Cristiana Capotondi: “Ci sono donne che decidono di diventare madri senza partner, bellissimo in tempi di crisi della natalità”
#image_title
La vita è fatta di tanti periodi ognuno costituito da scelte precise, Cristiana Capotondi la decisione di esibirsi in teatro da professionista la ha maturata tardi, con un po’ di rammarico. In una intervista rilasciata al settimanale Sette del Corriere della Sera, l’attrice ha raccontato che prima gli spostamenti e l’impegno di una tournée la avrebbero spaventata, adesso non più, anche se continua a sentirsi più orientata a vivere di giorno che di notte.
La mondanità Cristiana la ha sempre collocata in contorni precisi, in oltre trent’anni di carriera, cominciata quando era adolescente, ha sempre detestato fare tardi e recitare la aiuta a dormire meglio una volta tornata a casa: “Mangio alle 18.30 con i tecnici, mi godo lo spettacolo fino all’ultimo secondo e alla fine ho un’adrenalina buona che mi fa dormire molto bene” ha spiegato l’attrice sottolineando che “il teatro mi ha dato nuova sicurezza nei ruoli al cinema o in tv”.
Per Cristiana essere apprezzata in teatro rappresenta anche un riscatto personale, incredibile a dirsi ma da ragazzina si è sentita a lungo poco bella: “Recitare è un meraviglioso gioco e un riscatto personale. Sono stata una bambina che si è sentita a lungo poco bella, poco guardata e apprezzata. Non importa se fosse vero o no, il percepito è sempre diverso dalla realtà”.
Gli inizi con le recite dei boy scout in parrocchia
Gli inizi di Cristiana Capotondi sono stati quelli comuni a una pre adolescente che recitava nel teatro della parrocchia, le rappresentazioni amatoriali che servono ad avere un primo confronto col pubblico, fu proprio in parrocchia che il regista di una troupe Rai la individuò come una possibile futura attrice, per Cristiana, allora tredicenne fu come avere trovato il proprio posto nel mondo.
“Ho cominciato con le recite dei Boy Scout alla parrocchia di Santa Maria in Trastevere – ha raccontato l’attrice a Sette – Tra gli Anni 80 e 90 era nota per via della banda della Magliana. Ai tempi il parroco era Monsignor Vincenzo Paglia, oggi arcivescovo e presidente emerito della Pontificia accademia per la vita, una persona straordinaria, gli sono ancora molto legata e ha battezzato mia figlia Anna. Un giorno venne la Rai per raccontare le tante attività della chiesa e il regista della trasmissione disse: “Questa bambina deve fare l’attrice”. Fu una sensazione incredibile, mi sembrava di aver trovato improvvisamente un posto nel mondo. Ho iniziato a recitare a tredici anni”
Una carriera iniziata prestissimo, che forse le ha levato la leggerezza della giovinezza, ma che Cristiana non ha mai pensato di interrompere: “Oggi ho quasi 46 anni (li compirà il 13 settembre ndr) e con 30 anni di carriera forse mi sono lasciata indietro un bel po‘ di pezzi di infanzia e di adolescenza. Ho un forte senso del dovere e moltissimo rispetto del lavoro, questo mi ha precluso il disordine, la spensieratezza e forse un po’ anche la ribellione. Non ho mai pensato di smettere ma dopo ‘Notte prima degli esami’, nel 2006, mi sono presa una lunga pausa e sono fuggita a Parigi un anno e mezzo per studiare il francese”.
Maternità, figli e diritti delle donne
Cristiana Capotondi ha parlato poi di maternità, di diritti delle donne e dei rapporti con il padre di sua figlia: “Ci sono donne che scelgono di diventare madri senza partner, anche delle mie amiche lo hanno fatto. È bellissimo, soprattutto in tempi di crisi della natalità, certo può essere faticoso. Il padre di mia figlia ed io non siamo più legati, ma lui è molto presente. Anna ha una grande famiglia allargata, ha molti riferimenti”
Una maternità arrivata a 40 anni con un compagno conosciuto da poco dopo la storia quindicinale con il produttore Andrea Pezzi, tuttora un punto di riferimento per Cristiana. “Sono stata fortunata, ma penso mia figlia sia arrivata in un momento molto giusto per me. Di fronte alla maternità si aprono delle finestre di disponibilità psicologica e emotiva inspiegabili. Non hanno a che fare con“la carriera” o“la libertà”, ma con il cercarsi e capirsi come persona, acquisire gli strumenti umani che possono essere utili nell’educazione di un figlio. Avrei potuto benissimo fare la madre a 20anni, o a 35, ma non è capitato e poi sarei stata completamente diversa. Ho avuto Anna nel momento in cui ero pronta”

About The Author
