Giulia Vecchio, comica per necessità, la reazione dei personaggi imitati e l’incontro con “Ginotto” Castaldo
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Non solo attualità, presentazioni di libri e approfondimenti sulla politica, La Repubblica delle Idee, l’evento in scena a Bologna organizzato dal quotidiano romano, ha visto sul palco anche Giulia Vecchio insieme ai mille volti interpretati grazie alle sue imitazioni. “Le imitazioni sono state la mia salvezza – ha dichiarato l’attrice – con le maschere puoi giocarci, vale tutto”.
Parlando della svolta comica della sua carriera, Vecchio ha confessato che il cambiamento è arrivato per esigenze di mercato: “Ho avvertito che come attrice canonica avevo poche chance e invece come attrice comica ce ne erano molte di più, mancano le donne comiche. Da lì le maschere mi sono servite per avere la libertà di variare e non sentirmi in imbarazzo per cosa dovessi fare come Giulia. Per far ridere serve un talento innato, non è solo una scelta”.
La Tv delle ragazze
E a proposito di comicità, durante l’intervista con Matteo Macor, l’attrice ha parlato di una nuova generazione al femminile per quanto riguarda la comicità: “Non è un nuovo movimento, le donne comiche ci sono sempre state, a partire dalla “Tv delle ragazze”, un programma in cui finalmente la televisione ha riconosciuto che ci potessero essere donne che potessero fare satira. Adesso è come se ci fosse una maggiore libertà a dire cose scomode a ironizzare di più”.
Secondo l’attrice adesso per una donna che vuole fare ridere è più facile emergere: “Rispetto a prima ci sono più spazi anche grazie all’arrivo della stand-up c’è più disponibilità ad accogliere determinati modi di far ridere. Prima una donna comica faceva fatica ad emergere se non inserita in un contesto comico, parlo ad esempio di Anna Marchesini che era nel Trio nel momento di massimo successo”.
Franca Valeri è stata una delle prime a inventare una linea comica su sé stessa: “Se penso ad attrici comiche che hanno voluto e saputo imporre la propria bravura, mi viene in mente la grande Franca Valeri, nel “Segno di Venere” ha scritto la sceneggiatura e ha ironizzato su sé stessa chiamando a recitare con lei Sophia Loren che all’epoca rappresentava il canone massimo della bellezza, scelta geniale”.
Il primo incontro con la Gialappa’s e la scelta dei personaggi
Al primo incontro la Gialappa’s Band la ha presa scherzosamente in giro su provenienza geografica e difetti fisici, probabilmente per testarne l’autoironia: “Quando ho incontrato i Gialappi mi hanno detto “Vabbè, a parte mangiare pasticciotti, (perché io sono salentina), e avere le caviglie grosse cosa sai fare?”, “ah subito così” ho pensato (ride ndr). Avevo da tempo in testa Monica Setta, soprattutto la parte un po’ colorata che c’è intorno al personaggio, lo ho proposto ed è piaciuta. La cosa bella è che mi hanno messo a disposizione un gruppo di autori con cui ho potuto sviluppare le mie idee”.
Le piace raccontare e imitare personaggi che vanno oltre quello che sono in tv: “Mi piace raccontare i personaggi televisivi che a loro volta raccontano un mondo, per esempio Iva Zanicchi va oltre l’artista, potrebbe essere la zia caciarona presente in quasi tutte le famiglie. In Milly Carlucci che rappresenta vivere il lavoro maniacalmente, pensando a tutto, ho cercato di trovare un punto di rottura, “ascella, ascella” la umanizza”.
Le imitazioni difficili da fare e le reazioni dei personaggi imitati
Giulia ha poi parlato della difficoltà nell’imitare personaggi lontani da lei, anche se durante il suo percorso di formazione artistica ha studiato molto sulla contaminazione: “Nell’imitazione è difficile fare personaggi lontani da te anche come fisionomia, perché per quanto possa tu camuffarti con ore e ore di trucco, con un personaggio maschile è diverso. Al Piccolo di Milano per un anno abbiamo studiato “Amleto” affinché ci fossero contaminazioni, il vero gol sarebbe non avere argomenti tabù che nel femminile ci sono ancora”.
E a proposito di tabù ci sono ancora argomenti ostici su cui fare satira: “Se facessi una presa in giro delle femministe sarebbe difficile fare ridere su quel tema ora senza far partire un dibattito, come anche l’omosessualità, si deve fare attenzione alla sensibilità, ci dovrebbero essere confini, per esempio anche nell’imitazione di un personaggio preferisco tenere fuori la sua vita privata, estremizzo solo su ciò che si vede in tv”.
Ci sono personaggi però che non hanno preso benissimo l’imitazione: “Milly (Carlucci ndr) e Ema (Stokholma ndr) si sono divertite tantissimo, Iva Zanicchi all’inizio ha detto che la imitavo con un timbro troppo basso poi ha cominciato a propormi dei duetti “tesoro dobbiamo uscire tutte e due in pantofole”, l’unica che non la ha presa benissimo è Monica Setta e mi dispiace perché l’intenzione non era quella di offenderla”.
L’incontro a sorpresa con Gino Castaldo
Ema Stokholma le ha mandato un messaggio vocale di due minuti per complimentarsi dopo aver sentito l’imitazione: “Ema è una amica, abbiamo fatto insieme Radio2 Social Club e imitandola dicevo “Ginotto” che è una cosa specifica, lei nella vita Castaldo non lo chiama così, lo fa solo quando conduce un programma con lui, io scherzando con Luca Barbarossa imitavo Ema ripetendo “Ginotto, Ginotto” mi fa troppo ridere sia diventato quasi un cult. Dopo la puntata lei mi ha mandato un messaggio vocale “No amo davvero mi hai fatta uguale” mi ha detto divertita”
Alla fine sul palco di Bologna si è materializzato Gino Castaldo in carne ed ossa, dopo i primi secondi di sorpresa iniziale Giulia Vecchio ha cominciato a imitare Ema estemporaneamente: “Ginotto ti prego dimmi chi è il più bono dei Beatles dammi il numero, me lo devi dare assolutamente”, l’intervista si è conclusa così.
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