Diletta Leotta: oltre la bellezza, dalla laurea in legge alla Kings League e la “sorella scelta” Elodie
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“Se racconto tutto mi giudicano, se non dico niente si inventano il resto”. Esordisce così Diletta Leotta nel salotto di Paola Perego, ospite del podcast Poteva Andare Peggio.
Un’intervista di un’ora che ha scardinato l’immagine patinata della “regina del calcio” per rivelare una donna fatta di studio, traumi superati e una corazza costruita un mattone alla volta.
Il “regalo” a papà: 37 esami e una laurea in Giurisprudenza
Uno dei passaggi più intensi riguarda il suo percorso accademico. Molti vedono solo i bordocampo, ma dietro c’è una studentessa che ha affrontato 37 esami di Giurisprudenza.
Non è stata una scelta di vocazione, ma un atto d’amore: “L’ho fatto per mio papà. Lui voleva che diventassi avvocato. Ogni volta che tornavo a Catania mi chiedeva: “Quanti esami hai dato?””.
Diletta racconta con orgoglio il giorno della laurea, vissuto come un traguardo di resilienza: “Lo studio mi ha dato una struttura mentale. Quando oggi devo preparare una diretta di tre ore, uso lo stesso metodo che usavo per il diritto privato”.
Una preparazione che le è servita per affrontare un ambiente, quello del giornalismo sportivo, inizialmente ostile e carico di “nonnismo”.

L’inferno dell’attacco hacker: “Mi sentivo violata”
A 26 anni, nel pieno della sua ascesa a Sky, Diletta ha vissuto quello che definisce un vero e proprio “terremoto”: la diffusione hackerata delle sue foto private. “Mi si è bloccato il telefono, c’erano migliaia di chiamate. Avevano pubblicato anche il mio numero”.
Il racconto si fa cupo quando descrive il momento in cui ha dovuto affrontare le autorità: “Ero alla Polizia Postale, mi sentivo nuda, violata. Ma ho capito che non ero io a dovermi vergognare. Era un reato, non una mia colpa”.
Questo episodio ha segnato il passaggio all’età adulta, insegnandole a distinguere tra l’immagine pubblica e l’intimità che nessuno può portarti via.
La filosofia dello “sticazzi” e il “contenitore vuoto”
Diletta non nasconde le ferite inferte dai social e dai colleghi. Ricorda con amarezza le critiche per il suo monologo a Sanremo sulla bellezza: “Hanno detto che il mio contenitore era vuoto. Ma la bellezza è un dono che capita, non un merito. Il merito è quello che ci metti dentro: la preparazione, il lavoro, la fatica”.
Per sopravvivere al tritacarne mediatico, ha adottato una filosofia brutale ma efficace: lo “Sticazzi”. “Ho una cartella sul telefono dove finiscono i commenti d’odio. Non la apro mai. Se dovessi dare peso a ogni persona che mi insulta senza conoscermi, non uscirei più di casa”.
Un distacco necessario per proteggere la sua salute mentale e quella della sua famiglia.

Loris, Aria e la lingua universale del cuore
L’incontro con Loris Karius a Saint-Tropez sembra uscito da un film. “Non parlavamo la stessa lingua, ci capivamo a gesti e sorrisi. È stata un’energia immediata”.
Diletta racconta con estrema onestà la scoperta della gravidanza, arrivata dopo pochissimi mesi: “Ero spaventatissima. Mi sono detta: “E ora?”. Ma Loris è stato la mia roccia”.
Oggi, con la piccola Aria, la sua vita è cambiata: “Sono diventata fortissima e fragilissima. Quando la guardo, tutto il resto scompare”.
La maternità non l’ha però fermata; anzi, l’ha spinta verso nuove sfide come la presidenza della Kings League Italia, dove si mette in gioco anche fisicamente (nonostante un rigore sbagliato che, ammette ridendo, “mi perseguita ancora la notte”).
Elodie: la “sorella scelta” contro l’invidia femminile
Un capitolo speciale dell’intervista è dedicato a Elodie. In un mondo spesso descritto come dominato dalla competizione femminile, Diletta parla della cantante come di una sorella: “Elodie è l’amica onesta, quella che ti dice la verità anche quando fa male. Tra noi non c’è ombra di invidia, solo supporto puro. È la mia famiglia a Milano”.
Questo legame è per lei la dimostrazione che l’empowerment femminile non è uno slogan, ma una pratica quotidiana fatta di solidarietà e risate condivise.

Il futuro: “Nonna Dilettante” nel 2056
Guardando al futuro, Diletta non smette di sognare in grande. Sta studiando intensamente l’inglese per portare la sua carriera a un livello internazionale, convinta che il calcio sia un linguaggio universale capace di abbattere ogni barriera.
E alla domanda di Paola Perego su come si vede tra trent’anni, Diletta risponde con ironia, scrivendo una lettera alla se stessa del 2056: “Sarò impegnata con il mio nuovo podcast, Nonna Dilettante, e chiederò ancora consigli a te, Paola”.
L’intervista si chiude con una consapevolezza nuova: Diletta Leotta non è solo l’immagine perfetta che vediamo in TV. È una donna che ha imparato a cadere, a incassare i colpi di un attacco hacker, a studiare tra un servizio e l’altro e a dare priorità a ciò che è reale.
Perché, come dice lei, “poteva andare peggio, ma ho scelto di farlo andare meglio”.
