Hacker De Martino, il conduttore non era l’obiettivo è caduto nella rete insieme a privati cittadini, siamo tutti sotto attacco, come difendersi
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Il caso delle telecamere hackerate in casa di Caroline Tronelli, compagna di Stefano De Martino e i video con l’intimità della coppia divulgate sui canali telegram e whatsapp nonché su un portale straniero che poi ha ben pensato di rimuoverli, sono solo l’ultimo degli innumerevoli casi di violazione della privacy. La tecnologia è un bene prezioso per tutti, ma può trasformarsi in un’arma pericolosissima quando viene adoperata per fini estorsivi o speculatori.
A fronte della denuncia presentata da Stefano De Martino, si è scoperto che il conduttore non era l’obiettivo di coloro che hanno hackerato le telecamere, il padrone di casa di Affari Tuoi è caduto in una “pesca a strascico” in cui è finita una serie di telecamere hackerate da male intenzionati alla ricerca di materiale da sfruttare. Una volta riconosciuto il pesce grosso caduto nella rete, il video è stato salvato e divulgato nonché condiviso svariate volte da tanti utenti fino a far diventare la situazione difficile da arginare.

I casi più importanti di hackeraggio
Uno dei casi di hackeraggio più vasti si è scoperto a Singapore, dove è stato ritrovato un enorme deposito di video rubati da telecamere per uso domestico. Sono state circa 50.000 le telecamere entrate nella compromissione del sistema, queste ultime hanno fornito immagini di vita privata che sono state pubblicate su siti per adulti o venduti sul dark web. Restando in Asia, circa due anni fa è stata scoperta una rete di pirati informatici che vendeva video intimi rubati dalle case di famiglie vietnamite, promuovendo il tutto come “dark corners” o “hot scenes”.
Chi aveva la morbosa necessità di ficcare il naso nell’intimità di sconosciuti, pagando poteva acquistare video di stanze da letto, spogliatoi, camerini di negozi, le vittime erano tutte inconsapevoli e sicure di essere sole e al sicuro. Ma non finisce qui c’è anche chi ha offerto sotto pagamento la possibilità di collegarsi live e spiare tutti in tempo reale.
Negli Stati Uniti hanno suscitato scalpore telecamere compromesse che avevano anche funzione audio, tra cui anche baby monitor o videocamere di sicurezza. Immagini finite addirittura su un podcast on line dove il conduttore presentava il tutto come uno spettacolo comico divertendosi nel vedere le reazioni delle vittime quando lui si manifestava in voce e le vittime si rendevano conto di essere state violate nella propria intimità.
Questi episodi hanno indotto aziende come Amazon o Google ad inviare comunicazioni tramite email ai propri clienti, invitandoli ad attivare l’autenticazione a due fattori e a non riutilizzare password già usate altrove. Insomma rischiare di essere ripresi inconsapevolmente non è più una rarità, se un dispositivo è insicuro ci sarà con innumerevoli probabilità qualcuno che potrebbe abusarne. Ad essere esposti quindi non sono solo le celebrità, ma tutti, famiglie, bambini e anziani con enormi rischi.

Pratiche per diminuire i rischi
A fronte di questi rischi, di seguito riportiamo alcuni accorgimenti suggeriti da Roma Today che potrebbero aiutare a diminuire i rischi di essere ripresi inconsapevolmente:
- Cambiare subito le password predefinite: sembra banale ripeterlo, ma è il passo fondamentale che molti trascurano, anzi molti non lo fanno reputando la password predefinita più sicura, è il contrario
- Attivare l’autenticazione a due fattori che impedisce accessi non autorizzati anche nel malaugurato caso qualcuno scopra la vostra password, in questo caso arriverà un messaggio che avviserà del tentativo di accesso
- Aggiornare regolarmente il firmware per correggere proprio le vulnerabilità di sicurezza. Se un prodotto smette di ricevere supporto valutare di sostituirlo con uno più recente.
- Disabilitare l’accesso via Internet quando non serve: molti attacchi avvengono proprio perché la cam è esposta in rete. E in ogni caso, non lasciare la videocamera liberamente raggiungibile via IP pubblico.
- Isolare i dispositivi di domotica su una rete dedicata separata da quella dove si tengono PC e smartphone. In questo modo, anche se un hacker entrasse in uno degli apparecchi IoT, avrebbe più difficoltà a muoversi lateralmente e raggiungere i vostri dispositivi personali o intercettare i dati sensibili.
- Proteggere la rete Wi-Fi e il router con cifrature robuste e password lunghe e uniche. E cambiare la password di amministrazione del router (quella per accedere ai suoi settaggi) che spesso è di default e nota come “admin/admin”.
- Monitorare accessi e comportamenti sospetti attivando notifiche di accesso quando si collegano nuovi dispositivi.
- Installare le videocamere evitando camere da letto e bagni in primis valutando se è davvero necessario mettere una cam proprio in quei locali privati.
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