Chiara Balistreri, lo sfogo dopo lo sconto di pena all’ex: “Questo Paese fa schifo, siamo vittime due volte”
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Il grido di dolore di Chiara Balistreri torna a scuotere l’opinione pubblica e accende nuovamente i riflettori sulle falle del sistema giudiziario italiano in materia di violenza di genere.
Martedì 3 marzo, la Corte d’Appello ha emesso il verdetto per Gabriel Constantin, l’ex compagno della TikToker bolognese: 5 anni e 9 mesi di reclusione.
Una condanna che, a prima vista, potrebbe sembrare significativa, ma che nasconde un retrogusto amaro: uno “sconto” di sei mesi rispetto alla sentenza di primo grado.
Per Chiara, 23 anni, nota al grande pubblico anche per la sua partecipazione a L’Isola dei Famosi, non è solo una questione di cifre.
È un tradimento istituzionale. “Quanto fa schifo questo Paese”, ha esordito sui suoi canali social, dando voce a un senso di frustrazione che accomuna molte donne che, dopo aver trovato il coraggio di denunciare, si scontrano con la realtà dei tribunali.

Un calvario iniziato a 14 anni
La storia tra Chiara e Gabriel inizia nel 2017. Lei è appena una ragazzina di 14 anni, lui è poco più grande. Quello che sembra un amore giovanile si trasforma rapidamente in una prigione psicologica e fisica.
Il primo schiaffo arriva nel 2018, seguito dalle classiche giustificazioni del manipolatore: “Io non sono questo, è colpa tua”.
Da lì, è un’escalation di orrore: teste sbattute contro i muretti, sequestri di cellulare durante i viaggi in Romania e una dipendenza affettiva così profonda da spingere Chiara a fuggire persino da una comunità protetta per tornare tra le braccia del suo aguzzino.
“Lui aveva capito di avermi in pugno”, ricorda oggi la giovane, ripercorrendo quegli anni di minacce e abusi che sono culminati, nel 2022, in un’aggressione brutale costata a Chiara la rottura del naso.
Il Codice Rosso e la fuga all’estero
Proprio l’episodio del 2022 ha fatto scattare il Codice Rosso. Chiara è finita in ospedale e da lì è partita la denuncia.
Tuttavia, la giustizia ha mostrato i primi limiti: Constantin è stato condannato agli arresti domiciliari, ma senza l’obbligo del braccialetto elettronico. Una falla che gli ha permesso di fuggire in Romania, sottraendosi alla giustizia italiana per quasi tre anni.
Chiara, però, non è rimasta in silenzio. Ha trasformato il suo dolore in una battaglia pubblica, usando i social (dove vanta un seguito immenso) e la televisione per denunciare la sua situazione e sensibilizzare le coetanee.
La notizia dell’arresto di Gabriel, avvenuta a maggio 2025, le era stata comunicata in diretta durante una puntata dell’Isola dei Famosi, un momento che sembrava segnare la fine di un incubo.

Perché la riduzione di pena fa paura
Oggi, quella vittoria appare mutilata. La riduzione di sei mesi in appello viene percepita da Chiara Balistreri come un segnale pericoloso. “Questa sentenza scoraggia le donne”, ha dichiarato amaramente.
Il timore non è solo che Constantin torni libero prima del previsto, ma che il messaggio inviato dalla magistratura sia di eccessiva indulgenza.
“Lo dico per la grande delusione provata in quanto vittima che ha avuto il coraggio di denunciare, anche pubblicamente ed esponendosi. In queste condizioni sarà sempre complicatissimo per le donne trovare la forza di denunciare”, ha scritto la TikToker.
Il rischio, secondo Chiara, è che la consapevolezza di possibili sconti di pena mini alla base la fiducia nelle istituzioni, rendendo il percorso di uscita dalla violenza ancora più impervio.
Una battaglia che continua
La vicenda di Chiara Balistreri non è solo un fatto di cronaca, ma un simbolo. La sua esposizione mediatica ha il merito di aver portato nelle case degli italiani il tema della violenza domestica vissuta dalla Generazione Z, dove il controllo passa spesso anche attraverso i dispositivi digitali e la manipolazione psicologica precoce.
Mentre il dibattito sulla riforma della giustizia e sulla protezione delle vittime resta aperto, Chiara continua a metterci la faccia, chiedendo che il “mai più” non sia solo uno slogan, ma una realtà garantita da sentenze che non lascino spazio a interpretazioni al ribasso.
