Francesco Gabbani, show all’Arena di Verona tra assoli e duetti
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VERONA, 1° OTTOBRE 2025 – Francesco Gabbani è stato protagonista di uno show di alto livello all’Arena di Verona. Il cantautore ha una discografia all’altezza di tale palcoscenico – uno dei tre templi per eccellenza della musica italiana, insieme a San Siro e al Palco dell’Ariston – e ha regalato una serata di festa, gioia e condivisione agli spettatori. Gabbani dal vivo cattura l’occhio per la sua presenza scenica, per certi versi innovativa: è capace di comunicare moltissimo restando fermo, in piedi, davanti all’asta del microfono, compiendo dei gesti con braccia e mani che apparentemente sono elementari, ma che in realtà si rivelano pienamente centrati e funzionali all’interpretazione del brano.
Questa sua capacità di allargare la prospettiva, pur restando fermo piantato con i piedi per terra, dal vivo colpisce molto: già in TV rende bene (ironico il suo gesto meditativo nel 2017 all’Ariston mentre cantava a cappella “Essere o dover essere / il dubbio amletico / contemporaneo come l’uomo del Neolitico”), ma se viene ammirato tridimensionalmente, ci si accorge di quanto questo dettaglio sia un tassello fondamentale per la buona riuscita dello show.
Gabbani ha mostrato di essere un cantante di altissimo livello, proprio a livello vocale. Negli ultimi anni è cresciuto molto, soprattutto nella gestione delle note alte. A Sanremo ‘25 è apparso dominante sul piano canoro, non tanto per esibizioni sopra le righe, quanto piuttosto per il totale controllo. Nel 2021 si era sottoposto a un intervento alle corde vocali (lui lo definì “un piccolo tagliando”) seguito da un periodo di riabilitazione che si è comunque rivelato delicato in alcuni tratti. Raccontò ad esempio di aver “gioito in silenzio” l’11 luglio 2021 per la vittoria dell’Europeo da parte della Nazionale italiana: “Ero felicissimo, ma in quei giorni non potevo parlare”.
Recuperò pienamente col passare delle settimane e dei mesi, per avviare in seguito un percorso di crescita vocale che oggi lo restituisce come un artista più maturo e tecnicamente consapevole. Ecco perché critica l’autotune: un professionista come lui non può tollerare scorciatoie per ottenere l’intonazione perfetta, usato da chi vuole tutto e subito, senza la cultura della fatica, e anche a costo di perdere identità, dato che l’autotune tende ad appiattire i timbri, rendendo le voci “robotiche” e quindi indistinguibili. Oltre all’intonazione, Gabbani a Verona ha colpito anche per la sua capacità interpretativa: trasmettere emozioni conta più della perfezione tecnica, come sta spiegando ai ragazzi di X Factor nella sua nuova veste di giudice.

Una esibizione “imponente”
Un altro aggettivo per descrivere l’esibizione di Gabbani è “imponente”. Si è presentato con una giacca in pelle nera (che in generale tende a far risultare le spalle più larghe) e una t-shirt bianca. Sul palco sembrava davvero un profilo di spessore, una sorta di “gigante buono” pronto a dominare l’atmosfera di Verona. In un contesto come quello dell’Arena, dove molti artisti appaiono “piccoli” e spaesati, Francesco Gabbani ha dimostrato carisma, personalità e consapevolezza dei propri mezzi. Durante il concerto un fan tedesco ha sventolato la bandiera della Germania e sembrava davvero di tornare all’atmosfera dell’Eurovision 2017.
A loro volta, altri due elementi hanno contribuito a far viaggiare la mente verso i ricordi del tour europeo della primavera ‘17: la scenografia variopinta e un outfit simile a quello dell’epoca. Sono emersi inoltre durante il concerto i tratti distintivi di Gabbani: un profilo acqua e sapone, genuino ed empatico; una lodevole sensibilità ritmica; e infine i due volti della sua discografia, ovvero la sua anima più intima e le melodie invece più “fresche”.
La scaletta
LE CANZONI – Gabbani esordisce con “Magellano”, brano che dà il titolo al suo disco del 2017, un capolavoro: uno dei migliori album mai pubblicati negli ultimi anni di musica italiana. Si prosegue con “La Rete”, restando quindi nell’atmosfera vivace e frizzante, ma la seconda canzone della scaletta sposta il focus dall’introspezione poetica alla critica sociale: Gabbani propone non solo la riflessione sui social network, ma anche la critica ai complottisti con “Pachidermi e pappagalli”. Durante il concerto c’è spazio sia per le canzoni più introspettive che per i brani più ballabili. “Amen” e “Occidentali’s Karma” chiudono la serata: Gabbani riconosce pertanto che siano le due canzoni più significative del suo percorso, con le quali è giusto concludere lo show in crescendo.
Molti artisti litigano col loro tormentone più famoso, il cantautore di Carrara invece – dopo aver assimilato bene il “successo violento” (parole sue) che l’aveva un po’ scombussolato – ha fatto totalmente pace col suo passato, del quale deve solo andare orgoglioso. “Occidentali’s Karma” è un brano che ha innovato il Festival di Sanremo, lo dicono i fatti. Gabbani ha cantato tre sole canzoni del suo ultimo album (ovvero “Viva la Vita”, “La leggerezza” e “Così come mi viene”), tra le escluse sicuramente “Babele” avrebbe meritato.
A dimostrazione dello spessore della discografia di Gabbani, gioca il fatto che non abbia avuto il tempo per esibirsi in brani di pregevole fattura quali “L’abitudine”, “Clandestino”, “È un’altra cosa” (con la sua ipnotica linea di chitarra elettrica nelle strofe), “Spogliarmi”, “Sangue Darwiniano” e anche “Duemiladiciannove” che per quanto possa sembrare un titolo anacronistico, in realtà fotografava molto bene a livello sociologico l’Italia pre-pandemica e molte di quelle considerazioni sono ancora attuali.
Un musicista di altissimo livello
MUSICISTA ECCELLENTE – Gabbani si è rivelato un musicista di altissimo livello. A inizio concerto ha stupito il pubblico, facendosi consegnare all’improvviso (e per la prima volta, dopo aver cantato a lungo sul palco) una chitarra elettrica, con la quale ha subito sfoderato un assolo molto impegnativo. Questo denota una preparazione tecnica eccellente: dietro un assolo del genere, ci sono ore e ore di abnegazione. Inoltre, sia nel duetto con Paola Iezzi che nella intro di “Occidentali’s Karma”, Gabbani ha dato prova di essere un batterista molto valido, proprio a livello tecnico ed esecutivo, al di là della concezione interna del ritmo.
I DUETTI – Sul palco dell’Arena è salita Fiorella Mannoia, accompagnata al piano da Gabbani in “Che sia benedetta” che arrivò seconda a Sanremo 2017: i due ripetono la famosa “scena dell’inchino” con la Mannoia che riferisce “E chi se la scorda…”, battuta innocua che però vuol dire tanto. Ospite vivace Willie Peyote, prima scatenato in “Il sudore ci appiccica” in duetto con Gabbani (con cui condivide la passione per il funky) e poi protagonista con la sua “Grazie, ma no grazie” presentata a Sanremo ’25.
Jake La Furia rappa un paio di strofe in “Tra le granite e le granate”, Paola Iezzi a Verona ricorda i tempi del Festivalbar con “Vamos a bailar”. Simone Cristicchi canta lo special di “Volevamo solo essere felici” con Gabbani, poi va in scena un duetto incantevole tra i due sulle note di “Ti regalerò una rosa”: ritornello cantato egregiamente da Gabbani, strofe ben scandite da Cristicchi.
Il pubblico si alza in piedi per applaudire. Cristicchi sottolinea che la felicità “come diceva il filosofo Kierkegaard, è una porta che va aperta verso l’esterno. Tu, Francesco, ne hai aperte tante di porte: regali felicità e ti auguro di farlo per tutto il resto della tua vita. Sei un grande artista”. Noemi, elogiata dal padrone di casa per il suo “graffio con sfumature soul e rock”, si esibisce in “Se t’innamori muori” e canta il brano scritto da Gabbani per Ornella Vanoni: “Un sorriso dentro al pianto”. La Vanoni invia un videomessaggio, dichiarando di non poter essere presente e confermando la sua stima nei confronti di un grande artista come Francesco Gabbani.

