Carlo Verdone a ruota libera: il “no” a Belve, l’addio a Vita da Carlo e l’amore a 75 anni
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Dal palco del Vanity Fair Stories 2025, l’attore e regista romano si racconta senza filtri: tra aneddoti surreali, il desiderio di aiutare i giovani registi e la scelta di chiudere la sua serie di successo.
Se c’è un volto che incarna la romanità e la commedia agrodolce italiana, quello è Carlo Verdone. Ospite d’onore al Vanity Fair Stories 2025, il regista settantacinquenne ha regalato al pubblico un ritratto di sé autentico, spaziando tra carriera, vita privata e decisioni professionali importanti.
Tra le rivelazioni più discusse, la conferma che non lo vedremo mai seduto sullo sgabello di Belve (almeno nella realtà) e l’annuncio definitivo sulla conclusione della sua serie tv.
Perché Verdone non andrà a Belve (nella realtà)
Uno dei momenti più curiosi della quarta e ultima stagione di Vita da Carlo – disponibile dal 28 novembre in esclusiva su Paramount+ – vede il protagonista sottoporsi a un’intervista di Francesca Fagnani. Tuttavia, Verdone ha chiarito che quella scena rimarrà l’unica incursione nel mondo delle “belve”.
“Siamo amici con lei: mi ha chiamato, ma l’intervista l’abbiamo fatta nella serie”, ha spiegato l’attore. “È già divertente quella, quindi non andrò dalla Fagnani”.
Nonostante Verdone ammetta di non avere nulla da nascondere, c’è un pizzico di timore reverenziale verso il lavoro d’archivio della giornalista: “Però chissà che vecchi articoli andrebbe a riprendere”. Una scelta che preserva l’ironia senza rischiare scivoloni mediatici, lasciando che la finzione scenica racconti la verità a modo suo.
L’addio a “Vita da Carlo”: questione di onestà
Carlo Verdone ha confermato che la quarta stagione sarà l’ultima. Una decisione presa non per stanchezza, ma per onestà intellettuale verso il suo pubblico.
“Ho fatto tutto quello che potevo fare e ho raccontato tutto di me”, ha confessato. L’idea di trascinare la narrazione in una quinta stagione gli è parsa una forzatura: “Avrei scritto delle cose un po’ finte… Sarebbe stata una Vita da Carlo un po’ così, troppo costruita”.
Questa stagione rappresenta anche un ritorno alle origini ed è intrisa di nostalgia. Nella trama, Verdone viene chiamato come professore di regia al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, luogo simbolo della sua formazione dove si diplomò nel 1974 sotto l’egida di Roberto Rossellini.
Il sogno di essere il nuovo Sergio Leone
Il ritorno (nella fiction) tra i banchi di scuola ha riacceso in Verdone il desiderio di lasciare un’eredità concreta. L’attore ha ricordato con commozione come Sergio Leone decise di scommettere su di lui, un giovane sconosciuto, producendo Un sacco bello.
Oggi, Verdone vorrebbe chiudere il cerchio sdebitandosi con il destino: “Mi piacerebbe un giorno intercettare un ragazzo che ha delle idee nuove, che è originale… e dargli fiducia. Sarebbe come sdebitarmi un po’ con la vita, che è stata molto generosa nei miei confronti”. Un appello accorato verso un ricambio generazionale che, secondo il regista, il cinema italiano merita e necessita.
Amore, selfie e follie dal passato
Non è mancato lo spazio per il lato più leggero e a tratti surreale della sua vita. Verdone ha raccontato di come vive l’amore oggi, alla soglia dei 75 anni: “Non è più come prima ma, ringraziando Dio, ancora ci capiamo”. Anche su questo tema, l’autoironia è la sua arma vincente. Nella serie, infatti, gioca con l’età venendo corteggiato da un’attrice (interpretata da Claudia Potenza) che trova erotico “l’uomo con l’artrosi”.
Ma l’aneddoto che ha lasciato tutti a bocca aperta risale al 1993. Verdone ha raccontato di aver ricevuto una videocassetta da un aspirante attore dal cognome “Strano”.
Il contenuto? L’uomo si era filmato mentre faceva l’amore con la fidanzata (“Mi hanno praticamente regalato una scopata”, ha scherzato Verdone), per poi concludere il video giocando alla roulette russa con una pistola vera puntata alla tempia. “È stata la cosa più assurda e incredibile che mi è capitata nella vita”, ha chiosato il regista, confermando che la realtà, spesso, supera anche la più fervida sceneggiatura.
