Enzo Iacchetti, il nuovo libro, il dispiacere per Striscia, il dissing a distanza con De Gregori
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Personaggio televisivo, comico, scrittore e da un po’ di tempo anche opinionista politico e sociale. Enzo Iacchetti è stato uno tra i primi ad esporsi sul genocidio palestinese e su temi politici, ultimamente è anche stato protagonista di una polemica a distanza con Francesco De Gregori sull’opportunità degli artisti di lanciare messaggi dal palco durante i loro concerti.
Ospite di Letti di Notte, il Festival letterario- pop diretto da Maurizio Liberti, Iacchetti ha presentato 25 minuti di felicità, sua ultima fatica letteraria, l’occasione è stata per una chiacchierata su altri temi quali il suo provenire dalla provincia, il dispiacere per l’accantonamento di Striscia la Notizia e appunto la polemica con De Gregori.
25 minuti di felicità
L’attore parlando del suo libro ha spiegato i motivi per cui i 25 minuti citati nel titolo sono degni di essere vissuti: “L’idea del libro nasce quasi per caso: ero al Salone del Libro di Torino per presentare un libro di Giobbe Covatta e lì alcune editrici mi hanno chiesto: perché non ne scrivi uno anche tu? All’inizio ero freddino. Di libri di comici ce ne sono tanti: aneddoti, retroscena, storie già sentite. Ne avevo già pubblicati un paio negli anni Novanta, dopo i primi successi a Striscia. Stavolta volevo fare qualcosa di diverso, raccontare cose che la gente non conosceva”.
Da lì l’idea di raccontare a modo suo il romanzo della sua vita: “Un po’ il romanzo della mia vita. Ci sono anche un po’ di episodi divertenti, ma soprattutto ci sono cose che volevo raccontare da anni. Il rapporto con mio padre, per esempio. Lui non voleva che facessi questo mestiere. È morto senza vedermi davvero arrivare dove sono arrivato. Per molto tempo mi sono sentito in colpa. Scrivere queste pagine è stata quasi una seduta di analisi durata due anni”.
L’importanza di essere nato in provincia
Iacchetti proviene dalla provincia di Cremona, a suo dire una miniera per un cabarettista per i personaggi e le situazioni che propone: “Sono cresciuto in un paesino sul lago, tra boschi e osterie. Per un cabarettista è una miniera. Da ragazzo passavo ore ad ascoltare i vecchi che parlavano. Personaggi incredibili. Credo che molta comicità del Nord, quella surreale, sia nata proprio lì. In provincia c’è poco divertimento organizzato e la gente se lo inventa. Da lì arrivano tanti stimoli”.
In seguito al successo ottenuto Iacchetti si è poi dovuto trasferire a Milano: “Sì e poi, appena mi è stato possibile, sono tornato sul lago. Faccio un’ora e mezza di macchina in più pur di rientrare a casa. Milano mi ha dato il lavoro, ma il paesello resta il mio posto”
Il dispiacere per Striscia la Notizia
Non è potuto mancare un commento su quello che al momento sembra un accantonamento per Striscia la Notizia, il tg satirico di Canale 5 del quale Enzo Iacchetti è stato uno dei volti simbolo. Sedutosi per la prima volta dietro il bancone del programma nel 1995, quella dell’artista da presenza di passaggio è diventata subito presenza fondamentale.
“Per uno che aveva studiato ragioneria e non voleva finire in banca direi quasi un posto fisso. Il primo contratto era di una settimana. Poi un mese. Poi sono diventati trent’anni abbondanti” – ha ricordato il comico – “Oggi non sappiamo quale sarà il futuro del programma e questo mi dispiace. Anche se gli ascolti non sono più quelli di una volta, Striscia è entrata nella vita di generazioni”.
Iacchetti ha confessato che se fosse per lui andrebbe avanti anche con solo due luci, una velina e dieci minuti di trasmissione: “Il cuore di Striscia sono sempre state l’inchiesta e la satira. Per strada la gente mi dice ancora: “Non posso pensare che non ci sia più”. Magari oggi fa un milione di spettatori invece di quindici, ma è un milione che vuole bene”.
Il dissing con Francesco De Gregori
Infine il chiarimento sul dissing a distanza con Francesco De Gregori: “Io continuo ad amare Francesco come artista e continuerò ad ascoltare i suoi dischi. Però mi ha colpito il suo silenzio. Non pretendo che gli artisti si esprimano su tutto: Palestina, Israele, Iran. Ognuno è libero. Però da una persona che ha scritto canzoni come Viva l’Italia o La storia siamo noi mi sarei aspettato una parola per i bambini massacrati”.
Prima di andare via però il pensiero è volato ancora una volta a Striscia la Notizia: “E’ doloroso pensare che forse un giorno non ci sarà più quel bancone che considero la seconda famiglia”.

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