Fiona May a Kong: “Le mie medaglie? Solo oggetti, io volevo entrare nella storia”
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Ospite del programma Kong condotto da Fabio Volo, Fiona May, la due volte campionessa del mondo di salto in lungo ha ripercorso la sua straordinaria carriera in un’intervista che ha attraversato i confini dell’atletica leggera per toccare le corde più intime del talento, delle rinunce e della costante ricerca di adrenalina che caratterizza la sua nuova vita.
La mentalità vincente e la sfida con se stessi
Arrivata in Italia nel lontano 1992, Fiona May ha vissuto nel nostro Paese più di metà della sua esistenza, mettendo radici nella splendida Firenze.
Eppure, la sua mentalità è rimasta quella di una guerriera della pista, una donna che non ha mai visto lo sport come una semplice passione, bensì come una sfida continua e totalizzante.
Di fronte alle parole del grande Alex Zanardi sulla capacità di resistere quegli storici cinque secondi in più quando gli altri mollano, l’atleta ha confermato come quella spinta interiore l’abbia sempre guidata fino all’ultimo tentativo di salto.
Per Fiona non si è mai trattato solo di partecipare, ma di scendere in pedana per vincere e superare i propri limiti, ammettendo che persino i secondi posti le lasciavano addosso una profonda rabbia verso se stessa per non aver dato il centocinquanta per cento.
Il prezzo del talento e il peso della storia
Il talento, però, è un padrone esigente. Citando lo scrittore Truman Capote, Fabio Volo ha ricordato come il dono divino porti spesso con sé una frusta concepita per l’autoflagellazione.
Una metafora che Fiona May ha fatto sua senza esitazione, guardandosi indietro e riflettendo sulla giovinezza sacrificata tra i viali della pista d’atletica. Mentre le sue coetanee uscivano per concerti, facevano shopping o semplicemente studiavano e dormivano un po’ di più, lei era lì a allenarsi.
Una scelta consapevole e fortificata dal supporto dei genitori, che la spinsero a non perdere l’occasione della vita in Italia, ma che inevitabilmente le ha tolto qualcosa.
Alla domanda se ne sia valsa la pena, la risposta della campionessa trascende il valore materiale del successo: le medaglie sono solo oggetti custoditi in un cassetto, ciò che conta davvero è aver scritto il proprio nome nei libri di storia dell’atletica mondiale.
I segreti di Formia e la bistecca post-gara
Non sono mancati i momenti di leggerezza e i retroscena inediti legati alla rigida vita da atleta. Fiona ha ricordato il suo personalissimo “comfort food” utilizzato durante il periodo di massima pressione prima delle Olimpiadi di Atlanta 1996.
Per combattere lo stress degli allenamenti a Formia, la campionessa scappava di nascosto ogni sera in auto verso una gelateria del centro per gustarsi una brioche con gelato al limone, crema e panna montata.
Un peccato di gola notturno interrotto bruscamente dal suo allenatore, Giovanni Tucciarone, che accortosi di un leggero arrotondamento delle forme della sua atleta l’ha sorpresa e aspettata fuori dal locale.
E per il post-gara? Niente cibo spazzatura, ma una solida e soddisfacente bistecca alla fiorentina accompagnata dai tradizionali salumi toscani.
Il corpo delle donne e i pregiudizi nello sport
L’intervista ha poi toccato un tema cruciale e ancora drammaticamente attuale: l’emancipazione femminile attraverso lo sport. Partendo da un filmato d’archivio del 1979 in cui un’insegnante veniva criticata dalle madri perché faceva correre le ragazzine in calzoncini corti nei prati, Fiona May ha espresso una amara verità.
Secondo la campionessa, la società non ha fatto tutti i passi avanti sperati: ancora oggi le donne che praticano sport ad alti livelli vengono guardate in modo strano, dimostrando che il corpo femminile fa ancora fatica a liberarsi da vecchi pregiudizi culturali.
La fame di adrenalina e il debutto a teatro
Cosa succede, infine, nella mente di una campionessa quando decide di appendere le scarpette al chiodo a trentasette anni? La fame di adrenalina non svanisce.
Fiona May ha spiegato di non saper condurre una vita normale o rimanere ferma sul divano. Ha trasformato la sua mentalità sportiva accettando sfide completamente diverse, come il teatro, dove ritrova quella stessa identica paura, agitazione e scombussolamento interiore prima di salire sul palcoscenico.
Nel tempo libero si dedica a recuperare tutto ciò che non ha vissuto da giovane: ha imparato a sciare, va a cavallo, guida il trattore in giardino e viaggia. Senza mai dimenticare la sfida più grande e infinita di tutte, quella di essere mamma.
