Charles Leclerc al BSMT: dalla Ferrari al sogno “LEC”, tra famiglia e sacrifici
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In un’atmosfera informale e intima, lontano dal rombo dei motori e dalla frenesia dei paddock, Charles Leclerc è approdato al BSMT di Gianluca Gazzoli.
Quella che doveva essere una semplice chiacchierata si è trasformata in un viaggio profondo “nella testa del pilota e nel cuore dell’uomo”, svelando un Leclerc inedito: imprenditore, marito e figlio, segnato da grandi perdite ma guidato da una determinazione incrollabile.
Un legame viscerale con l’Italia
Nonostante le sue origini monegasche, Charles Leclerc ha ammesso di sentirsi profondamente legato all’Italia. Cresciuto sulle piste di kart italiane, ha imparato la nostra lingua proprio dai meccanici, scherzando sul fatto che a scuola sapesse contare solo fino a trenta.
Questo legame si è consolidato diventando il pilota della Ferrari, un ruolo che lo espone a un calore e a una pressione unici, che lui ricambia con una genuinità che il pubblico italiano adora.
Oltre la pista: il progetto “LEC”
Una delle sorprese dell’intervista è stata la presentazione di “LEC”, il suo nuovo progetto imprenditoriale nel mondo del gelato.
Nato dalla passione per questo dolce, che condivideva fin da bambino con il padre durante la visione dei Gran Premi, il gelato “LEC” è il risultato dell’incontro con Federico Grom.
L’obiettivo era creare un prodotto goloso ma con un ridotto apporto calorico, adatto allo stile di vita di un atleta che deve monitorare ogni dettaglio della propria linea.
Leclerc ha sottolineato come ogni sua attività fuori dalla Formula 1 debba essere “vera e autentica”, specchio delle sue reali passioni.
Il lato umano: il matrimonio e il cane Leo
Leclerc si è presentato al basement come un uomo recentemente sposato. Ha raccontato con emozione il giorno del suo matrimonio con Alexandra, una cerimonia intima con soli 30 invitati, svoltasi con discrezione a Monaco.
Tra i protagonisti della giornata non è mancato il suo cane Leo, diventato ormai una star sui social, che per l’occasione ha persino indossato uno smoking.
Un tocco di classe iconico è stata l’auto scelta per l’evento: una Ferrari 250 Testa Rossa, prestata da un cliente, che ha reso il momento ancora più speciale.

Sacrifici e svolte decisive
La carriera di Charles non è stata una strada in discesa. Il pilota ha ricordato i grandi sacrifici economici della sua famiglia.
Nel 2010, la sua carriera rischiò di interrompersi per mancanza di fondi; i suoi fratelli dovettero smettere di correre affinché la famiglia potesse concentrarsi su di lui.
La svolta arrivò grazie a Jules Bianchi, suo padrino sportivo, che lo raccomandò al manager Nicolas Todt. La vittoria in una gara cruciale a Monaco quell’anno convinse Todt a finanziare la sua scalata verso la Formula 1.
Il peso della perdita e la “bugia bianca”
Il percorso di Leclerc è stato segnato da lutti dolorosi: la scomparsa di Jules Bianchi e quella prematura del padre.
Charles ha raccontato con commozione della “bugia bianca” detta a suo padre sul letto di morte: gli riferì di aver già firmato il contratto per la Formula 1, quando in realtà le trattative erano ancora in corso.
“Volevo che se ne andasse sapendo che la sua missione era compiuta”, ha dichiarato, rivelando come il padre avesse dedicato tutto se stesso per vederlo arrivare al vertice.
La routine del campione
Nonostante il successo, Leclerc mantiene una disciplina ferrea. Si allena ogni giorno, concentrandosi sul cardio, sui pesi e su esercizi specifici per il collo, fondamentali per resistere alle forze G in curva.
Segue una dieta bilanciata preparata dal suo nutrizionista, concedendosi il suo gelato solo come strappo alla regola controllato.
Fondamentale è anche la sua routine pre-gara: 30 minuti prima di salire in auto entra in una “bolla” di concentrazione totale, ignorando la folla e i riflettori per resettare la mente.
Emozioni in rosso: Monza e Monaco
Infine, Leclerc ha descritto l’incredibile emozione di vincere a Monza e a Monaco. Trionfare sulle strade dove aspettava l’autobus per andare a scuola è stato il coronamento di un sogno iniziato a tre anni, quando giocava con le macchinine rosse sul balcone di un amico.
Vincere a Monza come pilota Ferrari, sentendo tutto il sostegno dell’Italia, è un’esperienza che definisce “difficile ma bellissima”, il massimo per chi, come lui, corre con il cuore oltre che con la testa.
