Cristiana Capotondi, la nuova vita: si riparte da Anna
#image_title
Dopo una carriera lunga e brillante nel cinema e in televisione, Cristiana Capotondi si racconta in una delle interviste più intime e toccanti della sua vita.
Al centro della sua nuova visione del mondo c’è una sola, potente figura: sua figlia Anna, nata nel 2022, quando l’attrice aveva 42 anni. Un evento che non solo ha cambiato le sue priorità, ma ha dato nuovo significato alla sua esistenza.
Conosciuta al grande pubblico per film come Notte prima degli esami e Come tu mi vuoi, Capotondi oggi si affaccia per la prima volta al teatro con La Balia dei vinti, un monologo che intreccia storie familiari e memoria collettiva.
E non è un caso che il progetto teatrale sia nato proprio dopo la nascita di sua figlia: “Quando Anna era già nata mi è arrivato questo testo. E ho deciso di buttarmi, perché dovevo avere paura di una cosa che desideravo da tempo?”.

La maternità per Capotondi è arrivata “ai tempi supplementari”, come ama dire con ironia, ma non per questo con meno intensità.
Anzi, la sua è una maternità consapevole, maturata nel tempo, che le ha fatto scoprire una forza nuova: “Quando diventi genitore ti trasformi. Ti scopri capace di tenere insieme cose che prima sembravano impossibili da conciliare”.
Una riflessione che si allarga al sociale, quando l’attrice sottolinea le difficoltà strutturali che portano molte donne a rinunciare alla maternità: “Il nostro Paese non aiuta. In Francia e Germania i numeri sono diversi, solo al Sud da noi resiste ancora una rete familiare che sostiene”.
Ma se c’è un rimpianto che Capotondi ammette senza esitazione, è quello di non aver avuto Anna prima: “L’avrei circondata di fratelli e sorelle. Mi manca l’idea della famiglia numerosa”.
Un desiderio che oggi cerca di trasformare in una rete affettiva più ampia, fatta di nonni, zie, cugini, madrine e padri presenti: “Non voglio intrappolarla nella diade madre-figlia. Cerco di ricostruire intorno a lei quel sistema familiare che per me è stato così importante”.

Cristiana non nasconde la fatica, le paure, il desiderio di protezione.
E tra queste, spicca una forte preoccupazione per l’impatto dei social media sulle nuove generazioni: “Spero che si spenga tutto. Preferisco rinunciare a una cena fuori piuttosto che darle un tablet a tavola”.
E racconta con fierezza che Anna, a tre anni, non ha ancora avuto accesso a smartphone o contenuti digitali. Una scelta controcorrente, ma coerente con la sua visione educativa.
Proprio in merito ai social, Capotondi esprime una visione critica e allarmata: “La società ha perso il valore della terza età, per gli uomini e per le donne. Non esiste più l’idea che la vita abbia delle stagioni. Cerchiamo continue conferme negli specchi, e i filtri social ci condizionano più di quanto pensiamo. La rappresentazione di sé è diventata instabile, alterata dall’umore e dalla pressione a mostrarsi sempre in forma, sempre giovani. Penso spesso a cosa significhi crescere oggi con questi strumenti: per mia figlia vorrei un futuro libero da tutto questo”.
Un pensiero profondo, condiviso nell’intervista rilasciata al Corriere della Sera, da cui emergono lucidità e urgenza nel voler proteggere l’infanzia da dinamiche tossiche e pressioni digitali.

L’attrice riflette anche sul valore dell’accettazione per chi, per scelta o per destino, non è diventato genitore: “Ci sono tante forme di maternità. Mia zia Marcella, che non ebbe figli, fu madre amorevole per tutti noi. Il mondo è pieno di donne che danno amore anche senza esser madri biologiche”.
Oggi, Cristiana Capotondi vive il presente con la maturità di chi ha conosciuto l’amore in forme profonde — “ho avuto solo due storie importanti nella mia vita” — ma soprattutto con la forza nuova data dalla maternità.
Non rincorre la giovinezza perduta, non si piega ai canoni estetici imposti dai social: “Mi sentirei umiliata a rincorrere la me ventenne. L’ho già vissuta, e ne ho avuto abbastanza”.
Tra ricordi, speranze e nuove responsabilità, Cristiana si afferma come una voce autentica e libera. Una madre che, come dice lei stessa, costruisce relazioni solo dove trova “comunanza di valori e visione della vita”.
Un esempio di come la maternità, quando arriva, può diventare il punto di svolta, il centro da cui ripartire con consapevolezza. E soprattutto, con amore.
