Gemona: la mamma omicida: “Lo ho fatto a pezzi perché voleva andare in Colombia”
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Gemona – Lorena Venier, una stimata infermiera di Gemona del Friuli in provincia di Udine, ha confessato un delitto atroce e inspiegabile, ha ucciso il figlio, Alessandro Venier, con la complicità della di lui compagna, Mylin Castro Monsalvo, per poi farlo a pezzi e nasconderlo in un bidone. Le due donne vi hanno inserito anche la calce viva affinché i vicini non fossero messi in allarme dal cattivo odore procurato dalla decomposizione del corpo. Entrambe le donne sono in carcere con l’accusa di omicidio premeditato. La bambina di 6 mesi, figlia della vittima e della compagna è stata trasferita in un Istituto, non essendoci in Italia parenti più prossimi.
Nell’udienza di convalida del 2 agosto davanti alla Gip, con ogni probabilità sarà confermata la custodia in carcere per la crudeltà e la gravità del fatto con l’aggravante che la stessa è stata esercitata nei confronti di un congiunto. L’omicidio è avvenuto lo scorso 25 luglio, il giorno seguente Venier sarebbe partito per la Colombia, dove aveva deciso arbitrariamente di andare a vivere nonostante la scelta non fosse condivisa dalla compagna tantomeno dalla madre. L’edizione friulana de Il Messaggero informa che l’uomo, un disoccupato che in Italia svolgeva lavori saltuari, in Colombia avesse degli affari di cui la natura non è stata chiarita. Pare che volesse trasferirsi in un paese rurale colombiano dove un suo amico possiede una attività agricola e con cui intratteneva degli affari.

Interrogata la madre della vittima, la compagna, colta da malore, sarà ascoltata nelle prossime ore
La mamma omicida è stata ascoltata dalla Procura sia nella tarda serata del 31 luglio che nella giornata dell’1 agosto, l’avvocato Giovanni De Nardo, che la assiste, ha confermato all’ANSA la piena confessione della donna: “La mia assistita ha reso piena confessione, era visibilmente scossa per la crudeltà della sua azione e per la contrarietà a qualsiasi regola naturale del suo gesto” E’ slittato invece l’interrogatorio della compagna della vittima che colta da malore è stata trasportata in ospedale dove è piantonata. La legale della donna, Federica Tosel, ha dichiarato che le condizioni della donna non sarebbero gravi: “La mia assistita era apparsa confusa e spaesata, una condizione che avrebbe reso comunque impossibile un interrogatorio, anche perché nemmeno a noi aveva riferito alcunché di utile alla sua difesa”.
Il movente dell’omicidio nel rapporto morboso tra suocera e nuora
Secondo l’avvocato della madre della vittima, il movente risiederebbe nel “legame eccezionale” instaurato tra la madre di Venier e la nuora. La madre di Venier non voleva perdere quella che davanti ai giudici nell’interrogatorio ha definito “la figlia che non aveva mai avuto” e verso la quale sussisteva un solidificato sentimento affettivo e reciproco. Anche la nuora non voleva trasferirsi nel suo Paese tantomeno la signora Venier voleva separarsi da lei e dalla piccola nipotina per cui stravedeva.
Durante l’interrogatorio la madre della vittima ha detto che la bimba non poteva più vivere in un clima reso pieno di tensioni da Alessandro Venier, il delitto sarebbe arrivato dopo lunghi mesi di litigi e anche di violenze domestiche.

La dinamica dell’omicidio
Dalla ricostruzione fatta dagli investigatori, l’uomo sarebbe stato dapprima stordito con una forte dose di tranquillanti e poi una volta incapace di poter reagire strangolato con una corda. Quando le due si sono accertate della morte di Venier, hanno cominciato a sezionare il cadavere facendone tre parti e gettandolo in un bidone, ricoprendolo poi con della calce viva per nascondere il cattivo odore. Come se nulla fosse accaduto e per non destare sospetti, la sessantunenne infermiera sarebbe andata regolarmente al lavoro fino al 30 luglio mentre la compagna della vittima aveva continuato a uscire con la bambina nel passeggino.
La salma è stata recuperata da uno speciale mezzo dei Vigili del Fuoco e una volta ricomposta è stata affidata a un istituto di medicina legale affinché si proceda all’autopsia. Nel luogo dove è stato compiuto l’omicidio sono state anche rinvenute tracce di sangue che fanno intendere che le due, una volta commesso il crimine abbiano pulito a fondo le stanze il giorno stesso e i seguenti dell’omicidio.

Il Sindaco di Gemona: “Sgomento e incredulità”
Il piccolo paese in cui è avvenuto il delitto è sotto shock, soprattutto per il coinvolgimento della signora Venier, stimata e apprezzata da tutti. Roberto Revelant sindaco di Gemona ha detto di non ricordare fatti così gravi avvenuti nel territorio: “A mia memoria, non è mai successa una cosa del genere qui. È un fatto gravissimo, straziante. Non conoscevo personalmente la vittima, mi hanno riferito che aveva il desiderio, un giorno, di trasferirsi in Colombia, Paese d’origine della compagna. La bambina ora è rimasta sola, che tragedia”
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