Fabio Caressa a De Core Podcast: “In campo e nella vita, se smetti di imparare inizi a invecchiare”
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Tra aneddoti esilaranti sulla vita familiare con la moglie Benedetta Parodi, retroscena storici sulle telecronache che hanno segnato il calcio italiano e riflessioni sulle nuove generazioni, Fabio Caressa, la celebre voce dello sport italiano si racconta a cuore aperto. Un viaggio tra ricordi di infanzia, il calcio tecnologico, la cucina romana e il valore del cambiamento.
Da Roma a Milano: il viaggio e le origini di una voce iconica
La dimensione dell’incontro tra Fabio Caressa e i conduttori di De Core Podcast, Alessandro Pieravanti e Danilo da Fiumicino, prende forma nell’atmosfera informale e calorosa che caratterizza il format.
Il dialogo parte subito dalle origini romane del giornalista e dal suo trasferimento a Milano, una città nella quale vive da ben trentacinque anni mantenendo intatto l’orgoglio delle proprie radici capitoline.
Nel ripercorrere i primi anni d’infanzia nel quartiere Flaminio, a trecento metri in linea d’aria dallo Stadio Olimpico, Caressa evoca immagini vivide di un calcio scomparso.
Ricorda le domeniche trascorse al decimo piano di un palazzo a cogliere i boati del pubblico per intuire i risultati delle partite prima ancora di ascoltarli alla radio, le trasferte epiche vissute da tifoso, i fustini di bevande senza marca e la tradizione del celebre liquore al caffè consumato sugli spalti.
L’avvicinamento al mondo del giornalismo e della cronaca sportiva affonda le radici nelle sfide giovanili al Subbuteo giocate insieme al fratello Maurizio e all’amico Pietro.
I tornei infiniti organizzati a dodici anni diventavano la palestra ideale per le prime simulazioni di telecronaca, alimentando una passione che avrebbe poi segnato la sua carriera.
Sebbene l’aspirazione iniziale fosse quella di diventare un inviato di guerra, folgorato dalle prime dirette satellitari dalla Cambogia condotte da Mino D’Amato, il destino lo ha condotto verso il giornalismo sportivo, portandolo comunque anni dopo a vivere esperienze forti direttamente sul campo in scenari complessi come l’Afghanistan.

La vita privata tra patriarcato e le sfide culinarie con Benedetta Parodi
Il racconto della vita privata di Fabio Caressa si trasforma in un monologo ironico ed esilarante sulla dinamica familiare.
Definito scherzosamente da se stesso come “il marito di Benedetta Parodi”, il telecronista ricorda con il sorriso gli anni in cui la moglie scalava le classifiche di vendita dei libri con milioni di copie, superando persino figure illustri.
La vita quotidiana in casa Caressa si rivela un costante ed affettuoso banco di prova, in cui il giornalista scherza sulla difficoltà di fare affermazioni senza essere bonariamente ripreso dalle figlie, attente ai temi del linguaggio moderno e dell’evoluzione sociale.
Le dinamiche domestiche includono anche le divertenti incomprensioni legate al cane di famiglia, Snoopy, un maltese dall’indole particolarmente vivace e dalle simpatiche preferenze verso gli ospiti di casa.
A queste parentesi si aggiunge il rapporto con la cucina, da sempre territorio condiviso e talvolta conteso con la moglie. Caressa racconta la passione per la preparazione dei supplì fatti in casa, rigorosamente dalla forma ovoidale per garantire la perfetta filatura della mozzarella, e degli involtini di carne d’ispirazione siciliana, ereditati dai ricettari della nonna.
La presenza di una cuoca professionista tra le mura domestiche rende ogni esperimento ai fornelli una vera sfida d’astuzia per riuscire a completare una ricetta prima di ricevere consigli tecnici o correzioni.

Dal sogno di Berlino ai retroscena delle grandi telecronache
Il momento più emozionante e intimo della carriera di Fabio Caressa resta indissolubilmente legato ai Mondiali del 2006.
Il percorso professionale che lo ha portato fino alla finale di Berlino rappresenta la scalata graduale di ogni gradino del giornalismo sportivo: dalle emittenti locali alle radiocronache di Serie B, dal calcio a cinque fino ai massimi palcoscenici internazionali.
La narrazione della semifinale contro la Germania restituisce l’intensità di quei momenti, segnati da una forte carica emotiva e da un ricordo personale legato alla figura del nonno materno, che gli trasmesso l’amore per gli scacchi, la musica classica e la cultura.
Nel racconto del celebre urlo “Andiamo a Berlino!”, Caressa descrive l’atmosfera concitata della tribuna stampa e l’entusiasmo travolgente condiviso con il collega Beppe Bergomi.
L’energia profusa durante quella telecronaca fu tale da finire persino nei microfoni dei giornalisti delle emittenti estere posizionati nelle vicinanze.
Oltre ai successi mondiali, tra i ricordi più cari figurano partite epiche come la rimonta del Liverpool contro il Borussia Dortmund in Europa League nel 2016, vissuta in uno stadio Anfield capace di spingere il pallone oltre la linea con il solo calore dei propri tifosi.
L’aneddotica legata ai grandi personaggi dello sport trova il suo culmine nella figura di Carlo Ancelotti, preso a modello per l’incredibile capacità di esercitare la propria leadership attraverso la calma e la gestione dell’ansia.
Caressa cita un episodio personale legato a una trasferta per la copertura di una sfida di Champions League a San Siro, in cui la freddezza del tecnico emiliano riuscì a trasformare un ritardo dovuto al traffico milanese in una lezione di serenità e controllo professionale.

Il calcio moderno tra tecnologia, numeri e la difesa dei giovani
Analizzando l’evoluzione dello sport contemporaneo, Fabio Caressa si dimostra favorevole all’innovazione scientifica e all’uso dei dati statistici nel calcio.
L’ingresso delle analisi numeriche ha stravolto la preparazione tattica delle squadre, dimostrando la fallacia di molti luoghi comuni del passato e portando a un’evoluzione radicale nella gestione dei calci d’angolo e delle palle inattive.
Tuttavia, il giornalista esprime riserve verso l’eccesso di tecnologia quando questa va a sostituire del tutto la sensibilità e l’occhio umano nelle decisioni di gioco più delicate.
Un passaggio di grande rilevanza culturale riguarda il giudizio sulle nuove generazioni.
Caressa prende le distanze dalla narrazione superficiale che descrive i giovani come svogliati o dipendenti dai dispositivi digitali, definendoli invece come una generazione preparata, aperta al mondo e capace di ridefinire positivamente il rapporto con il tempo libero e con il lavoro.
Il telecronista sottolinea come le priorità dei ragazzi di oggi, orientate alla ricerca di equilibrio e all’esigenza di stimoli professionali continui, debbano essere lette come una risorsa e una guida anche per gli adulti.
La riflessione si conclude con un messaggio sull’importanza del cambiamento personale e professionale.
L’esperienza maturata nel doppiaggio dei videogiochi sportivi, la conduzione di format televisivi d’intrattenimento come Money Road e la continua ricerca di nuovi progetti testimoniano la volontà di mettersi sempre in gioco.
Per Fabio Caressa, la vera chiave per rimanere giovani risiede nella curiosità di imparare ogni giorno qualcosa di nuovo, senza mai temere di uscire dalla propria zona di comfort.
