Enzo Iacchetti: “Bocciato quattro volte a Sanremo, anche con Guccini. Ma ora ci riprovo”
#image_title
Dal palco di Naturalmente Pianoforte a Pratovecchio, l’attore e conduttore si racconta con Andrea Scanzi tra rimpianti cinematografici, sogni musicali e retroscena inediti.
Il borgo toscano di Pratovecchio si è trasformato nella cornice d’eccezione per un incontro artistico di rara intensità, capace di mescolare la graffiante ironia del palcoscenico alla profondità delle riflessioni umane. Nella prestigiosa cornice del Festival Naturalmente Pianoforte, il celebre giornalista Andrea Scanzi ha guidato una conversazione intima e senza filtri con uno dei volti più amati e poliedrici dello spettacolo italiano: Enzo Iacchetti.
L’incontro, avvenuto sotto i riflettori della kermesse musicale e culturale il 17 luglio 2026, ha offerto al pubblico presente un ritratto inedito dell’artista di Luino, ben lontano dai cliché televisivi a cui il grande pubblico è tradizionalmente abituato.
L’intervista ha preso le mosse da una riflessione sull’autocritica e sull’eredità artistica, un tema particolarmente caro a chi ha dedicato decenni all’intrattenimento nelle sue forme più disparate.
Di fronte alla sollecitazione di Scanzi, che chiedeva cosa potesse essere salvato dal dimenticatoio del tempo e di cosa andare maggiormente fieri tra teatro e televisione, Iacchetti ha risposto con la sua consueta e disarmante sincerità.
Guardandosi indietro, l’attore ha ripercorso con orgoglio le tappe fondamentali della sua epopea catodica, citando pietre miliari della fiction comica italiana come “Il Mammo”, una sitcom di enorme successo interpretata al fianco di Natalia Estrada, fino ai progetti corali condivisi con colleghi e amici del calibro di Giobe Covatta.
Sul piccolo schermo, Iacchetti sente di aver espresso ogni goccia del proprio potenziale, offrendo una dedizione totale che lo ha consacrato nell’immaginario collettivo nazionale.

L’ombra del grande schermo e i rimpianti nei cinepanettoni
Nonostante una carriera costellata da trionfi mediatici e da un affetto popolare indiscusso, il bilancio artistico di Enzo Iacchetti custodisce una spina mai del tutto rimossa, legata a doppio filo al mondo del cinema.
Con una schiettezza che pochi artisti del suo calibro possono permettersi, lo storico conduttore di Striscia la Notizia non ha nascosto una profonda insoddisfazione per le sue esperienze sul grande schermo.
Pur avendo preso parte a cinque o sei pellicole nel corso degli anni, Iacchetti ha rivelato di non riuscire nemmeno a rivedersi in televisione, ammettendo di cambiare immediatamente canale ogni volta che viene trasmesso un suo film.
La ragione di questo netto rifiuto risiede, secondo l’attore, in una direzione registica che non ha mai saputo valorizzare le sue reali corde espressive, relegandolo a contesti che lui stesso ha liquidato senza troppi giri di parole come “la porcata”, riferendosi esplicitamente alla fortunata ma discussa stagione dei cosiddetti cinepanettoni.
Consapevole delle proprie inclinazioni, Iacchetti ha ammesso di non sentirsi affatto adatto a quel genere cinematografico, un tentativo di inserire un piccolo piede in un mondo che tuttavia non gli apparteneva.
Con la consueta ironia intrisa di saggezza, ha chiosato spiegando che persino il Padre Eterno non permette a nessuno di infilare i piedi dappertutto, specialmente a chi possiede già un temperamento artistico euforico ed esuberante di natura.

Il clamoroso retroscena di Sanremo: il sodalizio respinto con Guccini
Il momento centrale e più sorprendente dell’intervista a Pratovecchio è coinciso con la rivelazione di un capitolo artistico rimasto a lungo nell’ombra e che riguarda il Festival di Sanremo.
Stimolato da Scanzi, Iacchetti ha confermato una notizia che ha del clamoroso: la sua esclusione dalla kermesse ligure con un brano inedito scritto nientemeno che da Francesco Guccini.
Il solo nome del maestoso cantautore di Pavana ha scatenato una standing ovation spontanea tra il pubblico del Festival Naturalmente Pianoforte, a testimonianza del valore assoluto del personaggio.
Enzo Iacchetti ha spiegato che la sua vera natura affonda le radici proprio nella musica.
All’età di soli nove anni, l’infatuazione artistica scattò guardando Adriano Celentano cantare “24.000 baci” a Sanremo, inizialmente girato di spalle.
Mentre la madre di Iacchetti criticava quel comportamento definendolo da maleducato, il repentino scatto di Celentano verso la telecamera folgorò il piccolo Enzo, che vi intravide un colpo di genio assoluto.
Da quel momento, il sogno di fare il cantante non lo ha mai abbandonato, influenzando persino la sua successiva carriera teatrale: la vittoria dei provini per i grandi musical arrivò proprio grazie alla sua preparazione musicale e al suo orecchio assoluto, una dote che ironicamente dichiara di applicare soprattutto nel riconoscere le note delle campane e nello scovare gli stonati a chilometri di distanza.
Il pezzo proposto alla commissione sanremese, nato dall’incredibile combo Guccini-Iacchetti, affrontava lo scottante e drammatico tema dei migranti, spogliandolo tuttavia da qualsiasi strumentalizzazione politica o ideologica.
La struttura narrativa della canzone proponeva una potente analogia storica. La prima parte rievocava le traversate degli italiani all’inizio del Novecento, ammassati su imbarcazioni di fortuna diretti verso le Americhe e il resto del mondo, dove venivano accolti in condizioni miserevoli e trattati con asprezza.
La seconda parte metteva quella memoria storica a specchio con l’attualità dei gommoni che solcano il Mediterraneo, imbarcazioni fragili che troppo spesso si ribaltano prima di poter raggiungere le coste europee. Un’opera dal profondo impatto civile e poetico che, purtroppo, non trovò accoglienza sul palco dell’Ariston.
Le quattro bocciature e la speranza targata Conti e De Martino
Quella con Francesco Guccini non è stata, tuttavia, l’unica porta sbattuta in faccia a Iacchetti dalla direzione artistica di Sanremo.
L’artista ha confessato a Scanzi di essere stato scartato in ben quattro occasioni distinte nel corso degli anni. Tra i tentativi falliti figura una collaborazione artistica con Giorgio Conte, incontrato ironicamente proprio la sera precedente in un concerto a Lugano, e un progetto naufragato con i Nomadi.
La quarta esclusione, per certi versi surreale, ha riguardato un brano solista scritto dallo stesso Iacchetti. La commissione di allora rifiutò la canzone adducendo come motivazione una durata eccessivamente ridotta, trattandosi di una storia d’amore racchiusa in appena un minuto e dieci secondi.
Di fronte all’obiezione dei selezionatori, la controrisposta di Iacchetti fu intrisa della sua tipica verve comica: propose infatti di eseguirla due volte di seguito per raggiungere i due minuti e venti secondi, una provocazione che purtroppo non bastò a convincere i giudici.
Nonostante la lunga catena di delusioni festivaliere, il futuro potrebbe riservare clamorose sorprese per la produzione musicale di Enzo Iacchetti.

L’attore ha infatti rivelato sul palco di Pratovecchio un retroscena succoso riguardante la prossima edizione della manifestazione. Carlo Conti lo avrebbe rassicurato promettendo di spendere una buona parola per lui presso Stefano De Martino, attuale timoniere designato della kermesse ligure e vecchia conoscenza dello stesso Iacchetti.
Con un affettuoso ma perentorio “Carlino!”, l’artista ha lasciato intendere al pubblico che la partita con Sanremo potrebbe non essere ancora definitivamente chiusa.
L’umiltà del successo
L’intensa intervista si è avviata alla conclusione toccando le corde della sensibilità personale e della percezione pubblica.
Alla domanda di Scanzi su quale fosse la recensione ideale, quella capace di renderlo davvero felice dopo una vita trascorsa tra applausi e lodi unanimi della critica, Iacchetti ha risposto tracciando il profilo ideale della sua intera esistenza professionale.
Più che i titanici elogi intellettuali o le celebrazioni altisonanti, l’artista vorrebbe essere ricordato semplicemente come un umile attore dotato di grande forza di volontà, pienamente consapevole dei propri mezzi e capace di raggiungere il successo senza scorciatoie o compromessi.
L’appuntamento di Pratovecchio lascia così non solo una serata di spettacolo, ma il ritratto autentico di un uomo che, a dispetto delle porte chiuse dal cinema o da Sanremo, continua a trovare la sua più grande e autentica realizzazione nell’abbraccio sincero del suo pubblico.
