10 minuti avremmo risolto il problema, anzi avremmo applaudito Guardiola per aver preso le distanze da quel tipo di sponsor. Andrea è stato infangato, vituperato, denigrato senza una colpa specifica, senza sapere neanche il perché, anche perché non credo sia stato lui a proporsi, sono andati loro a contattarlo, non ha proprio nessuna colpa”.
Buffon: “La Federazione ha cercato anche me”
L’ex portiere ha poi confermato che sia il presidente federale Malagò che Maldini e Leonardo gli hanno proposto un ruolo, ma che lui, nonostante all’inizio la proposta lo abbia fatto vacillare, ha risposto di no: “Ho scelto me stesso, ho fatto nel calcio 35 anni ininterrotti, dal 1991 a quest’anno e si arriva a un certo punto in cui si ha bisogno di fermarsi”.
Gigi ha poi spiegato cosa ha intenzione di fare in quest’anno lontano dal calcio: “Voglio dedicarmi alla mia formazione personale, voglio prendere il diploma mi manca un anno, vedere da vicino la scuola di portieri che ho aperto da cinque anni e che nonostante i grandi risultati ho avuto poco tempo di seguire, poi voglio dedicarmi ai miei hobbies, ai miei genitori che stanno invecchiando, ai figli che stanno crescendo a cui posso essere d’aiuto per le scelte e poi con mia moglie a casa ci sto molto bene”.
Buffon ha poi raccontato come si sono svolti i contatti: “Mi hanno fatto una telefonata, prima il presidente federale poi Paolo (Maldini ndr) con Leonardo e devo dire che lì per lì ho tentennato, perché entrambi hanno usato gli strumenti giusti e interessanti per far sì che il ruolo che avevano in mente potesse ricadere su di me, solo che ho voluto rimanere coerente e quest’anno voglio sfruttarlo per formazione mia, per cose che esulano dal calcio, poi se fra un anno ci saranno proposte per me sarò lieto di valutarle”.
Parlando di Nazionale l’ex portiere ha detto di stimare molto Silvio Baldini, CT dell’Under21: “E’ stata una piacevole intuizione del presidente Gravina, quando me lo ha proposto per l’Under 21 ho risposto che io ne potevo parlare solo bene perché è un amico di famiglia, è un ottimo tecnico ed è una persona splendida dal punto di vista umano, ma ha bisogno di essere sostenuto da una dirigenza che sposa fermamente sia l’uomo che il professionista e le sue metodologie di lavoro”.
I Mondiali e il Campionato di Serie A
Per Buffon i Mondiali in gran parte sono stati apprezzabili, ha detto di essere passato sopra a quelle che hanno spacciato per innovazioni, il countdown all’inizio delle partite o l’Hydration break, quello che non gli è piaciuto è stato il trattamento riservato a Balogun che stride rispetto a quelli riservati all’Iran o all’arbitro somalo, distonie troppo evidenti che con un evento sportivo che dovrebbe unire sono troppo evidenti.
Poi l’acuta analisi del momento del calcio italiano, l’ex portiere ha sottolineato che proprio ora che il campionato di calcio italiano è il quarto se non addirittura il quinto per importanza, se non si dà l’opportunità ai propri giovani di giocare significa la fine.
La cosa ancor più grave per Buffon è che “gli altri mandano i loro calciatori promettenti a giocare in Italia e poi se li riprendono quando sono formati, siamo un campionato di passaggio, siamo questi inutile nascondersi, ma facciamo anche in modo di far crescere il nostro movimento e i nostri ragazzi”.
Il ricordo di Franco Baresi e il significato delle “bandiere”
Infine un ricordo di Baresi: “Franco Baresi lo ho incontrato in campo forse 2 volte, non posso dire di averlo conosciuto perché quando io ho cominciato in Serie A lui finiva la carriera, ma era un uomo che incuteva timore per la personalità che aveva in campo e per come gestiva il reparto. Aveva dato una sua lettura al ruolo soprattutto riusciva a capire a intuire l’evoluzione dell’azione e dove sarebbe arrivato il pallone, è stato grandissimo”.
E a proposito del significato oggi di bandiera Buffon ha aggiunto: “Franco Baresi è sceso due volte con il Milan in Serie B, io, Del Piero, Trezeguet, Nedved, Camoranesi, abbiamo deciso di restare alla Juve quando è stata retrocessa per le scommesse. Avevo 28 anni, ero all’apice della carriera, avevo vinto un mondiale con la Nazionale, ho rinunciato a offerte e ingaggi, non ho giocato le coppe europee per tre anni, ma ricordo quella esperienza come un atto d’amore. Ho sentito l’amore e la gratitudine dei tifosi in tutti gli stadi, sono cose che non hanno prezzo e ti ripagano di tutto. Non so se nel calcio di oggi c’è chi farebbe scelte del genere ma ha me quella scelta ha dato tanto umanamente e professionalmente”.

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