Claudio Cecchetto a La Confessione: “Il talento è un dono, il successo un mestiere”. Da Sanremo 2026 al caso Linus
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Il “re Mida” della televisione e della musica italiana, Claudio Cecchetto, si è raccontato nel salotto di Peter Gomez a La Confessione. Tra aneddoti sulla nascita di Radio Deejay, i retroscena dei suoi Festival di Sanremo e il rapporto complesso con le sue “scoperte”, il talent scout più famoso d’Italia ha tracciato un bilancio lucido e ironico di una carriera che ha cambiato il volto dell’intrattenimento.
Sanremo 2026: il parere di Cecchetto sui vincitori
L’intervista si apre con uno sguardo all’attualità del Festival di Sanremo 2026 condotto da Carlo Conti. Commentando la vittoria di Sal Da Vinci con il brano Per sempre sì, Cecchetto risponde con diplomazia alle critiche di Aldo Cazzullo, che ha definito il pezzo una possibile “colonna sonora di un matrimonio della Camorra”.
“È una proposta che identifica un territorio, quello napoletano, che oggi è il più vivo” spiega Cecchetto, ammettendo però che il vincitore non rientra nei suoi gusti personali.
Il suo cuore batteva per il secondo classificato, SaYf: “Mi aveva colpito subito, per me poteva anche vincere”. Un plauso va anche a Ditonellapiaga, terza classificata e premiata per l’originalità di una proposta finalmente femminile sul podio.

L’eredità di Stefano De Martino e il record di giovinezza
Il passaggio di testimone da Carlo Conti a Stefano De Martino per le prossime edizioni vede Cecchetto entusiasta. “Stefano è il personaggio giusto, finalmente un giovane” commenta, ricordando con un pizzico di orgoglio di essere ancora il detentore del record come conduttore più giovane della kermesse.
Il consiglio di Cecchetto a De Martino? “Continua a coinvolgere i tuoi amici, come faceva il clan di Celentano, e a non prenderti troppo sul serio. Chi non ride non è una persona seria”.
Gli anni d’oro: Benigni, il “Wojtylaccio” e il Gioca Joué
Ripercorrendo i suoi esordi, Cecchetto ricorda la follia del Sanremo 1980, quando accettò la conduzione con l’incoscienza di chi era in Rai da soli tre mesi.
Fu l’anno dello scandalo di Roberto Benigni, che definì il Papa “Wojtylaccio” e scambiò un bacio di oltre 30 secondi sul palco con Olimpia Carlisi.
“Le polemiche aiutano il successo” ammette Cecchetto, ricordando che Benigni fu persino condannato per vilipendio di un capo di Stato estero.
Proprio in quegli anni lanciava il tormentone Gioca Jouer, nato da un limite: “Sono diventato stonato di colpo durante l’adolescenza, così ho deciso di non cantare ma di dire dei verbi”. Il brano, co-firmato da Claudio Simonetti, rappresenta oggi “un piccolo stipendio” costante grazie ai diritti d’autore.
Il “caso” Linus e la paternità di Radio Deejay
Uno dei momenti più intensi riguarda il rapporto con Linus, assunto nel 1984 su segnalazione del fratello Albertino. Dopo la vendita della radio al Gruppo L’Espresso nel 1994, i rapporti si sono fatti distanti.
Alle punzecchiature di Linus sulla crescita del fatturato della radio, Cecchetto risponde con fermezza: “Puoi cambiare la proprietà, ma mai la paternità”. Non c’è stata una vera rottura, ma una netta divergenza caratteriale e affettiva.
Da Jovanotti a Fiorello: come nascono i miti
Il segreto di un grande talent scout? Vedere quello che gli altri non vedono. Jovanotti gli fu segnalato dalla sua ex moglie a Palinuro: “Era diverso dagli altri DJ, faceva bordello al microfono”. Fu proprio Cecchetto a spingerlo a scrivere in italiano per farsi capire dal pubblico.
Su Fiorello, Cecchetto usa una metafora artistica citando Michelangelo: “Il talento era già nel blocco di marmo, io dovevo solo togliere il superfluo e direzionarlo”. Fiorello stesso ricorda i “cazziatoni speciali” di Cecchetto, necessari per disciplinare la sua libertà da animatore di villaggi.

L’incontro con Berlusconi e gli esordi al “Divina”
L’intervista scava anche negli anni ’70 a Telemilano 58. Cecchetto ricorda un giovane Silvio Berlusconi che, pur di gratificarlo, gli raddoppiò il compenso prima ancora che lui potesse chiedere un aumento.
Un legame tale che Berlusconi dichiarò al portiere: “Solo due persone possono entrare senza badge: io e Cecchetto”.
Infine, un curioso retroscena sulla Milano “bacchettona”: alla discoteca Divina, frequentata da clientela gay, gli veniva chiesto di non mettere i “lenti” per evitare che gli uomini ballassero guancia a guancia.
Un’imposizione che Cecchetto accettò con gioia, preferendo di gran lunga il ritmo dello “shake”.

