Emma Marrone, il doloroso addio a Ornella Vanoni: “Mi disse di essere più stupida per trovare l’amore”
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Al Vanity Fair Stories 2025, tra le lacrime e i sorrisi amari, Emma ricorda l’amica e mentore scomparsa a 91 anni. Tra aneddoti esilaranti, risotti mancati e lezioni di vita, il ritratto inedito di una donna libera.
È un’atmosfera carica di commozione quella che avvolge il palco del Vanity Fair Stories 2025. Quella che doveva essere una celebrazione della musica e delle storie si è trasformata, per un gioco crudele del destino, in un tributo a una delle icone più grandi della musica italiana: Ornella Vanoni, scomparsa ieri all’età di 91 anni.
A portarne il peso e l’amore è Emma Marrone, che con voce rotta non ricorda solo l’artista, ma l’amica insostituibile che ha avuto il privilegio di avere accanto.
Oltre la Diva: un’amicizia vera e senza filtri
“Oggi è una giornata complicata”, esordisce Emma, visibilmente provata. Per il pubblico Ornella era la “signora della canzone”, l’interprete raffinata, la donna senza peli sulla lingua. Per Emma, era semplicemente “Orni”. “Lo dico da privilegiata: per me è stato un onore averla nella mia vita. Non era solo una grande artista, era realmente una mia carissima amica”.
Il racconto di Emma scardina l’immagine della diva irraggiungibile, restituendo al pubblico il ritratto di una donna presente, capace di gesti di una tenerezza disarmante.
Come quella volta, dopo l’ultimo intervento subito da Emma, in cui il citofono della sua casa a Roma suonò inaspettatamente. “Ero in giardino con i miei amici stretti, ancora convalescente. Mia sorella andò al citofono: era Ornella. Era venuta a trovarmi per vedere come stavo, esattamente come si fa tra veri amici”, racconta la cantante salentina. “In quel momento dissi ai miei ospiti: ‘Ragazzi, con Ornella potete essere voi stessi’. Perché lei era così: vera”.
“Devi essere più stupida”: i consigli sull’amore
Ma il ricordo di Emma non è fatto solo di lacrime. Tra i singhiozzi spunta il sorriso, quello che Ornella sapeva sempre strappare con la sua ironia tagliente e la sua visione disincantata della vita. Emma condivide con il pubblico i dettagli delle loro telefonate, siparietti che sembrano scritti per una commedia all’italiana.
“Mi squillava il telefono: ‘Ornella, Orni, ciao amore… Ti sei fidanzata?’. Io rispondevo di no, e lei partiva: ‘Ma cosa vuoi? Tu sei bella, intelligente, di successo, autoironica… Devi essere un po’ più stupida. Ornella io non ce la faccio a essere stupida! E allora resta singola’”.
Un consiglio paradossale che racchiude tutta la filosofia della Vanoni: una donna che ha amato, sofferto e vissuto, e che aveva capito che a volte, per sopravvivere, bisogna prendersi meno sul serio.
L’eredità della libertà
Al di là dei risotti promessi e mai mangiati (“Ci eravamo ripromesse quella cena, lei era bravissima a farli, è stato uno shock”), ciò che resta è l’insegnamento più grande: la libertà. Emma definisce Ornella “l’emblema della donna libera”. Non una libertà di facciata, da slogan social, ma una libertà viscerale, pagata spesso a caro prezzo.
Ricollegandosi al proprio percorso, Emma cita una frase che sembra il manifesto di questo legame spirituale tra le due artiste: “Ho scelto di essere libera, non felice. E chi lo fa sa che andrà incontro a mille difficoltà. Se fallirete va bene, è proprio dai grandi fallimenti che si costruiscono le storie”.
Ornella Vanoni se n’è andata lasciando un vuoto incolmabile nella musica italiana, ma come testimonia il ricordo vivido di Emma, ha lasciato qualcosa di più prezioso a chi l’ha conosciuta davvero: una lampada di Murano regalata dopo una cena esilarante e la consapevolezza che essere se stessi, senza freni e senza filtri, è l’unica rivoluzione che valga la pena combattere.
