Cattelan senza filtri: da Fazio a Sanremo, le frecciatine veleno (e leggerezza) di “Benvenuti nell’AI”
#image_title
Alessandro Cattelan è sempre stato sinonimo di controllo, misura e aplomb televisivo. Lo conosciamo come l’intervistatore sagace di Netflix, il presentatore ironico ma mai sopra le righe. Ma c’è una cornice dove l’icona della TV si spoglia dei freni e si concede una libertà quasi sferzante: il teatro.
Con il suo nuovo spettacolo, Benvenuti nell’AI, il conduttore non si limita a scherzare sull’intelligenza artificiale che invade le nostre vite. No.
Sfrutta il palco come un confessionale irriverente per togliersi, finalmente, qualche grosso sassolino dalla scarpa, ritrovando una leggerezza che forse gli era sfuggita negli ultimi impegni televisivi. E lo fa senza paura di apparire, per la prima volta, volutamente scorretto o persino un po’ caustico.
La scomoda verità su Fabio Fazio
La rivelazione più gustosa e inaspettata è senza dubbio quella che riguarda Fabio Fazio. Cattelan, che è da poco entrato nel cast di Italia’s Got Talent come giudice, ha scherzato sull’antipatia, a suo dire, che il conduttore di Che tempo che fa nutre nei suoi confronti.
“Io sto sul cazzo a un sacco di persone, ma non a quelle facili, come Selvaggia Lucarelli o Fabrizio Corona. Io sto sul cazzo al più buono di tutti: Fabio Fazio”, ha dichiarato il conduttore.
Un aneddoto di un incontro in Spagna, di cui non vengono rivelati i dettagli per non rovinare la sorpresa a chi andrà a vederlo, fa da sfondo a questa frecciata.
Un’uscita che dimostra quanto Cattelan voglia giocare con la sua immagine “pulita”, svelando retroscena e dinamiche interne al mondo della TV che in altre sedi non avrebbe mai potuto menzionare.
L’augurio, tra il serio e il faceto, è di finire un giorno ospite proprio di Fazio, magari seduto al tavolo insieme alla Signora Coriandoli.
Sanremo e l’agente: nessuno si salva
Fazio non è l’unico bersaglio dell’ironia affilata di Benvenuti nell’AI. Cattelan ha puntato il dito anche contro uno dei fenomeni più centrali della televisione italiana: il Festival di Sanremo.
La descrizione che ne fa è tutt’altro che romantica e patinata: “Che è un bagno di sangue. Quei cinque giorni sono le mestruazioni della televisione”. Una metafora cruda e diretta che condensa il suo punto di vista sul circo mediatico e l’esasperazione che ruota intorno all’evento.
Non risparmia nemmeno la sua potente agente, Marta Donà, figura chiave nel mondo dello spettacolo e dietro ai successi musicali.
Anche in questo caso, la frecciatina è velata di una beffarda rassegnazione sul mondo delle opportunità: la Donà è “quella con cui vinci il Festival ma non lo presenterai mai”.
Un’allusione ironica forse al fatto che, nonostante il suo indubbio talento e l’agente giusta, la conduzione del Festival gli sia rimasta preclusa.
La leggerezza ritrovata e la critica al perbenismo
Ma il teatro è anche il luogo della ritrovata libertà espressiva. Cattelan ammette di aver riscoperto una leggerezza che sentiva di aver perso, soprattutto negli ultimi anni di lavoro in Rai.
Questa nuova franchezza gli permette di scherzare su aspetti molto personali, dalla moglie Ludovica Sauer che cambia spesso collaboratrici domestiche, alla sua sciatica che gli impedisce di infilarsi le calze con facilità.
La satira si spinge anche a toccare i limiti imposti dal contesto televisivo. Nello show rivela di aver proposto una canzone ironica e per nulla offensiva sulle bestemmie in TV, ma di non aver ricevuto il permesso di cantarla nel suo show Rai, Stasera c’è Cattelan.
Il palco di Benvenuti nell’AI diventa per Alessandro Cattelan l’occasione per spaccare il muro del politicamente corretto e del perbenismo che spesso ingabbia i personaggi pubblici.
Dimostra che quando gli viene data carta bianca, come in questo spettacolo o nel memorabile esperimento di Una semplice domanda (Netflix, di cui si spera ancora una seconda stagione), emerge quel “fuoriclasse” capace di improvvisazione, sagacia e autentica schiettezza.
In questo momento di transizione, in attesa di capire quale sarà il suo futuro televisivo dopo la Rai, una cosa è chiara: Cattelan ha aperto il rubinetto di tutto ciò che pensava ma non poteva dire.
