Il mondo magico di Nathalie Guetta: dal circo a Don Matteo, la libertà di non diventare mai adulta
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Ci sono interviste che lasciano il segno per la loro disarmante spontaneità. Quella vissuta nel salotto di Citofonare Rai 2, dove Nathalie Guetta si è raccontata davanti a Paola Perego e Paola Barale, appartiene senza dubbio a questa categoria. Definita dal suo stesso manager e avvocato, Simone Morandi, come una creatura magica proveniente da un altro pianeta, l’attrice ha confermato ancora una volta la sua natura profondamente anticonformista, ironica e mossa da una sensibilità rara.
Dalle strade di Parigi alle verticali sotto il tendone
La storia artistica di Nathalie Guetta affonda le sue radici in un’atmosfera sospesa nel tempo, ben prima di approdare sul piccolo schermo italiano.
Tutto è iniziato quasi per caso, camminando lungo le strade di Parigi, quando un manifesto con l’immagine di un clown ha catturato la sua attenzione. Da quel momento, a soli sedici anni, ha deciso di iscriversi alla scuola di circo, un’avventura che è proseguita fino ai ventuno anni.
Il percorso tra i tendoni, tuttavia, non è stato privo di ostacoli emotivi. Con la sua tipica autoironia, l’attrice ha ricordato come l’altezza e il vuoto le provocassero un timore costante. I tentativi al trapezio e le camminate sul filo venivano regolarmente interrotti dalla paura di cadere.
La soluzione temporanea è stata quella di specializzarsi nelle verticali, un esercizio faticoso che richiedeva una notevole forza fisica nelle braccia ma che, quantomeno, le permetteva di rimanere vicina al suolo.
A cambiare il corso della sua vita è stata un’amica, che intuendo il suo potenziale espressivo le ha suggerito di tentare la strada del teatro. Da quel consiglio è nata l’iscrizione alla scuola di recitazione e la scoperta di una passione travolgente.
L’esordio in Italia e i primi malintesi linguistici
Il passaggio dal teatro alla televisione italiana ha regalato momenti memorabili, come la partecipazione nel 1993 alla trasmissione Cielito Lindo, condotta da Livia Cenci e Claudio Bisio.
Rivedendo quelle immagini d’archivio, Nathalie Guetta ha sorriso nel ricordare la sua immagine dell’epoca, caratterizzata da un taglio di capelli cortissimo e da una gestione linguistica decisamente singolare.
A quei tempi l’attrice parlava quasi esclusivamente in napoletano, una scelta espressiva che creava divertenti cortocircuiti comunicativi all’interno della redazione, composta prevalentemente da professionisti milanesi.
Non si trattava di una gag costruita per la scena, ma di una reale difficoltà nel comprendersi reciprocamente, un aneddoto che ancora oggi fotografa l’originalità del suo percorso e la sua capacità di portare un tocco di autentico caos creativo ovunque vada.
La filosofia del rimanere fanciulli e il legame con Don Matteo
Durante il dialogo in studio è emersa una riflessione profonda legata a una sua vecchia dichiarazione, nella quale affermava di essere una donna che non è mai stata giovane.
Pur confermando la citazione, l’attrice ha voluto correggere il tiro, sottolineando che il vero tratto distintivo della sua esistenza è un altro: l’irremediabile incapacità di diventare un’adulta a tutti gli effetti. Questa caratteristica è stata esaltata dalle conduttrici come un lusso straordinario e una prova di assoluta libertà mentale.
Questa stessa libertà si riflette nella gestione della sua quotidianità, divisa tra la solitudine della sua casa e la vivacità del set. Da ben ventisette anni, Nathalie Guetta è uno dei volti simbolo della serie televisiva Don Matteo, dove interpreta la storica perpetua Natalina.
Il set della fiction rappresenta per lei un ambiente protetto e profondamente familiare, un luogo dove la conoscenza pluriennale tra i colleghi permette a ognuno di esprimersi senza filtri.
L’alternanza tra il caos stimolante delle riprese e il silenzio perfetto delle mura domestiche costituisce l’equilibrio ideale per la sua personalità complessa e affascinante.
Tra rimpianti, affetti familiari e icone del passato
L’intervista ha toccato anche corde più intime, come il sentimento di nostalgia legato alla mancata maternità. L’attrice ha ammesso che, specialmente nell’ultimo periodo, le capita spesso di riflettere su quanto sarebbe stato bello condividere la crescita di un figlio all’interno di una storia d’amore.
Tuttavia, ha subito respinto la tentazione di lamentarsi, rivolgendo un pensiero di profonda gratitudine ai suoi fratelli e alle sue sorelle che le hanno permesso di essere una zia presente e affettuosa per ben dieci nipoti.
Sollecitata dalle domande curiose di Paola Barale, l’attrice ha anche giocato con l’immaginazione, rivelando quali figure storiche e dello spettacolo stimolino la sua fantasia.
Se potesse vivere una seconda esistenza divisa a metà, sceglierebbe di spendere una parte della vita nei panni di Eleanor Roosevelt e l’altra metà in quelli di Marilyn Monroe, per poter assaggiare e sperimentare due modi diametralmente opposti, ma ugualmente intensi, di essere donna.
In chiusura, di fronte alle riflessioni sulla percezione della propria bellezza e sui canoni estetici rigidi imposti dalla società, Nathalie Guetta ha mostrato la sua ricetta per superare le insicurezze.
Pur ricordando con ironia alcuni costumi di scena del passato che la facevano sentire goffa, ha spiegato che la sua vera forza risiede nell’ascolto di una voce interiore capace di farla sentire protetta.
È proprio questa corazza emotiva che le permette di considerare affascinante e bella la vita, anche quando la partita si fa complicata e lo scenario mette alla prova il suo naturale entusiasmo.
