Hollywood trema: da Matt Damon a Ben Affleck, tutti i VIP coinvolti nello scandalo Lively-Baldoni
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Il dietro le quinte di It Ends With Us non è stato solo teso: è stato un vero campo di battaglia legale che sta trascinando nel fango i nomi più grandi di Hollywood.
Documenti giudiziari recentemente desecretati hanno rivelato messaggi privati, email di fuoco e alleanze inaspettate che dipingono un quadro inquietante sulla produzione del film. Ecco tutto quello che è emerso dal caos tra Blake Lively e Justin Baldoni.
Un set “mortale”: le accuse di Blake Lively
Quello che doveva essere il trionfo cinematografico del bestseller di Colleen Hoover si è trasformato nel “peggior incubo” di Blake Lively.
In una serie di email inviate a Matt Damon e sua moglie Luciana, l’attrice ha descritto l’esperienza sul set come qualcosa che l’ha “quasi uccisa”.
Lively non ha usato mezzi termini, accusando il regista e co-protagonista Justin Baldoni di aver creato un ambiente tossico, arrivando a definirlo “membro di un culto” e un “sociopatico falso femminista”.
La risposta di Matt Damon è stata quasi profetica: ha offerto a Blake di dirigere il suo prossimo film con la loro casa di produzione, la Artists Equity, scherzando sul fatto che anche loro sono “una sorta di setta, ma di quelle gentili”.
Ma non è tutto. Suo marito, Ryan Reynolds, è sceso in campo con messaggi pesantissimi, accusando Baldoni di aver fatto commenti inappropriati sul peso di Blake a soli pochi mesi dal parto, giustificandosi dietro una presunta “bassa densità ossea” per una scena in cui doveva prenderla in braccio.
Il “Team Blake”: Taylor Swift e l’endorsement al buio
Tra i nomi che saltano fuori dai documenti, quello di Taylor Swift è sicuramente il più pesante. I messaggi rivelano che Blake ha chiesto alla popstar di appoggiare la sua versione del montaggio del film (in competizione con quella di Baldoni) anche senza averla vista. La risposta della Swift? “Farei qualsiasi cosa per te!”.
Dalle carte emerge anche un linguaggio colorito: Taylor avrebbe definito Baldoni una “b—-” che tira fuori il suo “piccolo violino” quando ha capito che la situazione stava precipitando.
Dopo l’uscita di un articolo bomba sul New York Times, la Swift avrebbe rincuorato l’amica dicendole: “Mai una cancellazione è stata invertita così in fretta”.
Anche il campione NFL Travis Kelce è stato menzionato, con Blake che chiedeva a Taylor di mostrare il film al fidanzato per avere un parere maschile.

Bradley Cooper: l’eroe inaspettato in sala montaggio
Uno dei dettagli più sorprendenti emersi dai nuovi documenti riguarda Bradley Cooper. In un messaggio inviato a un destinatario non rivelato, Blake Lively ha descritto Cooper come un “eroe assoluto”.
L’attore e regista di A Star Is Born avrebbe visionato il montaggio segreto della Lively per ben due volte, fornendo feedback cruciali. “Bradley è venuto. Lo ha guardato due volte”, ha scritto la Lively, “Mi ha fatto sentire così bene riguardo al mio cut”.
Un supporto che ha dato all’attrice la forza di sfidare apertamente la visione del regista Baldoni.
Ben Affleck, Jennifer Lopez e il “culto” di Artists Equity
Blake Lively ha cercato supporto anche in Ben Affleck e nella sua allora moglie Jennifer Lopez. In un’email, Blake implorava Ben di guardare il suo montaggio del film, definendo la realizzazione della pellicola più assurda di un documentario sul Fyre Festival.

Le voci fuori dal coro: Jenny Slate e Jameela Jamil
Se molti colleghi si sono schierati con Blake, non mancano le voci critiche. Jenny Slate, pur schierandosi contro Baldoni definendolo un “falso alleato” e un “narcisista”, ha espresso profondo disagio per l’intero clima del set.
Dall’altra parte, Jameela Jamil è stata durissima con la Lively. In alcuni messaggi privati con la sua agente, l’attrice di The Good Place ha descritto Blake come una “villain bizzarra” e una “kamikaze”, criticando aspramente il modo in cui l’attrice ha gestito il press tour del film, promuovendo il suo brand di haircare mentre si parlava di violenza domestica.

L’ombra di Johnny Depp e il supporto di Anna Wintour
In uno scambio di messaggi con il suo manager, Ryan Reynolds ha mostrato di temere che la reputazione di Blake potesse essere distrutta per sempre. Commentando gli articoli che dipingevano la moglie come una manipolatrice, Reynolds ha chiesto polemicamente: “Com’è finita per Johnny Depp?”, riferendosi al logorante processo contro Amber Heard.
A rincuorare l’attrice ci ha pensato però Anna Wintour. La leggendaria direttrice di Vogue ha inviato un’email personale a Blake dopo la premiere: “Blake, è stato un film molto coraggioso e commovente… Sapere quanto sia stata dura la situazione per te mi ha reso particolarmente orgogliosa”.

Verso il processo del 2026: Una lista di testimoni stellare
La battaglia legale è tutt’altro che finita. Per il processo fissato a maggio 2026, la Lively ha presentato una lista di potenziali testimoni che sembra il red carpet degli Oscar.
Tra i nomi figurano Hugh Jackman, l’amica top model Gigi Hadid e l’attrice Emily Blunt. Anche il co-protagonista Brandon Sklenar ha espresso il suo sostegno a Blake, definendo il comportamento di Baldoni “sconcertante” nei messaggi privati.
Riuscirà Blake Lively a ripulire la sua immagine o le rivelazioni dei documenti saranno il colpo di grazia alla sua carriera? Una cosa è certa: a Hollywood, i panni sporchi non si lavano più in famiglia, ma in tribunale.
