Damiano Gavino: tra il ritorno di Manuel in Un Professore 4, i segreti del set di Ozpetek e quella scommessa contro la dipendenza dai social
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Il legame intimo con i propri personaggi, la timidezza degli esordi trascorsa tra i banchi di un liceo musicale, il grande cinema d’autore e una netta, quasi anacronistica, distanza dalle logiche totalizzanti dei social network. C’è tutto questo, e molto di più, nel racconto sincero e appassionato che Damiano Gavino ha regalato al pubblico del Benevento Film Festival.
L’attore romano, ormai consacrato come uno dei volti più promettenti della nuova generazione del cinema e della serialità televisiva italiana, si è concesso a una lunga intervista, ripercorrendo le tappe fondamentali di una carriera in rapidissima ascesa e regalando golose anticipazioni sui suoi progetti futuri, a partire dall’attesissima quarta stagione de Un Professore.
Il grande ritorno di Manuel e le radici sul set
L’annuncio della quarta stagione de Un Professore ha riacceso l’entusiasmo dei fan, rimasti orfani delle vicende romane che hanno incollato alla TV milioni di telespettatori.
Per Damiano Gavino, rivestire i panni di Manuel significa ritrovare un compagno di viaggio fondamentale. Si tratta di un personaggio a cui l’attore pensa costantemente, descrivendolo come un appuntamento biennale fisso con le riprese, un’opportunità preziosa per riprenderlo in mano e scavare nelle sue mille sfaccettature.
Essendo il primissimo ruolo importante della sua carriera artistica, Manuel custodisce una parte significativa della personalità profonda dello stesso Gavino.

Ricordando le riprese della prima stagione, l’attore ha confessato di essersi sentito inizialmente molto spaesato all’interno del set.
Quella vulnerabilità e quel senso di disorientamento visibili sul piccolo schermo non erano altro che lo specchio reale del suo debutto assoluto davanti alla macchina da presa.
Con il tempo, tuttavia, grazie al supporto prezioso di colleghi, registi e maestranze, il giovane interprete ha saputo infondere sfumature inedite e mature a un personaggio amatissimo.
Sebbene le bocche restino rigorosamente cucite sui dettagli della trama della quarta stagione, Gavino ha confermato che le riprese ufficiali prenderanno il via a febbraio, manifestando una gioia immensa nel ritrovare il cast e la troupe con cui ha condiviso questo straordinario percorso.
La maturità al tempo del Covid: il contrabbasso e il penultimo banco
Il dialogo con il pubblico beneventano si è poi spostato sui ricordi dell’adolescenza e degli anni scolastici, tracciando parallelismi divertenti con il ribelle Manuel.
Gavino ha rievocato la sua notte prima degli esami, vissuta nel travagliato 2020, l’anno in cui l’emergenza sanitaria legata alla pandemia di Covid-19 ha riscritto le regole della scuola.
Niente scritti, solo un lungo esame orale preceduto dal tradizionale e intramontabile rito collettivo: la classe riunita nella piazza vicina all’istituto a cantare a squarciagola la celebre canzone di Antonello Venditti, sfidando con un pizzico di incoscienza giovanile i severi divieti di assembramento dell’epoca.
Un’emozione pura che l’attore vede rinnovarsi ancora oggi nei ragazzi che affrontano la maturità.
Diplomatosi al liceo musicale con un lodevole punteggio di 82, Gavino ha ammesso con ironia che l’assenza delle prove scritte ha evitato un esito potenzialmente peggiore.
La sua bestia nera era la materia denominata teoria, analisi e composizione, un vero e proprio scoglio che lo avrebbe costretto a comporre un brano da zero, impresa per la quale non si sentiva affatto pronto.
La prova pratica dell’orale lo ha visto invece esibirsi al contrabbasso, uno strumento imponente scelto durante il percorso di studi.
Pur non toccandolo da qualche tempo a causa dell’ingombro e dei problemi logistici legati ai faticosi spostamenti per i concerti che gli causavano mal di schiena fin dall’età di quindici anni, l’attore conserva un ricordo splendido del contrabbasso e degli insegnamenti umani e artistici trasmessi dal suo storico professore.

A scuola Gavino non era uno studente da ultimo banco come il suo alter ego televisivo, bensì da penultimo: una strategica via di mezzo all’interno di un’aula disposta su quattro file, ideale per fare un po’ di sano caos controllato ma abbastanza vicina da trovare sempre la via per circolare e sviare l’attenzione dei docenti, mantenendo una media di valutazioni alta grazie a una spiccata furbizia.
Tra le materie, la sua preferita in assoluto era la storia dell’arte, una passione che coltiva tuttora visitando musei, chiese e basiliche ogni volta che scopre una nuova città.
Al contrario, il rapporto con la matematica e la fisica è sempre stato fallimentare, tanto che il suo professore confessò candidamente alla madre che il ragazzo, pur impegnandosi al massimo delle sue capacità, proprio non riusciva ad assimilare la materia.
La musica intima, Harry Styles e il mito dei biopic
La formazione musicale di Damiano Gavino emerge con forza anche nella sua quotidianità, sebbene l’attore preferisca usare il termine strimpellare per rispetto nei confronti dei musicisti professionisti.
Il suo percorso è iniziato da bambino con il classico flauto dolce scolastico, per poi evolversi attraverso lo studio della chitarra, della batteria e, successivamente, del pianoforte e del contrabbasso.
Lontano dallo stereotipo del ragazzo che ai falò sulla spiaggia cercava di conquistare i presenti chitarra alla mano, Gavino ha sempre considerato la pratica musicale come una dimensione estremamente intima e privata, da condividere esclusivamente con le persone più vicine.
Interrogato sulle sue preferenze d’ascolto, ha svelato di essere un consumatore accanito di musica, prediligendo l’ascolto ad alto volume tramite casse domestiche che spesso mettono a dura prova la pazienza dei vicini di casa, specialmente mentre si dedica alle sue abilità culinarie, tra cui spicca un ottimo e burroso croque madame perfezionato durante un recente soggiorno a Parigi.
Nelle sue playlist quotidiane non c’è spazio per la techno o la dance, ma dominano le sonorità funky anni ’70 come la celebre September degli Earth, Wind & Fire, le atmosfere cinematografiche della lunghissima playlist della serie TV High Fidelity e il pop sofisticato di Harry Styles, la cui hit Treat People with Kindness rappresenta il suo brano scaccia-tristezza preferito.
Alla domanda su quale grande icona della musica internazionale gli piacerebbe interpretare un giorno sul grande schermo, Gavino ha espresso un sogno ambizioso: dare il volto a Jim Croce, il cantautore italo-americano degli anni ’70 di origini abruzzesi, autore di ballate straordinarie e prematuramente scomparso.
Il cinema d’autore con Ozpetek e la fantascienza di Prophecy 2
La consacrazione cinematografica è arrivata nel 2023 grazie a Ferzan Ozpetek, che lo ha scelto come co-protagonista del film Nuovo Limbo.
Un’esperienza indimenticabile che ha permesso a Gavino di calarsi nei panni di un giovane degli anni ’70, muovendosi tra i vicoli storici e le affascinanti atmosfere di una Roma senza tempo.
Dell’acclamato regista, l’attore custodisce il ricordo di un’immensa generosità professionale: Ozpetek ha saputo azzerare le distanze generazionali e di esperienza, ponendo un debuttante sullo stesso piano di un maestro del cinema, dimostrando una straordinaria capacità di ascolto e una costante apertura all’ispirazione estemporanea suggerita dal set e dagli attori stessi.
Accanto al cinema d’autore, il percorso di Gavino si è arricchito con la partecipazione a Prophecy, un lungometraggio thriller e tecnologico decisamente innovativo per il panorama cinematografico italiano.
Il successo della pellicola è stato tale da spingere Disney Plus a confermare la produzione di un secondo capitolo. L’attore si è detto entusiasta di poter tornare a interpretare il ruolo di un genio dei software e degli algoritmi complessi, una circostanza che rappresenta una vera rarità nel mercato cinematografico nostrano, dove i sequel sono solitamente prerogativa esclusiva delle serie televisive a episodi.

La scommessa contro i social e i progetti futuri
Il contrasto più evidente tra la vita reale di Damiano Gavino e il suo personaggio esperto di tecnologia in Prophecy risiede nel rapporto con la contemporaneità digitale.
In netta controtendenza rispetto alla stragrande maggioranza dei colleghi e dei coetanei, l’attore romano adotta una condotta estremamente distaccata e guardinga nei confronti delle piattaforme social.
La scelta di limitare drasticamente la propria presenza online non risponde a una strategia d’immagine pubblica, ma a una profonda consapevolezza personale riguardo ai rischi di dipendenza che questi strumenti possono scatenare.
Secondo Gavino, il sovraccarico digitale rischia di distogliere le persone dalla propria traiettoria di vita autentica, allontanando l’attenzione da ciò che accade realmente nel mondo circostante e sottraendo tempo prezioso alla crescita personale e intellettuale.
Un distacco talmente radicale che l’attore ha confessato di possedere un computer acquistato sei anni fa e rimasto praticamente inutilizzato nella sua confezione originale fino a diventare obsoleto.
Sebbene questa riservatezza possa in parte dispiacere ai fan desiderosi di scoprire dettagli della sua quotidianità, Gavino preferisce di gran lunga l’autenticità degli incontri dal vivo, come quello caloroso avvenuto a Benevento.
Il futuro professionale dell’attore si preannuncia denso di impegni importanti: oltre ai già confermati set di Un Professore 4 e Prophecy 2, all’orizzonte si profila una nuova, stimolante sfida cinematografica blindatissima dal suo ufficio stampa, un ruolo inedito che promette di metterne nuovamente alla prova il talento cristallino.
