Famiglia nel bosco, la lettera di Catherine per la Festa della mamma: “Nessun bambino dovrebbe vivere l’orrore di essere strappato alla sua famiglia”
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Quando eventi tragici o la distanza rendono impossibile passare le giornate di festa con i propri affetti, tutto diventa più triste, amaro e talvolta anche drammatico. Per Catherine Birmingham, la mamma della famiglia nel bosco, domenica 10 maggio, in cui si è festeggiata la Festa della mamma, è stata una giornata dolorosa, vissuta lontana dai figli e acuita dalla preoccupazione per una delle sue bambine, ricoverata in ospedale a 7 anni a causa di una crisi respiratoria.
La donna ha affidato i suoi sentimenti ad una lettera, pubblicata dal quotidiano Il Centro, poche e sentite parole in cui si evince tutto il dolore, la desolazione, la frustrazione e la sofferenza, che sta vivendo da quando i suoi tre figli le sono stati portati via su disposizione del Tribunale dei Minorenni dell’Aquila.
La lettera di Catherine
Catherine nel suo messaggio ha parlato del suo dolore per non poter trascorrere la Festa della mamma con i suoi bambini e della difficoltà di poter stare accanto alla figlia di 7 anni, ricoverata in ospedale. Il caso, della cosiddetta “famiglia nel bosco” è venuto alla luce nell’autunno del 2024, dopo che l’intera famiglia, soccorsa da un amico, era finita all’ospedale per una intossicazione da funghi.
Fino a quel momento, Catherine Birmingham, australiana ex insegnante di equitazione, e suo marito Nathan Trevallion, di nazionalità inglese, artigiano di professione, avevano vissuto con i loro tre figli, una bambina di otto anni e due gemelli di sei anni, in una vecchia casa colonica nel bosco di Palmoli, circondati da animali e silenzio, a pochi chilometri dalla cittadina di Vasto.
La coppia aveva scelto uno stile di vita bucolico, a contatto con la natura, in una abitazione senza elettricità e priva di riscaldamento tradizionale, usando stufa e legna per riscaldarsi e non usufruendo di servizi igienici. I tre bambini non avevano mai frequentato la scuola, erano sprovvisti di vaccini tantomeno erano stati seguiti da un pediatra.

Il dolore di una mamma
“Buona Festa della mamma a tutte le mamme, in ogni parte del mondo. Oggi non è un giorno felice per questa mamma – inizia così la lettera con cui Catherine ha voluto esprimere il suo dolore – Avrei desiderato, sperato, sognato un solo dono infinito: le braccia e il calore e i miei figli intorno a me e al loro padre. Invece mi ritrovo a dover lasciare la mia bambina in un letto d’ospedale, senza la possibilità di darle un senso di sicurezza e amore mentre soffre”
Nella lettera la donna critica anche il modo con cui è stata gestita la vicenda che la riguarda, precisando che nessun bambino dovrebbe essere privato dell’affetto della propria mamma, della propria casa e della propria famiglia: “Nessun bambino dovrebbe mai essere strappato alla propria casa, alla propria vita e alla propria famiglia. Se c’è un piccolo che soffre o una famiglia in difficoltà, dovrebbero essere aiutati, non distrutti. Sono mesi che ci tengono lontani dai nostri tre splendidi bambini”.
“Oggi – continua Catherine nella sua lettera – in un giorno che celebra i sacrifici, l’amore, l’incredibile viaggio degli ultimi 9 anni, durante i quali abbiamo portato al mondo e ci siamo presi cura di loro emotivamente, mentalmente, fisicamente e spiritualmente, vivo l’orrore di essere lontana dai miei preziosi bambini”.
La lettera si conclude con il ringraziamento per tutti coloro che stanno sostenendo la sua famiglia in un periodo così complicato: “Io e Nathan vi mandiamo tutto il nostro amore e la nostra gratitudine per tutto quello che state facendo per riportare a casa i nostri figli”.
Il ricovero di Bluebell
In più passaggi Catherine scrive dell’impossibilità di poter stare accanto alla figlia Bluebell, di soli 7 anni, ricoverata in un ospedale di Vasto a causa di una crisi respiratoria dovuta a una patologia di cui la minore soffrirebbe. La bambina, a quanto si apprende da Tonino Cantelmi, psichiatra e consulente della famiglia, sarebbe in buone condizioni ed in progressivo miglioramento e ai genitori sarebbe stato consentito di vedere la figlia, ma esclusivamente durante gli orari di visita e alla presenza di una educatrice della casa famiglia a cui al momento i minori sono affidati.
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