Il calcio piange Igor Protti bandiera del Bari e del Livorno, fu capocannoniere in tutte le categorie
#image_title
Che Igor Protti stesse perdendo la sua battaglia contro il tumore al colon che aveva scoperto un anno fa, lo si era evinto dalle foto pubblicate sui social del matrimonio della figlia Noemi. La bandiera di Bari e Livorno che aveva lasciato il segno anche durante la sua permanenza al Napoli e alla Lazio, a quella cerimonia aveva voluto esserci ad ogni costo. Protti era arrivato all’altare nel suo elegante abito blu, visibilmente provato dalle cure, sorretto dal figlio Nicholas Flavio e con la mano stretta a quella di sua figlia.
La notizia della dipartita è arrivata questa mattina 19 giugno, la famiglia ottemperando alle ultime volontà dell’ex calciatore ha pubblicato una sua foto sul profilo social, uno scatto in cui sorride nello stadio Armando Picchi di Livorno con la fascia di capitano sul braccio. Nella didascalia il saluto di Protti a tutte le tifoserie che lo hanno amato e in cui dice che la sua partita è finita, dando a tutti appuntamento altrove.
Il messaggio di commiato e il dolore delle tifoserie
“Ha voluto lasciarvi questo saluto che come da sue volontà condividiamo — si legge nel post di annuncio della morte — Questo splendido viaggio, come ogni partita, è arrivato al fischio finale. Difficile provare parole che possano spiegarlo, l’unica cosa che posso fare è ringraziare la mia grande e meravigliosa famiglia che ho adorato”.
Un dolore per la dipartita di un uomo che ha lasciato bei ricordi ovunque abbia giocato, che ha unito trasversalmente tante tifoserie: Rimini, Messina, Bari, Napoli, Livorno, ognuna di queste città ha rivendicato un pezzo di Protti, piangendolo come se fosse uno di famiglia.
Igor Protti un anno fa esatto aveva annunciato ai suoi tifosi la scoperta della malattia: “Mi è stato trovato uno sgraditissimo ospite” aveva scritto con la solita schiettezza per la quale i suoi tifosi lo avevano amato. Aveva raccontato tutto il percorso, una strada dolorosa fatta di interventi, chemioterapia e radioterapia fino alla triste rivelazione di una situazione che stava peggiorando, il tumore al colon aveva attaccato anche le vertebre.
La passione per il calcio e la carriera
Protti era nato a Rimini nel 1967, da bambino era milanista affascinato dalle prodezze di Gianni Rivera, del quale custodiva la maglia rossonera numero dieci come fosse un tesoro. In un tema alle elementari scrisse che il suo sogno sarebbe stato quello di giocare una finale di Coppa dei Campioni, un sogno mai realizzato, in compenso ne realizzò tanti altri, compreso il più difficile, quello di entrare nel cuore della gente.
Iniziò a respirare l’aria dei campi professionistici negli anni Ottanta, nel Rimini allenato da Arrigo Sacchi. Il futuro allenatore del Milan dei campioni e della Nazionale pur intuendo il carattere deciso di Protti, lo reputò adatto solo ai campionati minori. Il profeta di Fusignano si sbagliava perché la definitiva consacrazione di Protti arrivò proprio in Serie A con il Bari, nella stagione 1995/1996.
Igor segnò 24 reti conquistando il titolo di capocannoniere insieme a Beppe Signori. A fine stagione il Bari retrocesse nonostante i suoi goal, tuttora rimane l’unico calciatore ad aver vinto la classifica marcatori della massima serie con una squadra poi terminata in Serie B. Arrivarono poi le esperienze con la Lazio, squadra con cui vinse una Supercoppa italiana, il Napoli e la Reggiana.
La storia d’amore con il Livorno
Ma la parte più bella della sua carriera Protti la visse a Livorno, dove smise di essere un semplice calciatore per diventare “Lo Zar”. Scelse di restare a Livorno in C1 anche a 33 anni, quando in molti avrebbero cercato l’ultimo contratto in una squadra di Serie A. Fu artefice insieme a Cristiano Lucarelli di una scalata indimenticabile, portando il Livorno dalla C alla A. Insieme a Dario Hubner è tuttora l’unico calciatore ad aver vinto la classifica di capocannoniere in tutte le categorie professionistiche.
Accanto al campione amato sul campo c’è anche l’uomo privato, che ha riservato attenzione agli ultimi e che ha organizzato spettacoli di beneficenza. Una sensibilità e un amore verso gli altri che a Protti è stata restituita nei mesi della malattia, periodo durante il quale non sono mancati striscioni sotto l’ospedale, messaggi dalle curve, parole di incoraggiamento da ex compagni di squadra, da amici e da ex avversari.
Con Protti se ne va una parte di quel calcio romantico che ormai non esiste quasi più, un uomo che ha rispettato i tifosi e che ha augurato salute a tutti coloro che gli erano vicini. Se ne va con i suoi 246 goal mentre mezza Italia calcistica lo piange.

About The Author
