Il processo a Marius Borg Høiby tra accuse di stupro e i segreti di Skaugum
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Il regno di Norvegia sta attraversando il suo momento più buio. Mentre i riflettori del mondo intero sono puntati sull’aula 250 del tribunale distrettuale di Oslo – la stessa che ospitò il processo per la strage di Utøya – emerge un ritratto inquietante di Marius Borg Høiby, il figlio che la Principessa Mette-Marit ha avuto da una precedente relazione prima di sposare l’erede al trono Haakon.
Il processo, iniziato il 3 febbraio 2026, vede il ventinovenne rispondere di ben 38 capi d’accusa. Sebbene Høiby si sia dichiarato colpevole di 24 reati minori, il cuore del dibattimento riguarda accuse gravissime: quattro stupri, uno dei quali sarebbe avvenuto proprio nel seminterrato della residenza reale di Skaugum.

Cosa è successo nella cantina dei Principi Ereditari?
Il terzo giorno di processo è stato dedicato a uno degli episodi più scioccanti: una presunta violenza sessuale avvenuta nel 2018 a Skaugum, la dimora ufficiale di Haakon e Mette-Marit. Secondo l’accusa, il fatto sarebbe avvenuto mentre i principi erano in casa.
La vittima ha testimoniato di essere venuta a conoscenza dello stupro solo dopo che la polizia di Oslo le ha mostrato video e foto trovati nel cellulare di Marius. “Vedo che sono completamente priva di sensi. Non sembra nemmeno che respiri”, ha dichiarato la donna in aula, convinta al “cento per cento” di essere stata drogata durante l’after-party.
Dal canto suo, Marius nega strenuamente ogni accusa di violenza sessuale, nonostante le prove digitali sembrino raccontare una storia diversa.

Il “tesoro” digitale: cartelle segrete e tentativi di cancellazione
Il fondamento dell’accusa, guidata dal Procuratore Generale Sturla Henriksbø, risiede nel materiale rinvenuto nello smartphone dell’imputato.
Nonostante Høiby abbia sostenuto di aver consegnato il telefono spontaneamente, le indagini condotte dall’avvocato della polizia Andreas Kruszewski hanno rivelato dettagli compromettenti:
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App di crittografia: I file multimediali (video e foto) sono stati trovati in “cartelle segrete” accessibili solo tramite software criptati.
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Cancellazione remota: Gli inquirenti hanno rilevato due tentativi di cancellazione dei file da remoto.
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Messaggi ambigui: È stato letto in aula un messaggio inviato da Marius a una conoscente: “Ho cancellato tutto dal mio telefono prima di essere arrestato”. Høiby si è giustificato dicendo che era solo un modo per rassicurare la donna che le sue foto private non sarebbero finite in mano alla polizia.

Le ammissioni di colpa
Su 38 accuse, Marius ne ha accettate 24, tra cui:
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Traffico di droga.
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Violazioni del codice della strada.
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Diffusione di materiale sessuale esplicito senza consenso (un caso su sei).
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Lesioni personali ai danni della sua ex fidanzata (episodio dell’agosto 2024).
Un Principe “tormentato”: la strategia della difesa
In un momento di forte emotività, Marius ha rilasciato una dichiarazione spontanea descrivendosi come una vittima del suo stesso status: “Ho vissuto una vita che pochi possono comprendere. Sono conosciuto solo come il figlio di mia madre”.
Ha accusato la stampa di averlo perseguitato e molestato sin dall’età di tre anni, definendo “spaventosa” la presenza dei media in aula.
La difesa è affidata a un team legale d’élite: Petar Sekulic, noto per la sua aggressività mediatica, ed Ellen Holager Andenæs, una delle giuriste più stimate di Norvegia con un passato da giudice e procuratore.
La loro strategia sembra puntare sulla fragilità psicologica di Marius e sulla contestazione della validità delle prove riguardanti i rapporti non consensuali.

La Monarchia sotto assedio: Epstein e l’assenza dei Reali
Il processo non colpisce solo Marius, ma scuote le fondamenta stesse della casa reale. Parallelamente alle udienze, la stampa norvegese sta scavando nei passati legami tra la Principessa Mette-Marit e Jeffrey Epstein, suggerendo che i rapporti fossero più frequenti di quanto ammesso ufficialmente.
Il Principe Haakon ha già confermato che né lui né Mette-Marit presenzieranno alle udienze, un distanziamento fisico che però non basta a placare l’opinione pubblica.
Come dichiarato dal procuratore Henriksbø: “L’uguaglianza davanti alla legge è fondamentale. Il fatto che faccia parte della famiglia reale non deve garantire né sconti né eccessiva severità”.
Il processo durerà sette settimane. Resta da vedere se la monarchia norvegese riuscirà a sopravvivere a questo “annus horribilis” o se i segreti custoditi nelle cartelle segrete di Marius Borg Høiby segneranno il punto di non ritorno.

