Carolina Marconi: “Ho avuto tre aborti, peggio della chemio”. La battaglia per la maternità, l’amore di Alessandro e il sogno adozione dopo il tumore
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Un fiume in piena di emozione, verità e coraggio. Carolina Marconi si è raccontata a cuore aperto nel salotto di Verissimo con Silvia Toffanin, condividendo un capitolo della sua vita tanto intimo quanto doloroso: la sua tenace e sfortunata battaglia per diventare madre dopo aver sconfitto un tumore.
“Adesso sto bene, veramente sto bene”, esordisce Carolina, la cui forza d’animo è da sempre un faro. A quattro anni dalla diagnosi di cancro al seno, avvenuta nel 2021, e dopo aver completato il percorso di cure nel 2022 (ora prosegue con la cura ormonale), i controlli medici vanno “bene, benissimo”.
Tuttavia, la Marconi non nasconde che ogni verifica è un momento di ansia insormontabile, una “rinascita per il prossimo controllo” solo dopo aver ricevuto il rassicurante “tutto bene”.
Il sogno interrotto: “Non ho tempo per un tumore, devo fare un figlio”
La storia di Carolina e del suo compagno Alessandro è segnata da un desiderio profondo e primario: diventare genitori. Era proprio durante gli esami propedeutici alla fecondazione assistita, a causa di un bambino che tardava ad arrivare, che la showgirl ha scoperto il tumore.
“Ho fatto la risonanza, il risultato che era un tumore piccolissimo ma molto aggressivo”, racconta. La sua prima reazione è stata di negazione e una determinazione feroce: “Io non ho tempo a avere un tumore. Io non ho tempo. Perché io devo fare un figlio.”
Questo desiderio è stato la sua benzina nella lotta contro la malattia. L’amore del suo Alessandro è stato il suo scudo, un “dono di Dio”. “Gli ho detto guarda Carolina, se devi andare all’inferno vengo con te,” aveva risposto lui, unendosi ancora di più in quel momento di prova.

I tentativi e il “calvario” della fecondazione assistita
Nonostante la malattia, il sogno di maternità non si è mai spento. Dopo essere riuscita a congelare un “ovulo prezioso”, Carolina ha potuto tentare la fecondazione assistita grazie a un’apertura della scienza che permette, in alcuni casi, di interrompere temporaneamente la cura ormonale per due anni e cercare una gravidanza.
Il racconto di questo percorso è straziante.
“La prima volta che l’ho fatto sono rimasta incinta. È stato bellissimo perché il primo tentativo è quello più difficile.” La gioia, documentata persino con un video, è stata massima, ma purtroppo breve: “l’ho perso.”
La scienza concede un massimo di due tentativi in questi casi a causa dell’uso di ormoni. Nonostante la paura degli aghi e delle punture in pancia (un trauma per chi ha affrontato la chemioterapia), Carolina ha riprovato. “Sono rimasta incinta un’altra volta. E niente. L’ho perso la seconda volta.”
Dopo il secondo fallimento e il diniego per un terzo tentativo assistito, il suo professore l’aveva invitata a rilassarsi, sperando in un “miracolo”. E il miracolo, in parte, è arrivato: Carolina è rimasta incinta in modo naturale. Ma anche questa terza gravidanza non è andata avanti.
Il cumulo di queste perdite ha fatto sprofondare Carolina in una “tristezza profondissima”, facendola sentire un “fallimento”. Ha confessato un dolore lancinante: “Sono riuscita a dire che il percorso della chemio non era nulla a confronto.”
Un calvario silenziato, di cui, a suo dire, “nessuno ne parla,” ma che molte donne che affrontano la fecondazione assistita conoscono bene.
Il senso di colpa e l’amore vero di Alessandro
Il momento più toccante dell’intervista arriva quando Carolina confessa il suo senso di colpa nei confronti di Alessandro. “Mi dispiace tanto per lui e penso che se lo merita, no? È la propria famiglia.”
Arrivando persino a chiedergli: “Amore ma tu non te lo meriti, ti meriti una famiglia di diventare papà e io sono felice per te perché penso che anche amare significa questo. Lasciami.”
La risposta di Alessandro è la prova di un amore incondizionato: “Lui mi ha detto tu sei matta, ma che stai scherzando, io non posso stare senza di te.”
Per superare il dolore, Carolina ha trovato rifugio negli affetti e in un nuovo arrivo a quattro zampe: “Mi sono presa un altro cane. Sono la mamma di tre pelosettini.” Un modo per distrarsi da una sofferenza l’aveva dilaniata.

Adozione e prevenzione: guardando al futuro con fede
Nonostante la scottatura dei tre aborti, Carolina non molla il sogno di diventare mamma. L’adozione rimane una prospettiva concreta. Tuttavia, anche questo percorso è disseminato di ostacoli.
In Italia, per adottare, la coppia dovrebbe essere sposata (cosa che al momento non possono fare per problemi burocratici legati a un precedente matrimonio di lei) e attendere tre anni. Carolina è scoraggiata: “Adesso sono molto scottata”, ma tra due anni, terminata la cura ormonale, è probabile che ci riproverà, pensando seriamente all’adozione: “Sono molto più contenta di fare felice un bambino.”
La sua testimonianza si conclude con un appello accorato: “Fate prevenzione perché la fertilità non dura per sempre.”
Un messaggio rivolto alle donne, affinché non giudichino chi si approccia alla maternità in età più matura, ma soprattutto affinché pensino al proprio corpo e alla fertilità in tempo.
Carolina Marconi, nonostante il calvario e il dolore, si congeda a testa alta: “Io ci ho provato e non rinnego nulla; se andassi indietro nel tempo ci proverai ancora.”
Una donna che insegna che la forza non è l’assenza di dolore, ma la capacità di rialzarsi, sempre, credendo nell’amore e in un futuro che “sicuramente prima o poi qualcosa di bello porterà.”
