Il mistero dell’eredità di Gina Lollobrigida: tra spese folli, conti offshore e il tramonto di un’icona
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L’immagine di Gina Lollobrigida è sempre stata impressa nel marmo della perfezione: la “Bersagliera” indomabile, il volto del Neorealismo, la diva che ha saputo conquistare Hollywood con una bellezza mediterranea e un carattere d’acciaio.
Ma dietro lo sfarzo dei gioielli di Bulgari e le ville sulla Via Appia, gli ultimi anni della sua vita hanno ricalcato le tinte fosche di un film noir.
Oggi, a tre anni dalla sua scomparsa (avvenuta nel gennaio 2023), il sipario si alza nuovamente su una realtà fatta di battaglie legali, sparizioni milionarie e una solitudine profonda, rivelata dal documentario “Lo Scandalo Lollobrigida”.

Il “vortice” Piazzolla: 120.000 euro al mese per vivere il sogno
Al centro di questa tempesta perfetta c’è Andrea Piazzolla, il giovane assistente entrato nella vita di Gina nel 2009 e diventato, col tempo, il suo unico punto di riferimento.
Quella che doveva essere una collaborazione professionale si è trasformata in una convivenza che ha visto Piazzolla, la sua compagna e la loro figlia (chiamata Gina in onore della star) stabilirsi nella villa dell’attrice.
Le rivelazioni di Piazzolla nel documentario sono da capogiro. Lungi dal descrivere una vecchiaia all’insegna del risparmio, l’assistente dipinge un quadro di spese folli:
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Budget mensile: Durante i periodi estivi, le uscite oscillavano tra gli 80.000 e i 120.000 euro al mese.
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Lifestyle da jet-set: Feste private con ospiti del calibro di Silvio Berlusconi e performance esclusive di Ricky Martin.
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Passione motori: In soli due anni, la Lollobrigida avrebbe acquistato ben 28 auto di lusso.
Per la famiglia, tuttavia, questo non era edonismo, ma una sistematica operazione di circonvenzione di incapace.

Un patrimonio cinematografico ridotto in cenere
Il patrimonio di Gina Lollobrigida non era solo simbolico. Per sessant’anni, l’attrice ha accumulato una fortuna stimata tra i 36 e i 50 milioni di euro, frutto non solo del cinema ma anche della sua attività di fotografa e scultrice. La lista dei beni era impressionante:
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Una villa di 900 mq sulla Via Appia Antica.
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Appartamenti di lusso in Piazza di Spagna.
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Una residenza di prestigio a Monte Carlo.
Tuttavia, all’apertura del testamento, l’amara sorpresa: dei 10 milioni di euro attesi nei conti correnti più recenti, non vi era quasi traccia.
Secondo l’avvocato della famiglia, Alessandro Gentiloni, gran parte della fortuna sarebbe evaporata verso società offshore a Panama. In Italia sono rimasti solo debiti, fatture non pagate ai fornitori e parcelle legali insolute.
Il figlio della diva, Milko Skofic Jr., ha descritto una realtà desolante: “Abbiamo dovuto vendere i mobili per pagare i creditori”.
La svendita del patrimonio sarebbe iniziata anni prima, con la cessione di appartamenti a prezzi stracciati e la vendita dei celebri gioielli da parte di Sotheby’s per circa 4 milioni di euro.
Una famiglia distrutta: lo sfratto del nipote
Il conflitto non è rimasto confinato ai tribunali, ma ha devastato i legami di sangue.
Il punto di rottura definitivo è avvenuto nel 2017, quando Gina ha sfrattato il nipote Dimitri dalla dependance della proprietà di famiglia. Un gesto che Milko Skofic attribuisce alla totale influenza di Piazzolla sulla madre: “Andrea le diceva cosa fare”.
Piazzolla, condannato in primo grado a tre anni di reclusione per aver approfittato della vulnerabilità dell’attrice, respinge le accuse con sarcasmo, ma le sentenze parlano di un risarcimento di 500.000 euro dovuto alla famiglia per il danno subito.

Il mistero del “matrimonio spagnolo”
Non si può parlare dell’eredità Lollobrigida senza citare Javier Rigau. L’imprenditore catalano, che ha sostenuto di essere stato il marito dell’attrice per anni, è stato una figura centrale in questa saga.
Sebbene la Lollobrigida lo abbia definito “un uomo malato” e abbia impugnato il loro matrimonio (celebrato per procura), Rigau non ha mai smesso di accusare Piazzolla di aver isolato la diva per derubarla.
Oggi, mentre i gioielli che Gina si era comprata da sola per “non dipendere mai da un uomo” sono finiti all’asta, resta solo l’eco delle sue parole amare registrate nel documentario: “Vogliono umiliarmi? Che si fottano”.
La parabola di Gina Lollobrigida si conclude così: non con un applauso sul red carpet, ma con un groviglio di verifiche fiscali e recriminazioni.
Una fine solitaria per una donna che aveva il mondo ai suoi piedi, ma che si è ritrovata vittima di una guerra per un tesoro che, forse, non esiste più.
