CTCF, la lettera di Littizzetto a Elkann: “Non stai vendendo un chiosco, ma un pezzo di storia italiana”
#image_title
La vendita del gruppo Gedi da parte di John Elkann è sbarcata anche a Che Tempo che Fa, è stata Luciana Littizzetto, torinese doc, a rivolgersi direttamente all’imprenditore, erede della famiglia Agnelli tramite la tradizionale missiva con cui ogni domenica affronta un tema di attualità. La vicenda ha riempito gran parte delle cronache degli ultimi giorni, allorché Elkann dopo una serie di cessioni che hanno riguardato automotive e veicoli industriali, ha deciso di mettere in vendita anche il gruppo Gedi, che rappresenta una parte storica dell’editoria italiana. Si tratta di un vero e proprio colpo a quella che è stata la storia dell’editoria, della storia e della cultura italiana.
Del gruppo posto in vendita fanno parte testate storiche quali La Stampa e La Repubblica, nonché network radiofonici prestigiosi e altrettanto storici quali RadioDeejay, Radio Capital e M2O. Interessato all’acquisto per 140milioni di euro, sarebbe il gruppo ellenico Antenna Group, che potrebbe diventarne proprietario nei primi mesi del 2026. La notizia, arrivata ai lavoratori del gruppo senza essere stati preventivamente avvisati, ha gettato nel panico le redazioni dei due quotidiani, che sono da giorni in stato di agitazione.
Tra l’altro i nuovi acquirenti sarebbero interessati a rilevare le radio e il quotidiano La Repubblica, ma non La Stampa, testata con oltre cento anni di storia, dal 1925 proprietà della famiglia Agnelli. Lo storico giornale torinese qualora non si trovasse un acquirente, rischierebbe di sparire in pochi mesi.

La lettera di Luciana Littizzetto
Ed è cosi che ieri sera, domenica 14 dicembre, Luciana Littizzetto nel suo spazio a Che Tempo che Fa, si è rivolta con una missiva direttamente ad Elkann, facendo presente quanto tale operazione finanziaria rappresenti uno schiaffone alla storia e alla cultura italiana:
“Caro John Elkann, in finanza detto lupo, fratello di Lapo, dell’Italia Stellantis cometa, stalliere di cavallino Ferrari. Nato il primo di aprile, ma il pesce lo stai rifilando a noi” è iniziata così tra il serio e l’ironico la lettera che la comica ha voluto rivolgere all’erede Agnelli, che nelle righe successive pur mantenendo l’ironia ha assunto toni diretti e taglienti. “Chi ti scrive – ha continuato Littizzetto – è una tua dipendente a partita iva, pagamenti sempre puntuali e su questo niente da dire”
“Ti parlo in quanto torinese e in quanto italiana che è preoccupata di quello che sta succedendo a due grandi giornali e un po’ di radio che tu vuoi vendere come è nel tuo diritto. Così come è nel nostro sentirci preoccupati, perché i giornali, quelli seri, sono da sempre il cane da guardia del potere. Sono la libera informazione, sono il pensiero critico, indipendente. E abbiamo paura che invece diventino altro nelle mani di chi possiede ormai grandi pezzi di mondo. Per questo i giornalisti sono in assemblea permanente, e per questo si sono trasformati in guerrieri Jedi, con le penne laser al posto delle spade”, ha continuato la comica per poi affondare: “Perché, caro Elkann, non è che stai vendendo un chiosco di piadine, stai vendendo un pezzo importante della storia culturale italiana”.

Nella parte centrale della missiva non è mancato l’affondo sul Governo, responsabile tra le righe, di seguire a distanza quanto sta accadendo senza entrare in maniera incisiva: “Ora il Governo sta mediando. Adesso sì, siamo tranquilli. Perché se ci pensa il Governo…Mi aspetto di passare domani alla sede de La Stampa e trovarci un negozietto cinese che fa gli orli. C’è un compratore, è vero, si chiama Teodoro Kyriakou, è un armatore greco, amico di Trump, e ha come socio d’affari Bin Salman, il principe ereditario dell’Arabia Saudita che nella vita ha tre passioni, il petrolio, Renzi e comprare tutto ciò che passa per l’Europa. Cosa pensi che gliene freghe a Bin Salman di Torino? Non credo venga per la sindone”
Littizzetto ha poi sottolineato quanto più che una vendita, la cessione di Gedi assomigli a una svendita: “Lo daresti via (il gruppo Gedi ndr) per due lire, 120 milioni di dollari, niente. Però ricordati che la stampa italiana non è un soprammobile da ricchi, è una voce, una storia, una responsabilità”.
Infine la preoccupazione per il futuro e per l’incognita sulla libertà che la nuova proprietà potrebbe non concedere ai giornalisti e agli speaker del gruppo: “Di una cosa solo sono certa, John, che noi tutti, conduttori, artisti, giornalisti, se domani ci sveglieremo e scopriremo di lavorare per un fondo greco, arabo o marziano, continueremo a fare quello che abbiamo sempre fatto, a raccontare il mondo come lo vediamo, senza farci influenzare.
Potete comprarci, venderci (…) ma quello che non potete comprare è la testa di chi scrive, la lingua e il cuore di chi fa la radio, è la schiena dritta di chi fa giornalismo e di chi come me sale su un palco per dire quello che vede e non quello che conviene. Perché un giornale può essere venduto, ma la stampa, quella vera, non è in vendita, il giornalismo non è un asset, la satira non è un orpello, la radio non è un gioco da tavolo del potere, non ci sono solo i soldi nel mondo, ricordatelo John, e ricordatevi una cosa signori investitori, possiamo lavorare per voi ma non saremo mai vostri. Con affetto e un filo d’ansia per me e per tutti i miei colleghi”.
About The Author
