Caso Bova, Monzino insulta la Procura ignaro di essere ascoltato: bugie, offese e richieste di denaro
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La Procura è convinta che nel caso Bova, Federico Monzino abbia avuto un ruolo determinante, anzi i magistrati che stanno conducendo le indagini sul tentativo di estorsione ai danni dell’attore, sono convinti che sia stato proprio il rampollo milanese, amico di Martina Ceretti ad inviare i messaggi in cui chiedeva a Bova “un regalo” in cambio degli audio privati dell’attore con la modella.
A rivelare ulteriori particolari sulla vicenda ci ha pensato Gabriele Parpiglia nella sua newsletter, ciò che ne è sortito è un imbarazzante quadro sul comportamento di Monzino, resosi protagonista nelle ultime ore di offese alla Procura e allo stesso Parpiglia, di bugie e contraddizioni di ogni genere e richieste di denaro per consegnare al giornalista il numero di telefono del fratello di Ceretti, tutte indicazioni utili per chi indaga.
Entrando nello specifico della vicenda, Parpiglia ha tenuto a precisare che il fascicolo aperto in Procura è contro ignoti, ma secondo l’inchiesta giornalistica condotta e dopo aver ascoltato diverse fonti tutto porta nella stessa direzione. In tutto ciò si inserisce come detto la figura di Federico Monzino, come spesso ripetuto, prima che il caso Bova scoppiasse, conosciuto unicamente per essere erede di una delle famiglie meneghine più importanti, adesso inserito nel fascicolo della Procura di Roma sull’intricata vicenda Bova, quale persona informata sui fatti.

Monzino: il profilo social, i toni da sbruffone e la richiesta di denaro
Andando a cercarlo sui social il ragazzo ha un profilo personale su Instagram su cui ostenta il lusso più sfrenato, supercar, yacht, foto di vacanze esclusive e cavalli, ed è proprio dal suo profilo Instagram che Monzino sta contattando Parpiglia con messaggi pieni di provocazioni e offese, il tutto condito da richieste di denaro, nella fattispecie 500 euro in cambio del numero di telefono del fratello di Martina Ceretti. A quanto riferisce il giornalista, Monzino si è nuovamente palesato il 18 agosto rispondendo a una storia Instagram dello stesso Parpiglia in cui quest’ultimo si domandava come mai Il Corriere della Sera non avesse ripreso l’articolo sulla vicenda degli hacker e De Martino, cosa poi avvenuta nelle ore successive.
Monzino prendendo in giro Parpiglia ha risposto alla storia scrivendo: “Forse perché non conta/i un cazzo” come dicevamo la notizia di De Martino è stata ampiamente ripresa da vari quotidiani e anche dal Tg1 pertanto il ventinovenne milanese nella sua risposta non ci ha fatto una gran figura. Ma il punto cruciale è un altro, il giornalista ha teso un trappolone al rampollo milanese e lui ci è cascato in pieno. All’insaputa del giovane, Parpiglia si è collegato con i legali e chi indaga avvertendoli di tutto : “Chiedo anche se mi stesse offendendo. E di evitare, altrimenti si cade nel rischio querela. “Ahahahahhahaha”, “Aspetto con ansia e paura”, “Noo dai ti offendi?”, “Non volevo colpire il tuo ego”, “Mi fai sentire in colpa ora”. Poi dice che mi querela lui. Sorrido. Ma ormai sono abituato alla fioritura del web che marcisce nella sua deriva”.

La trappola in cui cade Monzino
Sempre in contatto con i legali e chi indaga Parpiglia ha chiesto a Monzino se conoscesse “Cath”, l’intestataria della Sim da cui sono partiti i messaggi con la tentata estorsione a Bova. Il ventinovenne in tutta risposta ha mandato un lungo audio, che il giornalista a girato ai legali e a chi indaga, nel quale ridendo e facendo lo sbruffone ha dichiarato di non leggere quello che la newsletter del giornalista pubblica sull’inchiesta, commettendo però un grave errore, ha dichiarato: “non conosco quei prefissi”
Parlando di “prefissi”, Monzino è caduto in un trappolone in quanto non solo ha dimostrato di aver letto la newsletter ( di prefissi e schede Sim si parlava negli ultimi pezzi), ma anche di ricordare molto bene alcuni passaggi, quelli appunto dell’utenza telefonica che a detta della Procura lo riguarda da vicino. Ma non finisce qui, Parpiglia, sempre in contatto con i legali e con chi indaga, ha scritto a Monzino informandolo di ben conoscere i nomi degli iscritti alla newsletter e che il suo nome è presente nella lista, concludendo poi che tutta la conversazione sarebbe stata inoltrata in Procura.
Monzino a questo punto ha cambiato discorso e tramite vocali è tornato sui 500 euro, affermando si trattasse di una cifra simbolica. Come se non bastasse è ricascato sulla storia dei prefissi, irridendo Parpiglia e la Procura che sta conducendo l’indagine ha detto: “Più prefissi?! Ahah ma infilatela tutta nel culo la Procura. E anche se avessi fatto beneficenza a un poveretto per leggere l’articolo e capire se eri un fuffa o meno?”.
A questo punto, dopo aver ascoltato le parole di Monzino dedicate alla Procura, chi indaga, come detto collegati, ha chiesto a Parpiglia di interrompere la conversazione: “In bocca al lupo ne avrai bisogno” ha detto Parpiglia a Monzino, prima di bloccarlo. Il giornalista ha precisato che il materiale raccolto sulla tentata estorsione a Bova a questo punto è consistente e che tornerà a parlare della vicenda, appena la Procura lo autorizzerà a farlo.
I falsi follower su Instagram
Prima di terminare il suo resoconto però il giornalista un inciso per Monzino sulla sua newsletter lo ha lasciato: “Ah, volevamo dire a Monzino che i suoi proclami alla nazione (forse) funzionerebbero se quegli 847.000 follower fossero reali, ma questo è quello che abbiamo scoperto analizzando il suo profilo Instagram…”
A corredo Parpiglia ha allegato il grafico delle interazioni legato al profilo di Monzino, ciò che si evince è che circa il 70% dei suoi follower sono falsi.

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