Carmen Consoli contro la dittatura dei numeri: “Lo streaming? Inquietante. Io scelgo il contatto reale”
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A Vanity Fair Stories 2025, la Cantantessa prende una posizione netta contro l’ossessione per le metriche digitali, rivendicando il valore dell’essenza creativa e dell’incontro fisico con il pubblico.
In un’epoca in cui il successo di un artista sembra misurarsi esclusivamente attraverso la fredda matematica degli algoritmi, le visualizzazioni su TikTok e i milioni di stream su Spotify, c’è una voce che si leva fuori dal coro. È una voce rock, graffiante e inconfondibile: quella di Carmen Consoli.
Ospite ai microfoni di Vanity Fair Stories 2025, l’artista catanese ha regalato una riflessione lucida e controcorrente sul rapporto tra musica e tecnologia, smontando la retorica dei “grandi numeri” che oggi domina l’industria discografica.
L’ossessione per i dati: “Una cosa inquietante”
Alla domanda diretta sul suo rapporto con i numeri e lo streaming, la Consoli non ha usato mezzi termini. Nessuna diplomazia di circostanza, ma la schiettezza che da sempre la contraddistingue. “Non mi interessa”, ha esordito, per poi rincarare la dose definendo l’attenzione maniacale alle statistiche come “una cosa inquietante”.
Secondo la cantautrice, il pericolo maggiore per un artista contemporaneo è lo spostamento del focus: dall’arte al dato. “Si tende a fissarsi su dei dati su un telefonino e a perdere di vista l’essenziale”, ha spiegato. Ma qual è questo essenziale? Per Carmen è semplice: “Far musica e creare delle cose, che è il motivo per cui siamo qua”.
Questa dichiarazione suona come un campanello d’allarme per una generazione di creativi spesso costretti a trasformarsi in analisti di marketing, preoccupati più della performance di un post o del posizionamento in una playlist editoriale che della qualità intrinseca della loro opera.
Il rifiuto del virtuale a favore dell’umano
La critica di Carmen Consoli non si ferma solo alle piattaforme di streaming, ma investe l’intero concetto di relazione virtuale. “Purtroppo io non credo molto in quello che è il rapporto virtuale, se proprio non è necessario lo eviterei”, ha confessato durante l’intervista.
In un mondo iperconnesso, dove la distanza tra artista e fan sembra annullata dai social media, la Consoli sceglie la via analogica, quella fatta di sudore, sguardi e strette di mano. La sua non è una chiusura snobistica verso il pubblico, anzi, è esattamente il contrario. È la ricerca di un contatto più profondo e autentico.
Il rito sacro del dopo-concerto
A riprova della sua filosofia, l’artista ha raccontato una sua abitudine consolidata: “Alla fine dei concerti incontro sempre tutti, tutto il pubblico”. Questa pratica, sempre più rara tra le grandi star, restituisce alla musica la sua dimensione di condivisione fisica ed emotiva.
Per Carmen Consoli, il concerto non finisce con l’ultima nota suonata sul palco, ma prosegue nell’incontro diretto con chi quella musica l’ha ascoltata e vissuta.
Le parole pronunciate a Vanity Fair Stories 2025 ci ricordano che, nonostante l’avanzata inesorabile del digitale, la musica rimane un’esperienza profondamente umana.
E forse, per essere davvero liberi di creare, bisogna avere il coraggio di spegnere il telefono e smettere di contare gli stream.
