Dal palco di Sanremo a MySpace: Paola Iezzi e la potenza della sofferenza (e un “due di picche” a Robbie Williams)
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Per la generazione cresciuta a cavallo del Duemila, Paola Iezzi è sinonimo di hit indimenticabili e di una leggerezza pop che ha segnato un’epoca.
Ma dietro le paillettes di successi come Vamos a bailar e l’emozionante reunion con la sorella Chiara, si nasconde una storia di scelte difficili, sofferenze private e una dedizione totalizzante all’arte.
In questa intervista senza filtri al BSMT di Gianluca Gazzoli, Paola si spoglia dei lustrini dello show business per raccontare il dolore della separazione artistica, l’incontro inaspettato (e social) che le ha cambiato la vita e persino il curioso “due di picche” dato a un’icona mondiale del pop. Preparatevi a scoprire il lato più autentico e combattivo di una vera superstar.
L’amara fine di una simbiosi: 17 anni di sogni infranti
La fine del duo, durato ben 17 anni, non fu un litigio, ma un drammatico cambio di prospettiva: i sogni erano cambiati.
“La simbiosi è stata importante per costruire la forza di quel progetto lì, però umanamente parlando, la simbiosi non è amica dell’evoluzione“, ha spiegato Paola, chiarendo il meccanismo che ha portato alla separazione.
Chiara, infatti, aveva sviluppato una nuova, fortissima passione per la recitazione, lasciando il progetto pop che le aveva rese famose.
Per Paola, che si definisce una persona “fedele alla linea”, la fine è stata durissima: “Ho vissuto la cosa malissimo.” Ha ammesso di essere stata arrabbiata e di aver sofferto la chiusura di quello che era il loro sogno di ragazzine.
La comunicazione tra le due sorelle si è interrotta per un periodo: un vero e proprio blackout comunicativo durato qualche anno, un “prezzo da pagare” per l’evoluzione personale. Solo l’accettazione del cambiamento, durata quasi un decennio, ha permesso poi una serena riconciliazione.

Incontri surreali e il rifiuto a Robbie Williams
Gli anni di gloria sono stati costellati da momenti “assurdi” e indimenticabili. Paola ha rievocato l’emozione provata nel vedere icone come Patti Pravo e Loredana Bertè nel backstage.
Uno degli aneddoti più incredibili riguarda Lucio Dalla: Paola ricorda ancora la giornata surreale trascorsa a casa del Maestro, che le aveva invitate per un duetto in Piazza Grande a Bologna.
In un salone che sembrava “il Vittoriale di D’Annunzio“, Dalla e Luca Carboni si misero a suonare il pianoforte, mentre le due sorelle, ancora ingenue e concentrate solo sulla musica, erano scioccate nel trovarsi al cospetto di una tale grandezza: “Io vedevo Dalla davanti a me, non è che vedevo… non sono un suo pari.”
Ma il momento che oggi scatena più risate e attenzione social è l’incontro con Robbie Williams nel 1998, durante un concerto di MTV.
Robbie Williams, al culmine del successo di Millennium, notò Paola e, dopo averla invitata nel backstage, le chiese: “Se volevo andare con lui a Como a dormire.”
La risposta di Paola? Un diplomatico e scherzoso rifiuto: “Grazie, domenica mi devo svegliare molto presto.” Paola scherza oggi sul fatto che probabilmente un divo come lui si possa ricordare solo di “chi gli dice di no”, un aneddoto che è tornato prepotentemente alla ribalta social.
La forza di non diventare il “villain”
Paola ha riflettuto anche sul periodo di minore successo e sull’importanza della sofferenza nell’arte. Ammette di aver sofferto tantissimo quando l’attenzione mediatica è scemata, ma ha saputo trasformare quel dolore in forza.
“Il cattivo per me è il più grande dei sognatori, che però deluso non ce la fa e si incattivisce”, ha teorizzato Paola, usando la metafora dei fumetti Marvel.

La sua filosofia è quella di non diventare il villain, ma di utilizzare la forza della frustrazione e della sofferenza (“che sono forze potenti”) e “switcharle” in qualcosa di buono e creativo.
Ha portato ad esempio George Michael che, dopo essere stato umiliato in uno scandalo, trasformò la sua vergogna nel brano Outside, dove gli orinatoi del videoclip si trasformano in disco ball.
Icona LGBTQ+ e l’amore su MySpace
Paola Iezzi e sua sorella sono da tempo icone della comunità LGBTQ+. Questa connessione, secondo Paola, è stata immediata, quasi inconscia, ma cementata dal successo di Vamos a bailar e di brani come Viva el amor che nel 2001 fu scelto come inno del primo Pride milanese (allora Gay Pride).
Il loro messaggio è sempre stato quello di un amore universale e senza confini, un valore in cui Paola crede profondamente, al di là del suo orientamento sessuale.
Un’altra connessione inaspettata l’ha trovata con il suo attuale compagno, il fotografo e filmmaker Paolo Santambrogio, con cui lavora. Si sono conosciuti su una piattaforma che oggi sembra preistorica: MySpace.
Paola, diffidente, ha risposto al messaggio di lui solo dopo aver controllato la qualità delle sue fotografie. Un corteggiamento digitale durato un mese, culminato in un appuntamento in cui lui le regalò un libro del suo fotografo preferito, Helmut Newton.
La scelta di non avere figli
Infine, Paola ha toccato un tema molto personale e attuale: la scelta di non avere figli. Una decisione consapevole, legata alla sua dedizione totale all’arte.
“Sapevo che non avrei potuto… avrei dovuto smettere di fare questo mestiere. Per me sarebbe stata una sofferenza troppo grande”, ha confessato.
Ha ricordato un episodio in cui un ex fidanzato le chiese di accantonare la musica per “mettere su famiglia” e lei si sentì “una specie di prigione” costruirsi intorno a sé.
Per Paola, l’impegno artistico richiede una concentrazione totalizzante, e una persona che ama e conosce la sua storia non può chiederle un tale sacrificio.
La fiamma della reunion e Superstar
Nonostante la ritrovata popolarità del duo, che si è riacceso grazie all’entusiasmo virale del web e all’incredibile successo della reunion a Sanremo, Paola è tornata alla sua carriera solista.
Il suo nuovo singolo, Superstar, affronta proprio il tema di come la patinata vita dello show business possa intaccare la personalità di artisti di talento, portando a depressione e derive patologiche.
Un messaggio profondo, confezionato con la leggerezza pop che Paola difende e che continuerà a portarci, nella sua luce solista o in quella del duo, quando gli “incastri” lo permetteranno.
