Gianmarco Tamberi al BSMT: il dolore di Parigi, il silenzio del padre e la luce di Camilla
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Gianmarco Tamberi è tornato nel Basement (BSMT) di Gianluca Gazzoli con una consapevolezza nuova, figlia di un anno che lo ha visto toccare le vette dell’entusiasmo e gli abissi della sofferenza fisica e psicologica.
Oggi l’atleta si definisce in uno stato “variabile”, un termine che sintetizza la complessità di un uomo che sta cercando di rimettere insieme i pezzi della propria vita privata mentre guarda all’orizzonte di Los Angeles 2028.
L’intervista non è stata una semplice cronaca sportiva, ma una confessione a cuore aperto su cosa significhi essere un campione quando le luci dello stadio si spengono e restano solo il silenzio di un rapporto familiare interrotto e il pianto di una neonata che ha cambiato ogni priorità.

Parigi 2024: la “legnata” che ha rischiato di spegnere il sogno
Il capitolo su Parigi 2024 è un racconto crudo di impotenza. Tamberi descrive quei momenti non solo attraverso il dolore fisico delle coliche renali, ma come un trauma psicologico devastante: per lui, in quel momento, la carriera era finita.
Il ricordo di trovarsi su una sedia a rotelle in un corridoio d’ospedale, con le flebo al braccio a poche ore dalla finale, è vivido e doloroso.
L’immagine più potente resta quella del passaggio in ospedale davanti ai suoi affetti più cari, i genitori di Chiara e gli amici di una vita, che lo guardavano impotenti mentre lui veniva trasportato in ambulanza.
Il fallimento a 2.27 metri è stato vissuto come una “legnata” enorme, un momento di buio totale in cui l’unica ancora di salvezza è stata l’abbraccio di suo fratello, a cui è rimasto aggrappato per cinque minuti nel tentativo disperato di non tornare alla realtà.

Il miracolo di Camilla: una nuova ragione per volare
Proprio quando la fiducia in se stesso sembrava svanita per sempre, è arrivata la notizia che ha cambiato tutto: la gravidanza di sua moglie Chiara. Tamberi ammette che senza Camilla probabilmente si sarebbe arreso.
La nascita della piccola, che oggi ha circa sei mesi e mezzo, ha portato un “travolgimento immenso” nella sua routine. Se inizialmente addormentarla sembrava un dovere difficile e frustrante a causa dei pianti, oggi è diventato il suo piacere più grande, un modo per creare un legame unico che la bimba percepisce chiaramente.
La sfida verso Los Angeles 2028 nasce dal desiderio profondo di mostrare a sua figlia che non ci si arrende davanti alle difficoltà, trasformando Camilla nel motore principale della sua motivazione quotidiana.
Il silenzio assordante di un padre e la solitudine del campione
L’aspetto forse più intimo e doloroso emerso dall’intervista riguarda il rapporto con il padre ed ex allenatore, con cui Tamberi non parla da circa due anni e mezzo.
È una ferita aperta che si è manifestata in tutta la sua gravità nei momenti cruciali: il padre non ha risposto al messaggio di Gianmarco dopo la nascita di Camilla e non ha ancora visto la nipote.
Tamberi riflette con amarezza sul fatto che il loro legame sia sempre stato esclusivamente sportivo e mai realmente personale. Non aver ricevuto un messaggio dal padre mentre era in ospedale a Parigi è stato un colpo durissimo, forse più della mancata risposta sulla nascita della figlia, perché era l’unico momento in cui il genitore avrebbe potuto realmente comprendere il suo stato d’animo.
Nonostante descriva il padre come un genitore ma non un “papà”, Jimbo riconosce di aver trovato una paradossale serenità nell’allontanamento da una figura che sentiva come ingombrante e schiacciante.

Chiara e il “noi” perduto: la ricerca di un nuovo equilibrio
In diciassette anni d’amore, Chiara è stata il pilastro incrollabile di Tamberi. Tuttavia, l’arrivo di Camilla ha stravolto gli equilibri di coppia. Gianmarco parla con onestà della mancanza del “noi”, di quei momenti di esclusività e coccole che oggi sono stati assorbiti dalle necessità della neonata.
È una fase transitoria che accettano con consapevolezza, ma che pesa nella quotidianità di un atleta che vive costantemente sotto pressione.
Il sonno, elemento fondamentale per il recupero fisico di un saltatore, è diventato un lusso che Gianmarco fatica a concedersi, dovendo conciliare le notti insonni con allenamenti che spingono il suo corpo al limite estremo.
Il corpo sotto tortura: 15 aghi per continuare a sognare
Dietro l’immagine solare di Tamberi si nasconde un calvario fisico quotidiano. L’atleta ha rivelato di trascorrere tra le due e le quattro ore e mezzo al giorno sul lettino del fisioterapista.
Per curare la sindrome del “jumper’s knee” (il ginocchio del saltatore), si sottopone a trattamenti dolorosi come l’EPI, che prevede l’inserimento di aghi nel tendine collegati a correnti galvaniche.
È una manutenzione costante e spietata, necessaria per permettere a un corpo di 32 anni di competere ancora con i giovani talenti come Mattia Furlani.
Tamberi non nasconde che, se potesse rinascere, preferirebbe avere il talento per il basket piuttosto che quello per il salto in alto, segno di un rapporto con la sua disciplina fatto più di dedizione e dovere che di passione pura.
Ma è proprio questa disciplina, unita alla nuova luce che Camilla ha portato nella sua vita, a spingerlo verso l’ultima, grande sfida di Los Angeles.
