Geppi Cucciari e Fabio Volo: l’arte di essere pesci fuor d’acqua tra Sardegna, Quirinale e notai
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Sentirsi fuori luogo non è un difetto, ma una condizione dell’anima che permette di osservare il mondo con una lente diversa. Durante la puntata di Kong – Con la testa tra le nuvole del 17 aprile, Fabio Volo ha accolto Geppi Cucciari in uno scenario suggestivo per riflettere su un tema che accomuna chiunque abbia mai sentito di non incastrarsi perfettamente nel puzzle della quotidianità: essere un “pesce fuor d’acqua”.
Il richiamo dell’isola e il peso delle “Laure Manne”
Il viaggio di Geppi Cucciari inizia lontano dai riflettori milanesi, nelle terre selvagge della Sardegna. Nonostante viva a Milano dal 2000, Geppi conserva un legame viscerale con la sua terra, tanto da aver mantenuto la residenza nell’isola.
Non è solo una questione di agevolazioni sui voli; è una resistenza identitaria. La conduttrice ha confessato di non riuscire ad accettare una carta d’identità che la definisca ufficialmente “milanese”, nonostante l’amore profondo per la città che l’ha adottata.
Questa sensazione di estraneità affonda le radici nelle aspettative familiari. In Sardegna, ha spiegato Geppi, esistono le cosiddette laure manne, le “grandi lauree”: giurisprudenza, medicina e ingegneria.
Percorsi sicuri che, secondo la tradizione, servono a curarsi, costruire case o tirarsi fuori dai guai legali. Geppi è stata indirizzata verso giurisprudenza, un percorso che ha vissuto con profonda infelicità, sentendosi costantemente nel posto sbagliato.

Dal banco del notaio al cabaret: Il paradosso di una vita notturna
C’è stato un momento, nella carriera di Geppi Cucciari, in cui l’essere “fuori luogo” è diventato un paradosso vivente. Per sette mesi ha lavorato in uno studio notarile in via San Pietro all’Orto a Milano.
Di giorno affrontava la precisione millimetrica dell’ordine notarile, di notte calcava i palchi del teatro e del cabaret. Questi due mondi “ossimorici” si incontravano nella sua insonnia, alimentando quella sensazione di essere un pesce fuor d’acqua che cercava ancora il proprio acquario.
Solo approdando alla conduzione televisiva Geppi ha trovato una dimensione autentica. Ha ammesso che nei monologhi di cabaret di cinque minuti non aveva il tempo di “aggiungere se stessa” a ciò che stava facendo.
La conduzione, invece, le permette di respirare, di sentire il luogo e di dimenticarsi della telecamera, trasformando l’agitazione interna in energia creativa.
Mattarella e il fascino dell’imprevedibilità
Il racconto si è poi spostato su incontri istituzionali decisamente fuori dal comune. Geppi ha ricordato i suoi numerosi incontri con il Presidente Sergio Mattarella, dal Quirinale ai David di Donatello.
Descrive il loro rapporto come “disincantato”, sottolineando il contrasto tra l’energia pacata ed elegante del Presidente e la sua verve “frizzante”.
L’aneddoto più sorprendente riguarda però un incontro avvenuto lontano dal protocollo ufficiale: una festa di compleanno in cui il Presidente era presente.
Geppi ha descritto una scena di grande eleganza e brindisi, un momento in cui anche le figure più austere sembrano uscire dai propri schemi abituali, confermando che, in fondo, ognuno di noi abita una distanza tra il ruolo pubblico e l’identità privata.

La nudità come metafora di libertà
La discussione ha toccato anche il tema della nudità, intesa sia in senso letterale che metaforico. Commentando un vecchio filmato d’archivio sul nudismo come scelta di libertà dai vincoli sociali (giacca, cravatta, ufficio), Geppi ha riflettuto sulla propria timidezza.
Sebbene non pratichi il nudismo pubblico, ha ammesso di essersi sentita spesso “nuda” o a disagio in televisione prima di trovare il proprio ritmo.
Fabio Volo ha chiuso l’intervista con una riflessione poetica: non è il mondo a essere estraneo, ma è qualcosa dentro di noi che abita una distanza.
È proprio in quello spazio sospeso che impariamo ad appartenere a noi stessi. Sentirsi un pesce fuor d’acqua non significa essere sbagliati, ma essere in viaggio verso una comprensione più profonda della propria unicità.
