Costantino Vitagliano: “Maria De Filippi? Ha spinto sulla macchina finché facevo ascolti”
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Dagli attacchi di panico al rapporto (incrinato) con Lele Mora: l’ex re dei tronisti si racconta da Nunzia De Girolamo, raccontando il lato oscuro di un successo senza precedenti.
Era l’inizio degli anni Duemila e il suo volto era letteralmente ovunque. Non c’era copertina, serata in discoteca o programma televisivo che non portasse il marchio di Costantino Vitagliano. Oggi, ospite di Nunzia De Girolamo nel salotto di Ciao Maschio, l’uomo che ha inventato il concetto moderno di “personaggio televisivo” in Italia torna a parlare di quel periodo d’oro, rivelando però le crepe di una maschera che, a un certo punto, ha iniziato a soffocare l’uomo dietro il divo.
La “fame” come motore: “Volevo quello che avevano gli altri”
Non si nasce “re” per caso, e Costantino lo mette subito in chiaro: la sua non è stata una scalata agevolata. “Non sono nato in una famiglia facoltosa, me la sono dovuta guadagnare”, ha esordito l’ex tronista.
Il racconto si sposta immediatamente sulle origini, su quei genitori che “sapevano fare solo una cosa: lavorare, lavorare e lavorare”.
C’è una parola che ricorre ossessivamente nel suo discorso: fame. Non una fame metaforica, ma quel desiderio bruciante di chi guarda il mondo dalla vetrina e non può permettersi di entrare.
“La povertà giustifica la spregiudicatezza? Non so se la giustifica, ma io avevo fame e il modo per arrivare lo trovi”.
Una spinta che lo ha portato a credere fermamente nel suo unico asset dell’epoca: la bellezza. “Cazzo se ci credevo di essere il più bello di tutti”, confessa con la schiettezza di chi non ha più bisogno di filtri.

L’incontro con i giganti: Maria De Filippi e Maurizio Costanzo
Il successo di Costantino è indissolubilmente legato alla coppia d’oro della televisione italiana. Ma cosa videro in lui Maria De Filippi e Maurizio Costanzo? Secondo Vitagliano, non fu solo una questione di estetica.
“A loro devo tanto”, ammette, “ma penso abbiano visto soprattutto la fame nei miei occhi. Quando hanno capito che con me si facevano determinati ascolti, hanno spinto sulla macchina”.
È un’analisi lucida, quasi cinica, di come funziona l’industria dello spettacolo: un incastro perfetto tra un talento (o un’immagine) che funziona e un sistema che sa come massimizzare il profitto.
Costantino era il carburante perfetto per quella macchina che non si fermava mai.

Il prezzo del successo: attacchi di panico e la fuga all’estero
Ma a che prezzo si mantiene un ritmo del genere? Per anni, Costantino è stato un fenomeno mediatico senza sosta: otto programmi contemporaneamente, eventi ogni sera, paparazzi alle calcagna H24.
“Sono arrivato ad avere gli attacchi di panico, d’ansia. Non volevo più che nessuno mi chiamasse per nome, odiavo vedermi appeso dappertutto”.
È qui che emerge il lato più umano e fragile. La soluzione? La fuga. Vitagliano racconta degli anni passati tra Madrid, Ibiza e Formentera, lontano da un’Italia che lo soffocava.
Un esilio dorato, fatto di investimenti immobiliari e locali notturni, necessario per ritrovare se stesso lontano dall’obiettivo dei fotografi che, all’epoca, non concedevano tregua.
“Prima non era come oggi con i social, avevi i paparazzi che ti seguivano ovunque. Su dieci copertine, nove erano mie”.
Il capitolo Lele Mora: “Ero arrabbiato, non tradito”
Non poteva mancare un riferimento alla caduta dell’impero di Lele Mora. Costantino, che della scuderia Mora era il diamante di punta, analizza il crollo dell’agenzia con un misto di amarezza e realismo.
“Più che tradito, ero arrabbiato”, spiega alla De Girolamo. “Non aveva curato gli interessi di chi gli portava tanti soldi”.
La rivelazione è di quelle che fanno rumore: Costantino versava spontaneamente il 50% dei suoi guadagni all’agente. “Io ero quello che gli faceva guadagnare più di tutti. Ma a un certo punto lui si è fidato troppo, pensava di essere intoccabile”.
Oggi Vitagliano appare come un uomo che ha fatto pace con il proprio passato, consapevole di essere stato il protagonista di un’epoca irripetibile della TV generalista, ma anche felice di aver ripreso in mano le redini della propria vita, lontano da quella “macchina” che per poco non lo ha travolto.


