Fabrizio Corona e Lele Mora, scandalo su Netflix: “Tra noi baci e 5 milioni di euro”. La verità dietro la docuserie “Io sono Notizia”
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Il patinato e spietato mondo dello spettacolo dei primi anni Duemila torna a tremare. Con l’uscita della nuova docuserie Netflix “Fabrizio Corona – Io sono Notizia”, si riaccendono i riflettori su uno dei rapporti più chiacchierati, ambigui e potenti della cronaca rosa (e giudiziaria) italiana: quello tra l’ex re dei paparazzi, Fabrizio Corona, e l’allora agente delle star, Lele Mora.
Tra dichiarazioni shock, accuse di sottomissione e cifre da capogiro, i protagonisti di quell’epoca d’oro — e di fango — rompono il silenzio, restituendo il ritratto di un sistema dove il confine tra amore, potere e denaro era praticamente inesistente.
Lele Mora: “Fabrizio era il mio fidanzato, tra noi baci e coccole”
Nel primo episodio della serie, Lele Mora non usa filtri. L’ex agente, che ha visto il suo impero crollare sotto i colpi dei processi, racconta con una punta di nostalgia il colpo di fulmine per quel giovane Corona: “Vidi questa meraviglia di uomo. Per me è stato un colpo di fulmine, avevo le farfalle nello stomaco”.
Mora descrive un rapporto fatto di gelosie ossessive e tenerezze pubbliche, arrivando a definire Corona come il suo “fidanzato”.
Secondo la versione di Mora, Fabrizio usava la sua bellezza per ammaliare e ottenere potere: “C’erano dei baci, dei toccamenti, molte coccole. Lui era geloso e chiedeva a chiunque mi fosse vicino: ‘Chi sei? Perché sei seduto accanto al mio fidanzato?'”.
Una versione che dipinge un Corona quasi “innamorato”, o quantomeno strategicamente devoto.

La versione di Corona: “Mora? Un predatore seriale, io ero più furbo”
La replica di Fabrizio Corona non si è fatta attendere e ribalta completamente la narrativa del sentimento. Per l’ex re dei paparazzi, non c’è mai stata sottomissione sentimentale, ma una lucida gestione del potere.
“Lui è stato un predatore seriale,” attacca Corona nella docuserie. “Sapeva di poter avere tutti grazie ai soldi. Era ossessionato dal conquistare gli etero per poi abbandonarli.”
Corona nega fermamente di essersi “venduto”, sostenendo di aver giocato una partita a scacchi con Mora: “Io non mi sono venduto a lui, perché ero più furbo”.
Una dichiarazione che sposta l’asse della discussione dal piano del sesso a quello della manipolazione psicologica e d’affari.

Platinette sgancia la bomba: “Altro che amore, erano marchette da 5 milioni”
A gettare benzina sul fuoco interviene Platinette (Mauro Coruzzi), testimone oculare di quegli anni vissuti pericolosamente tra agenzie di moda e uffici di viale Monza. Coruzzi non usa eufemismi e punta dritto al portafoglio:
“Fabrizio in pochi anni ha ottenuto cinque milioni di euro. A casa mia queste si chiamano marchette. Non so come si chiamano a casa di altri.”
Secondo Platinette, Fabrizio avrebbe “subito” le attenzioni di Mora con una sorta di rassegnazione calcolata, finalizzata all’ottenimento di un capitale immenso e di un potere contrattuale senza precedenti nel mondo dei media.

Costantino Vitagliano conferma: “Mora ci provava con tutti, ma scattava solo per Fabrizio”
Anche Costantino Vitagliano, l’ex tronista che ha incarnato il successo dell’agenzia di Mora, conferma le dinamiche di quegli anni.
Costantino racconta di un sistema basato su regali folli — aerei privati, ville, barche — usati come moneta di scambio per la fedeltà dei “ragazzi di Lele”.
Tuttavia, Vitagliano sottolinea un dettaglio non trascurabile: se con gli altri Mora era il capo, con Corona i ruoli si invertivano. “Quando Fabrizio arrivava e chiedeva di parlare con lui, Mora scattava. Era ai suoi ordini”.
Questo conferma l’ipotesi di molti: Corona era l’unico in grado di dominare il dominatore.

Dal passato al presente: il Caso Signorini e il Revenge Porn
Queste rivelazioni arrivano in un momento delicatissimo per Corona. L’ex fotografo è infatti attualmente indagato per revenge porn nell’ambito del cosiddetto “caso Signorini”.
Corona ha accusato il conduttore del Grande Fratello di aver fatto avances a giovani aspiranti dello spettacolo, arrivando a condividere scatti privati.
Un cortocircuito mediatico che sembra un eterno ritorno: il potere usato come arma, ieri come oggi, in un mondo che sembra non aver imparato nulla dai propri scandali.
