Irene Ghergo, il sodalizio artistico con Gianni Boncompagni, i successi televisivi di Pronto Raffaella e Non è la Rai, le litigate a Domenica in, l’invenzione di Belve, la caduta di Signorini, le rivelazioni di una delle più importanti autrici italiane
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Irene Ghergo è una delle autrici più importanti della televisione italiana, ha ideato e portato al successo alcune delle trasmissioni diventate poi cult del piccolo schermo, gran parte delle quali scritte a quattro mani insieme a Gianni Boncompagni, genio creativo, autore e regista con il quale ha intrattenuto un sodalizio artistico durato vent’anni e che ha trasformato il modo di fare televisione.
Insieme hanno inventato la fascia del mezzogiorno, quando in Rai a quell’ora andava in onda il monoscopio, si deve a loro l’idea di trasformare Raffaella Carrà da primadonna dei sabato sera ad affabile padrona di casa nell’accogliere gli ospiti sul divano di uno studio televisivo o a condurre i giochi al telefono con i telespettatori da casa.
In una intervista rilasciata al Corriere della Sera, Irene Ghergo ha svelato aneddoti e retroscena della televisione italiana cominciando dalla preparazione di “Pronto Raffaella”, lo spazio televisivo del mezzogiorno Rai che avrebbe stravolto le abitudini degli italiani e avrebbe accorciato le distanze tra uno studio televisivo e i telespettatori a casa.
Gianni Boncompagni e Raffaella Carrà
Irene Ghergo ha raccontato la differenza di approccio a un programma di Gianni Boncompagni e Raffaella Carrà, l’autore e regista trovava noiose le riunioni e spesso si addormentava mentre Raffaella era inarrestabile e affrontava sempre tutto con grande energia. L’autrice ha bonariamente ricordato la prima puntata dello storico programma del mezzogiorno Rai quando appena ricevuta la linea Gianni spinse simbolicamente Raffaella sul palco dicendole che sarebbe andato tutto male, invece il programma segnò l’inizio di un’epoca divenendo un enorme successo.
Prima dell’incontro artistico con Boncompagni, Irene Ghergo, essendo figlia del fotografo Arturo Ghergo e avendo potuto contare su una giovinezza privilegiata, aveva avuto modo di conoscere personaggi celebri quali Alberto Moravia, Laura Betti, Dario Bellezza, Elizabeth Taylor, Marcello Mastroianni e Audrey Hepburn.
L’autrice ha ricordato i primi passi nel mondo del lavoro accanto a Enrico Lucherini, anche lui eccentrico come Boncompagni e dal quale ha imparato i segreti della promozione e della comunicazione nel mondo dello spettacolo.
Domenica in
Tornando al sodalizio artistico con Boncompagni, dopo i successi della fascia di mezzogiorno, due anni con Raffaella Carrà e due anni con Enrica Bonaccorti, arrivò la proposta di rilanciare Domenica in. Altre 4 stagioni televisive indimenticabili, con 200 ragazze in mezzo allo studio e due stage ai due capi, le ragazze girando le loro sedie a 180 gradi potevano interagire nel corso della trasmissione. Da semplice pubblico le ragazze divennero sempre più parte integrante del programma fino a diventarne spesso le protagoniste.
Irene Ghergo ha ricordato però che gli inizi non furono entusiasmanti, Paolo Villaggio che doveva essere il conduttore alla fine defezionò e venne sostituito da Lino Banfi al quale Irene ebbe l’idea di affiancare Toto Cutugno, una vera e propria scommessa, che proprio grazie a quella intuizione si trasformò da cantante introverso ad affabile co-conduttore.
“Dopo la prima puntata mi scolai una boccetta di Novalgina – racconta Ghergo – Il conduttore sarebbe dovuto essere Paolo Villaggio. Li avevo avvisati: è matto, tenerlo nove mesi non sarà facile. E infatti qualche giorno prima del debutto convocò una conferenza stampa: “Farò una trasmissione contro questo governo”. C’era De Mita, se non sbaglio. Fummo convocati dai vertici Rai e Villaggio saltò. Venne Lino Banfi. Ma mancava un pezzo di programma. Un giorno io e Gianni andammo a pranzo all’Hilton, incrociammo Toto. “Prendiamo lui””.
Ma i primi approcci tra Cutugno e Boncompagni non furono il massimo, Ghergo ha raccontato che litigarono subito e fu lei con uno stratagemma a farli riappacificare: “Lui e Gianni litigarono subito. Toto se ne andò infuriato. Io e Giancarlo De Andreis (assistente di redazione e collaboratore del programma all’epoca ndr) non sapevamo che fare. Mi venne l’idea. “Chiama l’Hilton e cerca Toto, tanto a quest’ora non c’è. Lascia detto che sei Boncompagni”. Più tardi gli telefonai io. Mentii. “Sai, Gianni si è pentito, si voleva scusare”. A Boncompagni raccontai che Cutugno ci aveva ripensato. Nessuno dei due ha mai saputo la verità”.
Seguirono quattro anni di successi, dopo Banfi e Cutugno fu la volta di Marisa Laurito, Edwige Fenech e Gigi Sabani, insieme a loro l’innesto in trasmissione nel corso delle varie edizioni di Pupo, I Ricchi e Poveri e le sorelle Boccoli. Con Gianni Boncompagni iniziò la consuetudine di dedicare una intera puntata alle canzoni e ai protagonisti del Festival di Sanremo la domenica all’indomani della serata finale, direttamente dal palco dell’Ariston tradizione rimasta in vigore tuttora.
Non è la Rai
Nell’autunno del 1991 Gianni Boncompagni passò all’allora Fininvest a fronte di un’offerta miliardaria di Silvio Berlusconi, all’epoca si parlò di 60miliardi di lire in cinque anni, praticamente 1 miliardo al mese. Ghergo ha rivelato che il programma cult di una generazione Non è la Rai, nacque a casa di Silvio Berlusconi: “Nacque in via dell’Anima. a casa di Berlusconi. Silvio credeva che fossi la moglie di Boncompagni: “Prego, signora, si accomodi” mi diceva”.
Poi l’autrice ha svelato anche un retroscena legato alla quasi sordità di Boncompagni: “A pranzo Silvio raccontava barzellette. Gianni, quasi sordo, lo fissava inespressivo, non rideva. E io gli davo i calci sotto al tavolo. Gianni presentò richieste assurde: buttare tutte le telecamere, totale autonomia. Berlusconi capì che quel programma era speciale e lo accontentò”.
A proposito del programma Irene ha rivelato che le ragazzine erano indisciplinate e la stessa Ambra insisteva per avere i capelli lisci mentre lei la obbligò a mantenerli ricci studiandone anche il look e facendola diventare una star dell’epoca: “Erano piccole, si truccavano molto, venivano vestite come a Drive In, le mandavo a cambiarsi. Ambra avrebbe voluto i capelli lisci, glieli ho fatti tenere ricci. E ho scelto il look: cravatta, kilt e gilet”.
Boncompagni fu accusato di circondarsi di lolite, ma Ghergo sottolinea che non ha mai mancato di rispetto a nessuna ragazza: “Gianni era attratto dall’adolescenza, però mai in maniera laida. Era un pigmalione. Lo so che è difficile difenderlo, ma non ho mai visto una mano fuori posto”.
Il successo di Macao e il flop di Crociera
Con il ritorno in Rai ci furono il grande successo di Macao e il flop clamoroso di Crociera: “Alba in Macao mostrava un vaghissimo narcisismo. Le dissi: “Dovrai essere chic”. Le imposi giacca, pantaloni e coda di cavallo. Questo la torturava. Dopo qualche puntata ebbi pietà. “Dai, a un certo punto ti apri la giacca e sotto sei nuda”. Non posso ancora crederci, lo fece, sotto aveva un body di tulle nero trasparente. Gianni era furibondo”.
Crociera invece durò solo una puntata: “Fu un flop assoluto, però con Gianni si rideva anche delle disgrazie. Durò una sola puntata. Nancy Brilli, che avevamo preso come conduttrice all’ultimo minuto, la guardò con tutta la famiglia Manfredi riunita, era sposata con Luca. Alla fine calò il gelo assoluto. Gli ascolti furono disastrosi. L’indomani mattina chiamai Gianni, rispose assonnato, dormiva fino a mezzogiorno. “Bene! Ricordati che un grande flop vale come un grande successo””.
La collaborazione con Signorini al GF e l’invenzione del titolo Belve
Negli ultimi anni Irene Ghergo è stata tra gli autori del Grande Fratello a fianco di Alfonso Signorini, si devono anche lei le partecipazioni nelle edizioni del reality condotte dall’ex direttore di Chi, di alcune ex ragazze di Non è la Rai. A proposito di quello che è accaduto a Signorini, Ghergo è convinta che non lo meritasse, ma che lui ha esagerato: “Alfonso è un caro amico, un signore colto, un bravissimo conduttore. Non meritava quello che è capitato. Purtroppo sui social è stato un incosciente”.
Infine la rivendicazione del titolo Belve, fu Irene Ghergo a suggerirlo a Francesca Fagnani: “Al telefono con Francesca, le dissi ‘Chiamalo così, fai una cosa diversa ‘”.

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