Emanuele Filiberto: “Mussolini accusò mio nonno Umberto di omosessualità, fece preparare un dossier e ricattò Re Vittorio Emanuele. Mia nonna mi parlò di ignobili accuse”
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Emanuele Filiberto di Savoia è in promozione in questi giorni con il libro “La Regina di Maggio”, dedicato ala figura della nonna paterna, Maria Josè che insieme al marito Umberto II, regnò in Italia il solo mese di maggio 1946, prima che il referendum del 2 giugno decretasse la fine della monarchia in Italia costringendo i Savoia all’esilio a Cascais d’Estoril in Portogallo.
Il principe, intervistato dal settimanale Oggi, ha detto di aver scritto il libro pensando alle sue figlie, Vittoria e Luisa affinché possano meglio conoscere la figura della bisnonna: “Le mie figlie potranno conoscere meglio la storia recente del loro casato, che si intreccia strettamente con quella dell’Italia, consentendo loro di crescere senza dover vivere un conflitto con il proprio cognome, ma anzi con la consapevolezza e il legittimo orgoglio di appartenere a una famiglia che è parte integrante della storia d’Italia”
Le accuse di Mussolini a Umberto
Nel corso dell’intervista l’erede di casa Savoia, ha raccontato anche un retroscena legato alla presunta omosessualità di suo nonno Umberto. Mussolini fece spiare l’allora erede al trono e fece redigere un dossier sulle sue presunte abitudini sessuali: “Sin dal 1926 Mussolini faceva spiare mio nonno Umberto facendo compilare un rapporto riservato. Mia nonna mi parlò di “ignobili accuse” che riportavano di incontri di mio nonno con uomini. Mia nonna mi confessò che forse con questo dossier Mussolini riuscì in più occasioni a piegare il re Vittorio Emanuele”.
Il dossier, compilato dal ministro dell’Interno della Repubblica Sociale, Guido Buffarini Guidi, fu consegnato a Mussolini e custodito nella sua borsa fino a Dongo dove, in fuga, venne scoperto e fucilato insieme alla sua amante Claretta Petacci e altri gerarchi fascisti.
Emanuele Filiberto ha raccontato al settimanale, da giovedì 11 giugno in edicola, che il dossier arrivò non si sa come alla prefettura di Como, ma un fedelissimo di casa Savoia riuscì a entrare in possesso del fascicolo e lo fece sparire facendolo arrivare al Quirinale direttamente nelle mani di Umberto.
Il settimanale Oggi nell’articolo riporta a corredo anche alcuni fogli di quel dossier di cui a parte pochi frammenti si sono perse le tracce.


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