Filippa Lagerback sui costi dei libri di testo: “Le edizioni cambiano ogni anno è un imbroglio per le famiglie, in Svezia lì dà lo Stato”
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Dopo Ferragosto come ogni anno si avvicina per le famiglie l’esborso per i libri di testo, a tal proposito l’ex modella e conduttrice televisiva Filippa Lagerback con un intervento sul suo profilo Instagram ha voluto porre l’accento sui costi dei testi scolastici in aumento anno dopo anno. Quello che dovrebbe essere il diritto allo studio è spesso minato dall’impossibilità delle famiglie con più figli di garantire loro libri nuovi su cui poter studiare.
Nell’anno scolastico 2025/2026 le famiglie italiane hanno speso fino a oltre 700 euro a figlio con un incremento di spesa pari al 5% rispetto all’anno precedente. Il contributo statale esiste solo per la scuola primaria, per il restante percorso della scuola dell’obbligo la spesa è a carico delle famiglie. Da qualche anno sono stati introdotti dei tetti massimi da regione a regione, ma se per la prima media quest’ultimo è di 300 euro, il primo anno delle superiori può divenire molto più alto.
Spesse volte viene meno anche il mercato dell’usato, in quanto le edizioni cambiano di anno in anno benché le scuole siano invitate a non gravare eccessivamente sulle tasche dei genitori degli studenti.
Il messaggio di Filippa Lagerback
Filippa Lagerback dopo le dovute premesse sul suo amore per l’Italia che nonostante tutto non sono riuscite ad evitare i commenti dei frustrati dei social che la hanno invitata a tornare al suo Paese, è entrata nel vivo della questione specificando quanto alcune cose in Italia non siano pensate per i cittadini.
“Le persone, i cittadini pagano le tasse per contribuire a un sistema trasparente e funzionante – ha scritto la conduttrice su Instagram- nei tempi difficili, si dovrebbe investire nella scuola, permettere alle famiglie di far studiare i figli: per crearsi un futuro dignitoso e per avere un paese in evoluzione. Partendo da un ambiente scolastico accogliente e positivo”.
Da qui la puntualizzazione sulle edizioni dei libri scolastici che cambiano ogni anno gravando sulle famiglie: “Non possono essere acquistati in seconda mano, è un imbroglio che mette in difficoltà le famiglie. E non ho detto che dovrebbero essere in prestito come in Svezia, Ah sì, ora l’ho detto”
Il sistema svedese e tedesco
Il modello svedese è molto simile a quello tedesco e si basa sulla gratuità di libri e materiale scolastico che lo Stato “presta” agli studenti, questi ultimi ne devono prestare la massima cura per poi restituirli alla fine dell’anno in modo che ne possano usufruire le altre classi. Chi deteriora libri o materiali li paga, un sistema che oltre a fare risparmiare le famiglie responsabilizza gli studenti.
Un modello collaudato grazie al quale Lagerback ha avuto modo di poter studiare gratuitamente: “Amavo tornare a scuola, comprare penne, matite e gommini. Scegliere la carta per coprire i libri, tutti rigorosamente in prestito da restituire alla fine dell’anno – ha raccontato Filippa – mia madre non ha mai speso un centesimo per i libri scolastici, tutti pagati dallo Stato”.
Le testimonianze delle famiglie italiane
A fronte di quanto affermato dalla conduttrice sono arrivate le testimonianze dal blog Mammadimerda fondato delle attiviste Sarah Malnerich e Francesca Fiore, che su Instagram ha una pagina molto attiva. In Trentino ad esempio alcuni istituti hanno adottato la formula tedesca: “In Trentino per mia figlia, e parlo di più di vent’anni fa, non ho acquistato libri. Adesso fino ai 16 anni si passano di anno in anno con la clausola di restituirli a giugno come si ricevono a settembre: gli esercizi si fanno sul quaderno e niente evidenziatori”.
“Nella mia scuola i genitori hanno proposto in consiglio d’istituto una clausola sulla scelta dei libri, per evitare di cambiarli ogni anno – ha raccontato un’altra mamma della community – È stata approvata all’unanimità”
L’attivista Sara Malnerich ha poi sollevato su Instagram il problema dei grandi gruppi editoriali che controllano l’editoria scolastica, ponendo un grande quesito: “Il settore dell’editoria scolastica in Italia è controllato da pochi grandi gruppi che controllano diversi marchi e si dividono il mercato. Si può scaricare sempre tutto sull’utenza? Ed è giusto fare profitto su un diritto costituzionale, universale, come l’istruzione?”
Una domanda che gireremmo volentieri ai nostri politici se non fossero impegnati a discutere su Primarie e Legge Elettorale…

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