Harry e Meghan, la lite con Elisabetta II il giorno prima delle nozze, le indiscrezioni in un libro celebrativo per i 100 anni della defunta sovrana
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Chiunque per lavoro o per diletto sia pratico delle vicende della famiglia reale britannica, avrà sentito parlare del cosiddetto Tiaragate, la prima discussione vera e propria tra l’anziana sovrana, il nipote e la futura moglie. Dell’accesa disputa ne parla il biografo reale Robert Hardman in Elizabeth II, il libro uscito lo scorso 9 aprile nel Regno Unito per celebrare il centenario della nascita della ex sovrana.
Hardman nel suo libro racconta che come da tradizione la sovrana era solita fare indossare una tiara presa dai gioielli della Corona alle spose reali. Anche per Meghan, Elisabetta aveva voluto continuare questa usanza e la aveva convocata per mostrargliene alcune affinché la principessa potesse scegliere quella che avrebbe indossato il giorno del matrimonio con il nipote Harry, il 19 maggio 2018.
Il biografo ha tenuto a precisare che le opzioni offerte erano sempre pensate e ragionate da Elisabetta, in base alla personalità della futura sposa e al significato che le nozze avrebbero potuto avere per la famiglia reale. Hardman nel libro precisa inoltre che fino al matrimonio di William con Kate, la futura moglie si presentava da sola al cospetto della sovrana, anche perché quell’appuntamento era una sorta di pretesto per conoscersi meglio e stabilire un rapporto.
Le telefonate insistenti di Harry e l’irritazione della regina
Contrariamente alla tradizione, Meghan all’appuntamento si era presentata con Harry e tra le tiare proposte dalla regina aveva scelto immediatamente quella bandeau di diamanti della regina Mary, scelta che Elisabetta aveva approvato accordando con piacere il gioiello alla duchessa. Sembrava andare tutto secondo i piani prestabiliti fino a quando da lì a poco Harry aveva cominciato a telefonare con insistenza al Palazzo reale per poter avere la tiara a Kensington Palace, in quanto Meghan voleva fare le prove con l’abito da sposa.
Il biografo scrive che il parrucchiere personale di Meghan era arrivato espressamente da Toronto e aveva bisogno della tiara per provare le acconciature. A quanto scrive Hardman, Harry avrebbe cominciato a tempestare di richieste Angela Kelly, storica braccio destro di Elisabetta nonché guardiana dei gioielli della Corona. Informata sulle insistenze di Harry, Elisabetta avrebbe risposto molto irritata che non si trattava di un giocattolo, pregando Kelly di non rispondere più alle telefonate del nipote.

I controlli sulla tiara, lo spostamento e il litigio
Il biografo nel libro uscito in queste ore, spiega anche le difficoltà logistiche per spostare un gioiello del genere, che deve essere adeguatamente protetto e affidato a persone di fiducia, non solo, in quella occasione in particolare era necessaria una attenzione in più, la tiara scelta non era stata quasi mai presentata in pubblico ed era necessario assicurarsi sull’esatta provenienza delle pietre preziose che la componevano.
Una tiara sul capo di una duchessa afroamericana avrebbe potuto esporre quest’ultima, suo marito e la famiglia reale a critiche feroci se le pietre che la componevano fossero state il frutto di un bottino coloniale, insomma Hardman tiene a sottolineare che Angela Kelly voleva solo proteggere gli sposi e tutelari, ma non ostacolarli, ma che Harry non lo aveva capito e che quando la assistente della regina aveva consegnato il gioiello la aveva duramente attaccata per l’attesa.
Una lite memorabile scrive il biografo di cui Kelly avrebbe subito riferito alla regina, che ancora più irritata dal comportamento del nipote aveva preso le difese della sua assistente. La sovrana riteneva che Meghan come avevano fatto Kate e le spose prima di lei, avrebbe potuto fare le prove con una tiara finta, di plastica comprata in un qualsiasi negozio di bigiotteria.
L’insofferenza di Harry e Meghan
Il biografo sostiene che nessuno qualche mese dopo si era stupito quando la coppia aveva deciso di allontanarsi dal Regno Unito in quanto i segnali di insofferenza erano evidenti. Tutti i giornali avevano cominciato a parlare di Megxit, ma la famiglia la chiamava Udi, Unilateral declaration of independence “come quella dichiara negli anni Sessanta dalla minoranza bianca della Rodesia (poi Zimbabwe) nei confronti del Regno Unito” scrive Hardman. 
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